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Bella l’intervista di Giorgia Rossi a Beppe Marotta, visibile sulla piattaforma di Dazn. Le domande ci sono tutte, le risposte un po’ meno. L’ad dell’Inter spiega di Bremer e Dybala, Lukaku e Skriniar. Dice ciò che può, forse anche ciò che vuole. Lascia intendere i limiti economici imposti dalla proprietà, ma non può certo essere lui a dire che la situazione finanziaria dell’Inter è al limite del collasso. Un anno fa era diverso: l’addio di Conte, e che addio, aveva reso pubblica la falla. «I dirigenti sono stati bravi a mettere in sicurezza la società», ha ripetuto più volte Inzaghi durante la stagione. Era la più netta delle verità: nella stagione precedente, il club aveva pagato i tesserati anche con 6 mesi di ritardo.

Nelle settimane successive al campionato perso in volata, invece, l’Inter tutta ha finto che il vento fosse cambiato. Ha comprato, bloccato, inseguito, si è fatta prestare, col risultato che oggi, l’Inter di Inzaghi è più forte dell’Inter di Conte: qualcuno si sente di negarlo? Stessa difesa e stesso attacco, centrocampo più folto e più ricco, due portieri, l’unica spina sul fianco sinistro, dove i dubbi su Gosens sono leciti. E tutto sostanzialmente senza soldi. Applausi.

Da qui al 13 agosto e soprattutto al 1° settembre però qualcosa cambierà: Inzaghi è stato avvertito, pur con l’obiettivo – ribadito da Marotta - «di avere una squadra sempre competitiva». Insomma, l’Inter lavora a vista, col banco bene allestito al calciomercato internazionale. E il primo ad augurarsi che arrivi qualche offerta indecente è sicuramente Zhang, schiacciato dal peso del bilancio.
Marotta le sue operazioni le aveva fatte, non le ha chiuse perché l’Inter (700 milioni di debiti e -100 alla partenza di ogni stagione) non ha potuto permettersele. Per questo nemmeno su Skriniar, l’amministratore delegato ha potuto essere chiaro fino in fondo: se arriva la somma richiesta (Inter e Psg si sono fermati a 60 vs 70, ma ora tutto sembra più tiepido) Skriniar parte anche domani mattina, poi l’Inter penserà al sostituto. Che nei piani originali avrebbe dovuto essere Bremer. Mai l’Inter ha infatti pensato di poter sommare il brasiliano alla difesa della scorsa stagione, esattamente come sapeva che non avrebbe mai avuto Dybala accanto a Lautaro e Lukaku (e considerando che Lukaku è appena arrivato, l’unico che è poteva fare spazio alla Joya era il Toro Martinez).

Nell’intervista a Dazn, Marotta esce dalle beffe Dybala e Bremer con la dialettica di cui è consumato maestro. Però non è necessario abboccare alle sue finte, quando parla di strumentalizzazione del caso Dybala. Vogliamo ricordare Antun e il suo seguito in visita pubblica nella sede dell’Inter, ripresi da telecamere e cellulari? Vogliamo ricordare quando lo stesso Marotta diceva pubblicamente «speriamo che Dybala venga a giocare con noi»? Dove e quale sarebbe la strumentalizzazione?

Con la sua corte datata e insistente, Marotta ha favorito la rottura fra la Joya e la Juventus, salvo poi non poter chiudere il cerchio quando è arrivata l’ora di siglare il contratto promesso. Non perché in rosa c’erano ancora Sanchez e Dzeko, ma perché l’Inter non aveva ancora venduto nessuno di quelli con cui si fa cassa davvero. Un po’ la stessa cosa accaduta con Bremer. Che l’Inter avesse un accordo col brasiliano, nonché la sua parola, si capisce anche da dove la Juventus ha dovuto portare l’asticella della sua offerta al giocatore: 6 milioni netti per spazzare dal tavolo ogni ipotesi nerazzurra (ferma a 3,5). Chi avrebbe potuto dire di no?
@GianniVisnadi