Vincere serve sempre, i punti sono benedetti, ma l’Inter contro il Benevento (2-0) doveva fare qualcosa di più. E se segnare due gol di testa (Skriniar e Ranocchia), nel giro di quattro minuti (21’ e 24’), giusto a metà del secondo tempo, entrambi provenienti da calcio da fermo (calcio d’angolo e punizione) è stato chirurgico, del resto della partita poco resterebbe da dire. Ma quel poco riguarda più la brillantezza del Benevento (due occasioni, una per tempo, di Coda) che la voglia di risorgere dell’Inter.

Sia chiaro: chi vince ha quasi sempre ragione. Ma se fosse finita 0-0, con tutto San Siro fischiante, come alla fine del primo tempo, nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo o alla sorpresa. Anzi, a voler essere proprio occhiuti e, dunque, fiscali, il Benevento potrebbe lamentarsi per un calcio di rigore ignorato da Luca Pairetto e, successivamente, negato anche dal Var (Maresca), apparso a molti netto (17’ della ripresa, contatto in area interista tra Cataldi e Ranocchia: il difensore sembra fermo, ma muove un piede nel tentativo di contrastare l’avversario e lo fa cadere). Questo a dimostrazione del fatto che l’assistenza arbitrale non è infallibile, né al di sopra di ogni sospetto. L’arbitro davanti al video può sbagliare almeno quanto quello in campo. A maggior ragione se si è codificato, come da protocollo, che il Var può intervenire a correggere l’arbitro centrale solo in presenza di un grave errore. Cos’è l’errore grave? Dipende. Da che cosa non si sa.
   
Purtroppo per il Benevento, a sbagliare non è stato solo Pairetto, ma anche la sua linea difensiva, formata da più elementi, in occasione dei calci piazzati. Fino a prima della partita gli opposti si specchiavano. L’Inter aveva fatto nove gol di testa, il Benevento di testa ne aveva subito dieci. Su palla inattiva De Zerbi difende a zona, l’Inter attacca in massa (sei o sette uomini). Nel primo caso (gol di Skriniar da calcio d’angolo di Cancelo, palla deviata, sempre di testa, da Vecino) tutti i difendenti sono stati fermi, guardando spiovere il pallone senza occuparsi di attaccarlo. Nel secondo (gol di Ranocchia su punizione dalla trequarti battuta sempre da Cancelo), il capitano dell’Inter si è mosso senza alcuna opposizione all’altezza del secondo palo. Un atteggiamento, quello dei beneventani, troppo statico e passivo. Difendere a zona non vuol dire solo occupare uno spazio, ma muoversi in rapporto alla palla e alla sua traiettoria. Stare fermi significa farsi condannare ad una contabilità pesantissima: 12 gol subiti di testa. 

L’Inter ha cominciato male e finito benino. Sia perché aveva due gol di vantaggio, sia perché Viola è stato espulso a nove minuti dal 90’. Spalletti, per la prima volta in campionato, ha rinunciato a Borja Valero, schierando due mediani (Gagliardini, sempre così così e Vecino, un po’ meglio del solito) e Rafinha dietro ad Eder e con Candreva e Perisic ai lati. Il brasiliano non ha ancora il ritmo-partita e, nel tentativo di cucire il gioco, spesso si è collocato troppo lontano dalla porta. Qualche pallone perso, una certa laboriosità nei movimenti, la necessità di avere sempre e solo palla al piede ne hanno condizionato la manovra e la partita. Quando Spalletti l’ha tolto per fare spazio a Karamoh la sua prova era da 5. Nessuno intende bocciarlo, ma certo ci vuole altra gamba per affrontare la durezza del campionato italiano.
  
Il francese, invece, già beniamino del pubblico “bauscia”, ha subito conquistato l’angolo da cui è scaturito il primo gol. Con il suo ingresso, Spalletti ha spostato Candreva trequartista e, in un paio di giocate, l’ex laziale è piaciuto. Dire che possa giocare lì, come faceva all’inizio della carriera, è forse prematuro, ma in vista del derby (domenica sera) l’Inter ha bisogno di qualche idea per uscire dalla piattezza nella quale per lunga parte del gioco sembra rifugiarsi.
   
Contro il MIlan - è sicuro - rientrerà Icardi (in panchina con il Benevento). Perisic (ancora insufficiente) avrà una settimana in più per guarire dal malanno alla spalla e, magari, per ritrovare il guizzo perduto. I rossoneri saranno reduci dalla semifinale di Coppa Italia a Roma, casa Lazio. Non c’è da essere troppo ottimisti, ma l’Inter ha una strada sola: per arrivare in Champions deve migliorare ad ogni partita. Giocare così, come contro il Benevento, non basta.