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Le modifiche apportate a Twitter, sia nell’assetto lavorativo che nell’utilizzo del social, da parte del neo proprietario Elon Musk stanno facendo molto discutere nelle ultime settimane. 
L’idea cardine su cui si basa il nuovo corso del social network è quella di aumentare gli incassi attraverso gli abbonamenti e al tempo stesso favorire il “free speech, la libertà di parola tanto cara al capo di Tesla e Space X. Nel nome della suddetta libertà, è stato anche ripristinato nelle ultime ore l’account dell’ex presidente Donald Trump, bloccato da inizio 2021 per aver diffuso ripetutamente notizie false e in seguito all’assalto di Capitol Hill. Il tycoon però, che nel frattempo ha fondato il suo social di nome Truth, per ora non sembra interessato a sbarcare nuovamente sulla piattaforma. 
In ogni caso, il piano di Musk per Twitter rischia di doversi scontrare con Apple e Google. Nei giorni scorsi infatti il boss sudafricano non le ha mandate a dire, lamentandosi in un tweet delle tariffe troppo elevate imposte dai due colossi ai rispettivi App Store iOS e Play Store Android, che oscillano tra il 15 e il 30% delle vendite digitali. Il miliardario ha inoltre invitato l’antitrust del Dipartimento di Giustizia statunitense ad indagare sul comportamento di Apple e Google riguardo le norme dei loro app store. 
Questo mette a rischio il sodalizio tra Twitter e Apple, che dura ormai da più di un decennio. Dal 2011 infatti Apple ha iniziato a usare il suo account su Twitter, e quello del suo amministratore delegato Tim Cook, come fonte principale di comunicazione con il pubblico, integrando inoltre i tweet nel sistema operativo iOS in modo da favorire ulteriormente lo sviluppo e la diffusione del social network all’epoca di proprietà del suo fondatore Jack Dorsey. Dall’altra parte Twitter ha fatto da palcoscenico per i nuovi iPhone, pubblicizzando sulla piattaforma gli eventi di lancio. La situazione però ora si complica, e rischia di cambiare nel futuro prossimo.
Con la riforma di Twitter voluta da Musk infatti, una sostanziosa parte dei proventi degli abbonamenti alla piattaforma andranno ad Apple e Google. Questo perché la normativa dell’azienda di Cupertino impone una tassa del 30% ai contenuti – tra cui gli abbonamenti – acquistati all’interno di un’applicazione su dispositivi iOS. L’imposta scende al 15% nel successivo anno di abbonamento, mentre il resto dell’incasso viene devoluto allo sviluppatore. In questo modo però Twitter perderebbe in un colpo solo una grande fetta di ricavi, che potrebbe risultare addirittura fatale per le casse dell’azienda. 
Una soluzione potrebbe essere quella adottata da Spotify, che offre un prezzo più basso a chi si abbona sul web, non dovendo così pagare la tassa ad Apple. C’è anche l’opzione scelta da Netflix, che dal 2018 ha tolto la possibilità di sottoscrivere abbonamenti tramite Apple. Questa strada appare però meno percorribile, perché andrebbe ad inficiare sulla qualità del servizio di Twitter, che dovrebbe rimodulare parte della sua offerta per far fronte alle stringenti regole di Apple al riguardo. 
Resta da vedere quale sarà la prossima scelta di Musk, in una battaglia a suon di milioni che sembra appena iniziata.
La sapienza

Questo articolo non è frutto della redazione di Calciomercato.com, ma è scritto da uno studente del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Università La Sapienza di Roma, e rientra nella convenzione che Calciomercato.com ha siglato con l'ateneo romano, nello spirito di valorizzazione dei prodotti degli studenti e di facilitazione del loro ingresso nel mondo del lavoro.