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Questione di IC. Non si può parlare di confronto a distanza, visto che i due giocatori in questione occupano posizioni in campo diverse, ma è certamente curioso analizzare l'esito di Inter-Fiorentina attraverso le prestazioni di Ivan Perisic e Nikola Kalinic. Croati tutti e due, entrambi volti nuovi delle rispettive squadre, ma accompagnati al loro arrivo da sensazioni e gradi di entusiasmo diversi. La serata di San Siro lascia in eredità considerazioni e giudizi che tra qualche settimana potranno essere tranquillamente spazzate via dal campo ma che oggi sono assolutamente incontrovertibili: il primo è ancora un corpo estraneo alla squadra, il secondo si sta rivelando il suo valore aggiunto.

PERISIC FUORI RUOLO - La telenovela Perisic ci ha accompagnato per tutta l'estate, col lieto fine arrivato soltanto nelle ultime ore del mercato, con Mancini che riceveva finalmente in dote quell'esterno offensivo che, per la nomea che lo accompagnava e per l'attenzione che gli è stata dedicata, sembrava poter essere il vero valore aggiunto dell'intera campagna acquisti. Sarà che il Wolfsburg dello scorso anno era una macchina molto più collaudata dell'attuale Inter o che si sia esegerato nella celebrazione del giocatore, ma oggi il croato non sta rispondendo alle aspettative. Impiegato spesso fuori ruolo da Mancini, spesso da trequartista o addirittura da quinto a centrocampo con la Fiorentina, i 16 milioni investiti da Thohir hanno prodotto ben poco al momento. Mai un'accelerazione, mai un cross o un'idea per gli attaccanti: del giocatore ammirato in Germania sin qui abbiamo visto il cugino scarso.
In pochi credevano invece che Kalinic fosse un centravanti degno della Fiorentina e della Serie A. L'addio nemmeno troppo rimpianto di Mario Gomez consegnava nelle mani dei dirigenti viola il compito di regalare alla piazza un giocatore di spessore importante, uno che tornasse a bucare le reti avversarie con regolarità. E oggettivamente, visti i trascorsi sia in Premier League che in Ucraina dell'ex Dnipro (dove il ragazzo è andato raramente in doppia cifra), era lecito pensare che ad un reparto con poche certezze (il fragile Rossi e gli acerbi Bernardeschi e Babacar) fosse stato aggiunto un giocatore discreto ma non in grado di fare la differenza. E invece, dopo i primi lampi con Basilea in Europa League e Bologna in campionato e la prova di grande sostanza col Milan, arriva una tripletta (il secondo nella storia del club dopo Vinicio Viani nel lontano 1933) sul campo della capolista del campionato che consacra il talento di Kalinic e ripaga il club viola dei 5,5 milioni di euro spesi per il trascinatore del Dnipro nell'ultima finale di Europa League. Nella notte in cui l'Inter si interroga su dove sia finito il vero Perisic, la Fiorentina scopre e si innamora della rivelazione Kalinic.