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Le scelte forzate e più subite che condivise su un mercato necessariamente al risparmio non rappresentano l'unico vero motivo di scontro latente tra Antonio Conte e l'Inter. Tante sono le incognite dietro a un andamento altalenante nella prima parte di stagione, che in certi casi si trasformano in veri e propri paradossi: come la situazione di Ivan Perisic, tornato in nerazzurro contro pronostico dopo la discreta parentesi al Bayern Monaco e inaspettatamente diventato uno dei giocatori più utilizzati nelle rotazioni del tecnico nerazzurro.
 
 

INADATTO - Quello stesso allenatore che, soltanto un anno e mezzo fa, lo giudicava inadatto per la propria idea di calcio dopo il precampionato - inconsistente da quinto di centrocampo e inefficace pure da seconda punta - tanto da forzarne la cessione in prestito alla pari di Icardi e Nainggolan. La crisi economica generata dal Covid ha soltanto rafforzato la decisione del Bayern, con cui Perisic ha vinto tutto giocando un totale di 35 partite, di non riscattarlo per i 20 milioni di euro pattuiti nell'estate 2019. Soldi che avrebbero fatto enormemente comodo alle disastrate casse interiste e che avrebbero consentito a Marotta e Ausilio di arrivare a un esterno mancino più affine al suo credo calcistico. Un problema risolto solo parzialmente con l'ingaggio di un usato sicuro come Young e che quest'anno si è puntualmente ripresentato, costringendo Conte a fare nuovamente di necessità virtù.
 
 

SENZA RUOLO - Ripescando quel Perisic che, a dispetto delle considerazioni di cui sopra, ha giocato 9 gare da titolare su 17 in campionato e 2 su 6 in Champions League. Il bottino di 2 reti (da attaccante) a 3 assist non racconta un contesto di complessiva difficoltà nell'interpretare un ruolo preciso e determinante in un sistema tattico che Conte ha mantenuto invariato - il 3-5-2 - dopo aver preso atto dell'impossibilità di trovare il modo di valorizzare le caratteristiche di un trequartista come Eriksen. Soprattutto nelle ultime settimane, Perisic non ha lasciato tracce di sè quando è partito dal primo minuto - finendo per essere sostituito all'intervallo sia a Cagliari che con la Sampdoria in situazioni di svantaggio - e ha inciso poco o nulla a gara in corso, come l'ultima gara contro la Roma ha recentemente dimostrato. Uno dei tanti equivoci figli di una stagione strana in casa Inter, nata all'insegna più del compromesso che  della condivisione.