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Puntata numero 236 di un serial infinito. Quello che Gianni Brera battezzò come il “Derby d’Italia” perché nessun altro scontro sportivo era in grado di coinvolgere, per passione e per numero di tifosi, un’intera nazione. La gara di domani avrà una valenza molto precisa e particolare soprattutto per via della presenza di Antonio Conte sulla panchina della squadra nerazzurra alla quale il tecnico ha già saputo conferire un’identità assolutamente differente, in positivo, da quelle mostrate nelle ultime stagioni. Di contro avremo la “regina” degli scudetti guidata da Maurizio Sarri portatore di un’ideologia calcistica quasi completamente diversa da quella predicata dal suo collega e avversario. Un poco, a ruoli ribaltati, come quando la Juventus era allenata da Heriberto Herrera e l’Inter guidata dal mago Helenio. Fare previsioni su come potrà risolversi questo ennesimo incontro-scontro ravvicinato del primo tipo è tremendamente azzardato. Di sicuro le emozioni non mancheranno.

In ogni caso, dovendone parlare alla vigilia, questo Inter-Juventus dovrebbe servire a fare un poco di ordine e anche di giustizia nel mare in tempesta, da venti anni, che ha caratterizzato il contorno scenografico di quella che dagli albori è sempre stata un’occasione popolare per “battersi” sul piano della rivalità accesa e poi si è trasformata in un veicolo di odio e di tifo cattivo. Il confine tra ragione e follia venne superato proprio venti anni fa nel corso di una gara, a San Siro, i cui episodi contrastanti e discutibili trasformarono la tradizionale sfida agonistica in un’autentica guerra ancora oggi in atto. Diciamo, ovviamente, di quel Ronaldo con la maglia nerazzurra sul quale rovinò addosso Iuliano senza che l’arbitro Ceccarini decidesse per il rigore invocato dagli interisti. Non ebbe dubbi, invece, il direttore di gara nel concedere immediatamente dopo un penalty ai bianconeri che peraltro Del Piero sbagliò. Un evento pressoché epocale che si è trascinato fino ai giorni nostri incancrenendosi sempre più. Termini come “giustizia” e “truffa” continuano ad aleggiare su quel ricordo anche se nessuno dei due contendenti potrà mai dire avere ragione, in un senso o nell’altro.

A margine, ma neppure troppo, esiste la figura di uno tra i protagonisti di quel momento storico. Quella di un allenatore il quale scese in campo e affrontò verbalmente Ceccarini manifestandogli in maniera aspra tutto il suo dissenso. Quell’uomo era Gigi Simoni. Una persona educata e mite che, per una volta, aveva perso la testa e che per quella reazione assolutamente umana e comprensibile venne crocifisso mediaticamente come se avesse compiuto il più osceno dei peccati. Simoni e il suo gesto di protesta vennero, nel tempo, usati per legittimare l’esplosione di odio e di rancori che evidentemente covavano sotto la cenere dei Derby d’Italia. Un fardello che il tecnico più pacifico ed educato del calcio non riuscì mai più a scrollarsi di dosso. E questa sì è la vera ingiustizia che fa capo a tutto il tremendismo successivo. Oggi Gigi Simoni è in un letto di ospedale “assente” a tutto ciò che compete il mondo esterno. Non potrà sapere che si giocherà nuovamente la madre di tutte le partite. Nessuno lo può sapere, ma forse lui in grado almeno di sognare e chissà che tra le ombre della sua mente non compaiano anche quelle di quella domenica di passione. Sarebbe magnifico e anche giusto se domani il popolo del Meazza, senza distinzione di bandiera, si ricordasse di lui e gli chiedesse scusa dedicandogli la partita. Il messaggio arriverebbe in quella camera di ospedale e Gigi Simoni lo potrà percepire. Magari non si sveglierà ma almeno sogni colorati. Come merita.

@matattachia