E adesso che cosa succederà con Perisic? Tornerà titolare, o sarà retrocesso in panchina, come Ranocchia? Farà finta di niente, o chiederà scusa ai tifosi? E, soprattutto, come reagiranno i tifosi quando sbaglierà un gol o un passaggio per un compagno? Questi soltanto alcuni degli interrogativi che circondano l’immediato futuro del croato, dopo la sua richiesta (respinta) di essere ceduto in questo mercato invernale. 

Ma comunque vada a finire la stagione di Perisic e dell’Inter, si può già dire che in questa vicenda hanno perso tutti, a cominciare dal giocatore che ha alimentato la fama secondo la quale i croati, salvo eccezioni tipo Boban, non sono affidabili, né in campo, né fuori. Sia pure con minori responsabilità, ha perso anche l’Inter che rischia di non poter più contare a livello psicologico, e quindi tecnico, su un giocatore comunque importante nello sprint finale in campionato e in Europa League. 

In attesa di conoscere le risposte del campo e i verdetti finali, emergono due verità ugualmente amare. Perisic ha dimostrato di non essere un professionista, perché un professionista rispetta la maglia, cioè la società che lo paga e i tifosi della sua squadra fino all’ultimo giorno. Con l’aggravante, nel suo caso, che Perisic è alla quarta stagione nell’Inter, nella quale è sempre stato titolare, con tutti gli allenatori che ha avuto, non soltanto con Spalletti. E quindi non poteva covare alcun malessere, comprensibile ma fino a un certo punto soltanto per chi non gioca mai, anche se Ranocchia, che ha perso i gradi di capitano e il posto da titolare, è un esempio opposto di grande professionalità. Evidentemente, però, il dio denaro conta più di qualsiasi valore non strettamente economico.  L’altra verità, sulla quale la società farà bene a riflettere, riguarda il clima all’interno dell’Inter, perché se un titolare come Perisic chiede di andare via, vuol dire che, al di là dell’aspetto economico, non si trova più bene, o peggio non crede nelle qualità della squadra e/o dell’allenatore. Se invece, a prescindere da tutto questo, la corsa a un ingaggio più alto è dovuta alla gelosia per il rinnovo milionario di Icardi, il desiderio di Perisic rischia di essere un campanello d’allarme da non sottovalutare, perché altri potrebbero seguire il suo cattivo esempio. 

A questo punto, quindi, è chiaro che Perisic diventa la classica mina vagante che avrà gli occhi di tutti addosso. E siccome quest’anno non ha più giocato ai livelli delle stagioni scorse e soprattutto del mondiale, in cui è stato un protagonista trascinando la Croazia uno storico secondo posto, difficilmente i tifosi gli perdoneranno la classica giornata storta. Colpevole o vittima, secondo i punti di vista, in ogni caso Spalletti avrà una grana in più da risolvere per cui, mai come stavolta, Marotta dovrà impegnarsi a difendere il tecnico per imporre una disciplina che all’Inter spesso è mancata. Una squadra forte è il frutto di una società forte e Marotta, che conosce le ferree regole di casa Juventus, sicuramente non si lascerà condizionare da nuovi capricci di Perisic. E intanto ha già fatto bene a non cedere alle sue richieste, perché l’Inter ha il dovere di non svendere nessuno. Poi, a fine stagione, si faranno i bilanci. Con una facile previsione: Marotta sarà ancora al suo posto, mentre Perisic e lo stesso Spalletti rimangono due punti interrogativi.