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Impossibile, a cent’anni dalla nascita, non ricordare quel genio di Fellini. Impossibile non ricordare “Amarcord” (foto Ansa), quel gruppo di adolescenti nella Rimini del Ventennio, tra nonni, genitori, belle di paese, azzimati playboy, preti che vivevano, ilari e malinconici, il trionfo della provincia. Nell’età del desiderio  non erano santa messa o pallone i riti più praticati. Quello più officiato risultava l’iniziatico  rito della “pugnetta”, con tanto di trepido anatema da parte del confessore, che dopo le domande su bugie e disubbidienze, arrivava al nodo: “Pensieri impuri? Ti sei toccato?” Anni dopo, un mio conoscente, vecchio parroco di Forlì, mi spiegò: “Non è che la Chiesa, i preti, ce l’hanno in particolare con quella roba lì. E’ che se esageri ti ‘prosiuga’, diventi nervoso, distratto... fai tutto male… anche il gioco del pallone.”

Già: sesso e sport non sono mai andati troppo d’accordo. L’idea dell’atleta spompato dall’ape regina di turno, viene da lontano: da Marte disarmato da Venere, dalle maghe che irretiscono i guerrieri rendendoli bestie e arriva fino ai giorni nostri. Sesso, ma cum iudicio, senza esagerazioni si predica ancor oggi. Ora, il luogo comune sul sesso (privato) dei calciatori  sembra essersi affievolito. O meglio è appurato che ci sia davvero qualcosa, prima di una gara, capace di deprimere le prestazioni: i videogiochi. Quando vedono i calciatori attaccati ai loro telefonini per svagarsi, quando li sanno dediti alla Playastation, capaci di sfide entusiasmanti a Fifa, gli allenatori e i tifosi tirano un sospiro di sollievo, come i vecchi parroci. In fondo sono bravi ragazzi. E invece no. Pare proprio che social e videogame peggiorino le loro prestazioni.

L’autorevole “Journal of Sport Scienze” riporta i risultati d’una ricerca condotta da ricercatori brasiliani su 25 professionisti dell’età media di 23 anni. Il protocollo stabiliva tre diversi tipi d’intrattenimento nel prepartita. Il primo tipo prevedeva una mezz’oretta di film, il secondo 30 minuti sui social (Facebook, Instagram…), il terzo sfide alla Playstation. I risultati dicono che rispetto a chi ha guardato il film, gli utenti social hanno sbagliato il7,3% di passaggi in più, gli appassionati di videogame l’8,3%. Sottoposti a test visivi di reattività, i cinefili hanno risposto in tre decimi di secondo, quelli che avevano usato social e videogame in 9.

“E’ probabile - dicono i ricercatori - che l’uso dei videogiochi o dei social riduca l’attività nelle aree della corteccia cervicale frontale, rallentando i processi decisionali e indebolendo la capacità di leggere e interpretare i movimenti degli avversari”. Già: non “prosiuga” di più un videogame d’un appassionato incontro intimo e la Playstation non fa più danni di Venere?