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Nove punti in tre partite, primo posto solitario e tanti buoni motivi per sorridere. Vincere aiuta a vincere e Roberto Mancini (foto inter.it) è partito sicuramente nel migliore dei modi, mettendo alle spalle il brutto precampionato e ritrovando una stabilità che l’ambiente nerazzurro sembrava aver smarrito da tempo. Il fieno abbonda in cascina, elemento che offre sicurezza nei propri mezzi e serenità nel giudizio complessivo. A quest’Inter manca ancora qualcosa, ma la ricerca dell’eccellenza è meno gravosa se la solida impalcatura offre ampie garanzie. 
 
STOP AGLI ESPERIMENTI - È questo il discorso iniziato e portato avanti da Roberto Mancini. Il tecnico jesino, apparentemente confuso nell’approccio iniziale verso la nuova creatura da plasmare, aveva in realtà le idee molto chiare relativamente al futuro. Sapeva esattamente dove mettere le mani. Non a caso le prime tre giornate di campionato hanno raccontato una storia diversa: sono lontani i tempi di Kovacic ed Hernanes esterni di centrocampo o di altri fantasiosi esperimenti largamente rimproverati all’ex City. Ognuno gioca dove può rendere al meglio, fatta eccezione per Ivan Perisic, adattato trequartista nel derby. Una lenta attesa verso l’annunciata rivoluzione. 
 
LA SCORCIATOIA - E come tutte le rivoluzioni, anche questa ha portato ad uno stato di confusione iniziale, che si è tradotto nella mancanza di gioco e di idee, evidenziate nel corso della tournée estiva. Problemi non ancora del tutto risolti, perché anche nel derby i nerazzurri hanno messo in luce alcune lacune da colmare nel più breve tempo possibile. Non si intravedono ancora  meccanismi di squadra e fluidità di manovra, sintomo più evidente del rinnovamento messo in atto dalla società di corso Vittorio Emanuele. Il bel gioco non è e non sarà il primo obiettivo di Roberto Mancini, ma l'allenatore avrà l’obbligo di tarare e far coincidere le idee di almeno 7-8 elementi nuovi all’interno del gruppo. Si punta tutto sulla fisicità, elemento ricercato con dovizia ed insistenza nel corso di questo mercato, perché ritenuto fattore imprescindibile per il nuovo corso targato RM. Centimetri e peso in mezzo al campo, per spostare energicamente i valori, laddove non può arrivare l’intesa. Imponenza fisica e qualità dei singoli prima, spartito recitato a memoria dall’intera orchestra e automatismi poi. Questa l’idea di Roberto Mancini, che con furbizia ha scelto la strada più rapida per giungere alla meta imposta da Erick Thohir, quella Champions League che l’Inter non vede ormai da troppo tempo. 
 
BASI SOLIDE - Una rivoluzione di uomini e di idee di cui probabilmente l’Inter non poteva fare a meno. Scelte insindacabili quelle di Roberto Mancini, che per perseguire il massimo obiettivo ha ritenuto opportuno partire da basi di un certo livello. Il bel gioco arriverà probabilmente col tempo, forse tanto tempo, ma nel frattempo i nerazzurri mostrano che la strada intrapresa è quella giusta. Non mancano fame e cattiveria in buona dose, la giusta formula per intraprendere un cammino molto lungo. 

Pasquale Guarro