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  • Inter, lo Scudetto ha due volti: quelli di Inzaghi e Lautaro

    Inter, lo Scudetto ha due volti: quelli di Inzaghi e Lautaro

    • Renato Maisani
      Renato Maisani

    Premessa doverosa, a scanso di equivoci: la splendida cavalcata dell'Inter è frutto dell'ottimo lavoro di tutte le componenti, del mercato condotto dalla dirigenza e dal contributo offerto da tantissimi - praticamente tutti - protagonisti, in campo e fuori. Calhanoglu è stato a tratti determinante, Acerbi e Bastoni costanti, Thuram decisivo nel momento del bisogno, Frattesi provvidenziale, Sommer attento, Barella coriaceo... (vi rimando al Pagellone di Pasquale Guarro per i dettagli).

    Tuttavia, lo Scudetto 2024 conquistato a mani basse dall'Inter ha due volti: quello di mister Simone Inzaghi e quello di Lautaro Martinez. Sembrerebbe banale, scontato, ma in realtà non lo è poi così tanto.

    Simone Inzaghi è stato per anni un allenatore non apprezzato abbastanza: la sua Lazio giocava bene, portava a casa coppe, non sfigurava nei derby e tirava fuori il meglio dai suoi protagonisti, talvolta inaspettati. All'Inter, al netto del suicidio sportivo del 2022, ha fatto se possibile anche meglio: la sua squadra ha offerto sempre un buon calcio pur mantenendo sempre un'attenta tenuta difensiva e senza mai ostinarsi in cervellotiche strategie tattiche mirate a raccogliere gli elogi dei tanti opinionisti ormai pronti a bollare un tecnico come "fenomeno" soltanto se in grado di estremizzare determinati concetti tattici.


    Inzaghi non si è snaturato, ha saputo adattare il suo calcio a quello ereditato da Antonio Conte e, proprio quando sembrava che il "ciclo" Inter fosse finito, lo ha rivitalizzato portando i nerazzurri a un passo dalla conquista di una Champions League storica. E, a suo modo, seppur probabilmente con l'organico meglio attrezzato del campionato, il traguardo storico lo ha raggiunto lo stesso, portando a casa la seconda stella e riuscendoci prima dei 'cugini' rossoneri.

    Poi, però, c'è Lautaro. Senza di lui, possiamo dirlo senza alcun tema di smentita, la stagione dei nerazzurri non sarebbe stata per niente la stessa. Cinque goal nelle prime tre giornate, giusto per far capire subito le proprie intenzioni. 16 complessivi nel girone d'andata, su 17 gare disputate.

    E, soprattutto, un momento che sintetizza perfettamente l'impatto del 'Toro' sullo Scudetto dell'Inter. È il 30 settembre, un sabato sera. il Milan si è appena sbarazzato della Lazio e all'Inter tocca rispondere sul campo di una Salernitana, non ancora "disperata" ma già in difficoltà. Pochi giorni dopo, a San Siro, arriverà il Benfica e Simone Inzaghi vara un mini-turnover che coinvolge anche Lautaro. Il punteggio non si sblocca e al minuto 55 Inzaghi decide che è il momento di mandare in campo Lautaro che, senza farsi pregare, non solo sblocca la partita ma decide di strafare rifilando 4 goal in 27 minuti al povero Ochoa. Di destro, di sinistro, su rigore. Senza fare differenza. E sì, magari non è successo contro la compagine più attrezzata del campionato, ma quella partita è lo spartiacque della stagione e consegna un verdetto: l'Inter dispone del giocatore più decisivo del campionato e sarà lui a trascinarla allo Scudetto. Detto, fatto.

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