Tradita da Icardi e da Cancelo, i due giocatori migliori della stagione, l’Inter si deve inchinare al Sassuolo (1-2) e ora può solo sperare che la Lazio perda o pareggi a Crotone. In entrambi i casi, vincendo poi a Roma, i nerazzurri potrebbero ancor agguantare l’ultimo posto Champions. Ma sarà dura, anzi durissima e, in fondo, non sarebbe neppure giusto. La Lazio, vincitrice della Supercoppa italiana, estromessa ai quarti di Europa League e in semifinale di Coppa Italia, ha fatto di più e meglio. Non fosse stata oggetto di una serie di errori arbitrali e di capziosi interventi (o mancati interventi) del Var sarebbe potuta arrivare prima della Roma, anziché penare fino all’ultimo tra infortuni e fatica.

L’Inter, nonostante una straordinaria prima fase di campionato, è ancora una squadra immatura. Spalletti ci ha lavorato tanto, ma il risultato finale è modesto. Per ora parliamo del quinto posto, quello che qualifica direttamente all’Europa League, ma esclude dalla Champions. Se non lo vogliamo chiamare fallimento, si deve almeno dichiarare che l’obiettivo è stato mancato. La società ha tante colpe, a cominciare da un mercato asfittico per arrivare alle promesse vane di potenziamento della rosa. Ma perdere sei punti su sei con il Sassuolo significa essere una squadra mediocre. Non importa se si rimane quasi imbattuti con le grandi (solo la Juve è riuscita a superare l’Inter) se poi si sperperano occasioni contro le medie e, soprattutto, contro le piccole squadre. Possibile che quella con il Sassuolo sia stata anche una serata sfortunata (Icardi ha sbagliato tre gol giganteschi, Consigli ha parato quasi tutto), però ci sono problemi strutturali in una squadra che si lacera alle prime difficoltà e si fa sovrastare dalle pressioni quando la vittoria è necessaria. Spalletti ha fatto molto. Dall’identità tattica alla crescita di elementi fondamentali, come Rafinha, al reperimento di un ruolo nevralgico per Brozovic. Tuttavia l’Inter gli è scappata di mano ogni volta che si imponeva il salto di qualità o di continuità. Non può essere solo un problema di altri, l’allenatore è artefice dei cambiamenti e dei miglioramenti. Però, se ci sono regressioni, non può dichiararsi estraneo. E’ la logica a sostenerlo, prima della regola.

Contro il Sassuolo ha sbagliato Icardi (e Cancelo è stato tra i peggiori), però non è stata nemmeno una grande idea quella di Spalletti di passare alla difesa a tre dopo 35 minuti perché la squadra era sotto di un gol (Politano, con punizione sotto la barriera, al 25’). Ben lungi dal presidiare con cinque uomini gli attacchi del Sassuolo (sarebbe stato folle), i tre difensori interisti (Ranocchia, Skriniar e D’Ambrosio con quest’ultimo spesso fuori posizione) si sono visti costretti all’uno contro uno di fronte ai velocissimi Politano e Berardi che, per di più, partivano spesso da lontano senza dare riferimenti. L’Inter è stata lenta e prevedibile per la prima mezz’ora, accettabile fino al 40’, molto generosa  negli ultimi cinque minuti del primo tempo e per l’intera ripresa. Certo, la variante al cross alto (spesso opera di Candreva e, purtroppo, di un ottuso Cancelo) era quella del cross a mezza altezza di Perisic. Acerbi e Lemos hanno preso e respinto tutti i palloni aerei, Adjapong ha fatto uno straordinario lavoro difensivo.
L’Inter ha provato anche con il tiro da lontano (nell’ordine: Brozovic, Rafinha, Candreva nel primo tempo; Rafinha nella ripresa), fino a quando è entrato Eder (dal 26’ per Vecino) che ha portato due volte il pallone dentro l’area di porta. Niente. Sulla strada di chi ha concluso - da vicino e da lontano - c’è sempre stato Consigli, prodigioso su Icardi nel primo tempo (44’) e nel secondo (25’). Come era prevedibile, il Sassuolo ha trovato il raddoppio in contropiede con Berardi, dopo una palla allungata di testa da Babacar (dentro al posto di Politano). Nella circostanza ha sbagliato anche Skriniar, uscito in ritardo per opporsi al tiratore. L’Inter, che ha accorciato al 34’ con Rafinha su intelligente appoggio di Perisic, avrebbe meritato il pareggio. Anche se, classifica alla mano, sarebbe cambiato pochissimo. Tutto resta nelle mani e nei piedi dei calciatori del Crotone, guidato da Zenga, che vuole salvarsi. La Lazio è a pezzi, ma l’impresa del Sassuolo, già salvo e secondo alcuni soloni destinato alla goleada, potrebbe averla resuscitata.

@gia_pad