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Lo avevano battezzato Progetto Gandalf, e certamente qualche cassetto ben chiuso a chiave ne custodisce copia. Da lì il documento non rivedrà più la luce, e i quasi vent'anni trascorsi dalla sua presentazione fanno sì che pochi ne conservino memoria. Rimarrà lì, in quel luogo mitologico chiamato "dimenticatoio". Un vero peccato. Perché invece sarebbe d'estremo interesse conoscere tutti i retroscena del passaggio storico che portò alla sua formulazione, e che vide come protagonista un soggetto all'epoca onnipresente e una squadra di uomini da allora redistribuiti in molti dei posti chiave del potere calcistico-finanziario. Quel soggetto si chiamava Media Partners. E gli uomini in questione si chiamano Marco Bogarelli, Andrea Locatelli, Andrea Abodi, Riccardo Silva, e numerosi altri che nel frattempo sono usciti di scena, avvicendati da nuovi arrivi. Stiamo parlando della galassia di personaggi che si erano radunati dentro e intorno a Infront Italia, la mega-macchina del potere calcistico italiano. Dal 2015 Infront Italia è stata acquisita, unitamente alla casa madre che ha sede legale in Svizzera, dai cinesi di Dalian Wanda Group. E un anno dopo il gruppo dei reduci di Media Partners ha salutato la compagnia per andare a cercare nuove avventure. Ma davvero le strade si sono separate? Lecito alimentare più di qualche dubbio. Sia perché i passaggi più recenti dell'asta per i diritti della Serie A 2018-2021 fanno intravedere  riavvicinamenti inattesi, sia perché quando sono in ballo soggetti come questi i bizantinismi sono una prospettiva costante. Per questo è necessario fare un percorso a ritroso, e ricostruire l'origine di questo gruppo di potere unitamente ai passaggi che ne hanno segnato l'affermazione come lobby. E se si parla di passaggi cruciali, il Progetto Gandalf è proprio quello che segna il definitivo riconoscimento di Media Partners come attore potente e influente sul piano continentale. 

Come detto, sono molte le cose che non sappiamo a proposito del Progetto Gandalf. A cominciare dal perché venne scelto il nome del mago che appartiene alle saghe tolkieniane. Però siamo in grado di conoscere alcuni dettagli di quel progetto, accompagnati da una data e da un numero di protocollo. La data è quella del 13 marzo 1999, giorno di pubblicazione dell'Official Journal of European Communities. Il numero di protocollo è il IV/37.400, accompagnato dalla dicitura "Gandalf Project". Il documento, che qui riproduciamo, è di una sola pagina. Eppure contiene una buona quantità d'informazioni su un progetto di Superlega Europea del calcio per club, da organizzarsi al di fuori dell'egida Uefa. Indirizzato alla Commissione Europea, Direzione Generale della Competizione, esso espone sin dal primo capoverso la sostanza delle cose. Informa che in data 3 febbraio 1999 la Commissione Europea ha ricevuto notifica dell'esistenza di "un certo numero di accordi" riguardanti l'istituzione di una  nuova "European Football League". Quest'ultima non è un progetto generico, ma presenta già uno schema abbastanza dettagliato: due competizionoi pan-europee, denominate SuperLeague e ProLeague, alle quali parteciperebbero 132 squadre. E a quel punto viene piazzata la stoccata che è un attacco alla struttura istituzionale europea del calcio, perché si dice che questi 132 club appartengono al territorio europeo "coperto dalle associazioni affiliate all'Uefa". E nel finale del primo capoverso viene precisato che "la competizione" dovrebbe avere una durata di tre anni. 

Questo primo capoverso contiene il senso dell'attacco. Un soggetto privato è pronto a organizzare una superlega europea, strutturata su due competizioni e aperta alla partecipazione di 132 squadre, che però sono affiliate alle federazioni nazionali racchiuse sotto l'ombrello dell'Uefa. Ergo, bisogna mettere in discussione il ruolo dell'Uefa e il suo monopolio nell'organizzazione dell'attività calcistica internazionale sul territorio europeo. Per questo la notifica di avvio attività viene indirizzata alla Direzione Concorrenza, cioè quella che ha il rapporto diretto col commissario europeo, il belga Karel Van Miert. Che per l'Uefa è in quei giorni un flagello di Dio. È stato proprio Van Miert a seguire da vicino il dossier che ha portato al pronunciamento della sentenza Bosman. Cioè l'atto giuridico che ha aperto alla libera circolazione degli atleti professionisti comunitari all'interno dei campionati comunitari, e che soprattutto ha dimostrato l'inesistente capacità strategica dell'Uefa guidata dallo svedese Lennart Johansson. La sentenza Bosman è datata 15 dicembre 1995, dunque poco più di tre anni prima di quella notifica giunta alla Direzione Concorrenza. E meno di un anno prima, alla vigilia dei Mondiali francesi del 1998, Lennart Johansson aveva perso una velleitaria corsa alla presidenza della Fifa. Era stato sconfitto da Joseph Blatter, che conquistava così il suo primo mandato. Un'Uefa così indebolita subisce, in quel marzo del 1999, l'attacco da un soggetto privato forte e pericoloso. Per di più, un soggetto pronto a dialogare col "nemico" Van Miert. Madi che soggetto si tratta? 

Lo si scopre nel seguito del documento. A notificare il progetto è Media Partners International Limited, che a sua volta fa capo a Media Partners Group. Nelle notifica ci sono altri dettagli sul progetto, che si desume sia una macchina già messa a punto e pronta a essere soltanto avviata. Si parla di un accordo già firmato fra i soggetti interessati: da una parte la Parsifal Football Company Limited, che è un'altra controllata di Media Partners Group; dall'altra, un gruppo di 18 club che vengono definiti "fondatori". E a proposito di questi 18 club rimane qualche dubbio sulla loro identità. Evidente il riferimento al G-14, la lobby dei club europei più ricchi e potenti che sono stati impegnati in prima linea con Media Partners nel progetto di Superlega Europea, e che dopo due anni di vita della lobby sono passati da 14 a 18. Va ricordato che i 14 fondatori sono Ajax, Barcellona, Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester United, Marsiglia, Milan, Paris Saint Germain, Porto, PSV Eindhoven e Real Madrid. Successivamente vengono ammessi nella lobby Arsenal, Bayer Leverkusen, Lyon e Valencia. E tuttavia, i tempi non combaciano. L'istituzione del G-14 come gruppo ufficiale avviene nel 2000, e l'ammissione degli altri 4 club risale al 2002. La notifica inviata da Media Partners alla Direzione Concorrenza è del 1999, e dunque il lavoro preparatorio risale almeno al 1998. Che si sia perso per strada qualcuno dei club fondatori? 
Altri interrogativi che rimangono insoluti.
Continuando nell'analisi dei dettagli della comunicazione, viene detto che è stato già stretto un accordo fra Parsifal ed European Football League (EFL) Properties BV, un veicolo creato appositamente per lo sfruttamento del marketing dei club associati. Il paragrafo più corposo è dedicato a illustrare altri dettagli del costituendo torneo: i 18 club fondatori s'impegnano a partecipare per tre anni alla superlega, mentre le altre squadre partecipanti verranno selezionate sulla base dei piazzamenti conseguiti nei campionati nazionali. E qui si  ribadisce l'attacco all'Uefa e alla sua posizione di monopolio come organizzazione ombrello del calcio europeo. Infine, viene specificato che ogni club partecipante alla manifestazione debba firmare un accordo con EFL Properties BV per tutti i diritti che riguardino sfruttamento di brand, nome, marketing e diritti multimediali. A sua volta EPL Properties BV conferisce per tre anni a Parsifal l'incarico di commercializzare quel pacchetto di diritti. 

La comunicazione protocollare della Commissione Europea si chiude con l'invito fatto a "terze parti interessate", affinché sottopongano osservazioni relativamente a questa operazione. Un'evidente sollecitazione all'Uefa. E a quel punto ci s'aspetterebbe lo scatenamento della guerra fra l'Uefa da una parte, e la lobby formata d Media Partners e i 18 club fondatori dall'altra. E invece l'Uefa, giunta nel momento di sua massima debolezza storica e con la prospettiva di un altro intervento del commissario Van Miert, cala le brache. In fretta e furia ridisegna la formula della Champions League, concedendo fino a 4 posti ai club provenienti dalle federazioni più ricche e forti. Cioè quelle a cui appartengono molti dei 18 club fondatori. Questo allargamento viene varato con l'obiettivo d'entrare in vigore immediatamente, cioè a partire dalla stagione 1999-2000. Una cosa mai vista. La Serie A 1998-1999 era partita mettendo in palio 2 posti per la Champions League 1999-2000, e a campionato in corso si scopre che sono disponibili altri due posti, previo passaggio da un turno preliminare. L'improvvisazione al potere. Da quel momento la Superlega è rimasta un progetto che di tanto in tanto viene recuperato per essere agitato come uno spauracchio. E regolarmente, quando ciò avviene, l'Uefa concede qualche privilegio in più alle federazioni europee più importanti, e dunque ai club dell'ex G-14 attraverso le federazioni. E nel frattempo Media Partners, che dopo quel passaggio è diventata soggetto d'assoluto rilievo nell'arena politica del calcio europeo, si è evoluta assumendo forme diverse. Ma prima di vedere cosa sia adesso bisogna insistere su cosa fosse allora. Se ne parlerà nella prossima puntata. 

(1. continua...)