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Ciao ciao campionato. Il Bologna e il Napoli salutano, anche se a fine partita a sorridere è solo il Bologna, venuto a capo d’una vera e propria impresa: passare in pochi mesi dalla disperazione e dalla paura della retrocessione a un decimo posto nel quale, forse, lo stesso eroe della risalita, Sinisa Mihajlovic, non avrebbe mai creduto. Mesto, invece, l’arrivederci azzurro che forse avevano - e hanno - pensieri solo per quello che sarà. Perché in campo non c’è l’adrenalina, l’attesa, quell’ansia da risultato che presa a piccole dosi può fare pure bene. Ma comunque sia, Bologna-Napoli, partita che nulla può mettere e nulla può togliere alla storia di questo campionato, non è di quegli appuntamenti che fanno addormentare. Nient’affatto. Anzi, ripulita d’ogni malizia e nervosismo, è addirittura divertente. E, bisogna dirlo, almeno in avvio più per merito della squadra di Ancelotti che per quella di Mihajlovic, che però non se ne fa una pena. Anzi, se la gode e come ripensando alla straordinaria rimonta del suo Bologna, alla sua meritata salvezza anticipata e, alla fine, ad un decimo posto che sa di meraviglia.

Intendiamoci, non è che sull’altra panchina Ancelotti si sbracci più di tanto, ma è che il Napoli per venti minuti e passa disegna geometrie con più divertimento. Al tema tattico provato e riprovato in questa coda di stagione -  difesa ben alta, attacco in massa e incursioni dei centrocampisti -, infatti, ognuno degli azzurri ci mette un po’ del suo. Che in genere non è proprio roba da buttare via. Cosicché, con un Napoli così ed un Bologna che finalmente una mossa se la dà, la notte regala anche piccoli piaceri. Magari emozioni no, ma piaceri sì. Cosicché vengono fuori i pregi ed i difetti di tutte e due le squadre. Di più facile lettura quelli napoletani. Insigne e soci sembrano persino irresistibili quando vanno di prima nel lungo e nello stretto, ma, come da brutto e ricorrente vizio, sbagliano poi l’ultimo tiro. Mancano la mira. La misura. Capita a Verdi, a Insigne e a Milik e c’è ancor a una volta troppa differenza tra la qualità delle giocate e la capacità, poi, di fare gol. Infatti, non a caso, nei progetti di Ancelotti c’è anche l’ingaggio d’una punta che abbia più amicizia con il gol.



Ovvio, allora che il Bologna ne approfitti. Che a poco a poco guadagni campo e anche fiducia. E che crei problemi al Napoli soprattutto con i cross. E non fa nulla se dalla bandierina o dai piedi in corsa di Palacio. Per il Napoli l’allarme scatta quando Santander, Lyanco e Orsolini, tutti e tre di testa, o mandano d’un niente fuori o chiamano Karnezis a balzi decisivi, anche se - in verità - non sempre nei tempi e nello stile giusti. Allarme che però il Napoli non “sente”. Non coglie. Non avverte. E la punizione arriva puntuale a niente del riposo. In due minuti (43’ e 45’), infatti, prima Santander (manco a dirlo su cross del solito Palacio) di testa e tutto solo (Luperto fuori tempo e fuori posizione) non manca il bersaglio e poi Dzemaili in contropiede parte da metà campo e chiude la sua corsa con un sinistro che frega Karnezis per la seconda volta. Insomma, un tempo e due partite: mezzo napoletano e mezzo bolognese. Però con il Bologna che capitalizza assai meglio il suo momento e anche i buchi in mezzo al campo che producono i centrocampisti azzurri troppo spesso lunghi e larghi. Logico, allora, che la gente di Bologna celebri Sinisa e gli chieda di restare.

Comunque sia, Napoli sotto di due gol e con l’obbligo di non lasciare di sé un brutto ricordo. Cosa alla quale tiene assai Ghoulam, il quale non s’accontenta d’essere padrone del suo spazio, ma attacca e tira pure.  E (12’) fa un gol che l’arbitro vorrebbe negargli, ma che il Var giudica invece come buono. È il Napoli, stavolta, a darsi da fare. E anche Ancelotti s’agita di più. Tant’è che chiama due cambi contemporaneamente: Mertens e Callejon per Insigne e Verdi, il primo spentosi in fretta e l’altro che invece non s’è acceso mai.

Non v’è dubbio che si sentano e come le assenze (per squalifica) di Allan e Koulibaly, ma il Napoli ricomincia a fare gioco. E pesano e come le presenze di Mertens e Callejon. Infatti è proprio “Ciruzzo” a chiudere facilmente e felicemente (32’) una combinazione di Callejon e Younes. Due a due e risultato giusto? Può darsi. Ma non la pensa così Santander che con merito e fortuna a due minuti dalla fine gira chissà come in porta un tiraccio di Svanberg diretto chissà dove. Meritava di più il Napoli? Probabilmente sì. Ma se tira e non segna e poi prende gol con tanta faciltà in vista della prossima stagione bisogna che un esame di coscienza se lo faccia. Fa festa, invece il Bologna. Il decimo posto è suo. Però non può dimenticare che a lungo per lui questo è stato un anno di paura


IL TABELLINO

Bologna-Napoli: 3-2 (primo tempo 2-0)
 
Marcatori: 43’ p.t. Santander (B), 45’ p.t. Dzemaili (B), 12’ s.t. Ghoulam (N), 32’ s.t. Mertens (N), 43’ Santander (B).
 
Assist: 43’ p.t. Palacio (B), 45’ p.t. Santander (B), 12’ s.t. Ruiz (N), 32’ s.t. Younes (N).
 
Bologna (4-2-3-1): Skorupski; Mbaye, Danilo, Lyanco, Dijks; Dzemaili (38’ s.t. Destro), Pulgar; Soriano (38’ s.t. Svanberg), Orsolini, Palacio (41’ s.t. Krejci); Santander. All. Mihajlovic.
 
Napoli (4-4-2): Karnezis; Malcuit, Luperto, Albiol, Ghoulam; Ruiz, Zielinski, Younes, Verdi (18’ s.t. Callejon); Insigne (18’ s.t. Mertens), Milik. All. Ancelotti.
 
Arbitro: Di Paolo di Avezzano.
 
Ammoniti: 34’ Zielinski (N).