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La decide sempre lui, anche quando è distrutto, bloccato dalla fatica e dalle scorie delle precedenti battaglie in cui ha speso tutto. Lukaku è il leader, il punto di riferimento per l’Inter di Antonio Conte, che sul gigante belga si appoggia quasi sistematicamente, come fosse lo sfocio naturale di ogni azione. La giusta conclusione di una trama che in lui conosce sempre il lieto fine. Lukaku è cresciuto, è diventato più forte, più sicuro dei propri mezzi e più padrone del proprio fisico. A riconoscerlo è Antonio Conte, che per anni lo ha rincorso, fino ad averlo in questa sua esperienza nerazzurra.

LE PAROLE DI CONTE - “Lukaku non è più il calciatore dell’anno scorso anno, è un giocatore diverso. L’ho sempre voluto e richiesto a gran voce, volevo allenarlo. Dicevo di lui che era un diamante grezzo, ma adesso è migliorato anche nella gestione del pallone e nell’ultimo passaggio. E poi segna sempre, che per un attaccante è una cosa importante”.
NUMERI IMPIETOSI - Le parole di Antonio Conte certificano l’avvenuta maturazione del centravanti ex United. Ma a conferma di tutto ciò ci sono anche i numeri di Lukaku, impietosi: 41 gol in 57 partite con la maglia dell’Inter. Meglio di Ronaldo, Vieri, Adriano, Eto’o e Milito. Leggende. La media di 0.71 gol a partita. Una macchina da guerra, un cecchino che sente e centra la porta anche quando il sudore bagna i suoi occhi e la fatica frena le sue gambe. All’Inter manca un vice Lukaku da oltre un anno, per questo il centravanti belga le gioca tutte e non esce mai dal campo. Usurante per tutti, non per lui. Lunga vita al bomber.