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In 3 giorni il mondo dell’Inter si è rovesciato completamente. Si è passati dall’euforia per le 8 vittorie consecutive alla depressione per aver ottenuto un solo punto nelle 2 trasferte di Genova e Roma. La cosa sconsolante è che la squadra di Conte queste due partite le poteva vincere. Contro la Sampdoria è stato il festival dello spreco e delle distrazioni che hanno trasformato la probabile e pronosticabile vittoria in una sconfitta tanto evitabile quanto amara. La sconfitta contro la Roma invece è stata un vero suicidio tattico accompagnato da un atteggiamento incomprensibile della squadra intera e del suo allenatore.

La Roma, dopo il meraviglioso 2-1 di Hakimi, era alle corde, l’Inter trovava spazi in campo aperto che prima la squadra di Fonseca non concedeva, avendo così la possibilità si sfruttare la boa di Lukaku per far salire i compagni fino all’area di rigore avversaria. Ma dall’errore sottoporta di Vidal gli ultimi 20 minuti nerazzurri sono stati quanto di più inspiegabile ci sia. Invece che tenere il possesso palla e sfruttare la fisicità di Lukaku e la corsa di Hakimi l’Inter si è abbassata fino al limite della propria area di rigore concedendo il possesso e l’intero pallino del gioco alla Roma. Un servizio su un piatto d’argento per Fonseca che ha visto in un colpo solo mille possibilità. I suoi si sono stancati meno, non hanno più dovuto rincorrere ma solo costruire e buttare palloni nell’area avversaria, nel frattempo le energie dell’Inter calavano mentre il vigore e la fiducia dei romanisti si innalzava sempre di più azione dopo azione. 

Il pareggio arriva da un calcio d’angolo che non c’è (Mancini che tira su Handanovic è in netto fuorigioco) ma il gol per la Roma poteva arrivare ancora prima tante sono state le possibilità concesse dalla fase difensiva dell’Inter agli attaccanti giallorossi. Un punto in due partite che allontanano Conte dalla vetta e avvicinano le avversarie di sempre. La sensazione è che questa squadra abbia molte possibilità di fare bene ma nel momento clou manca di qualcosa. La mia impressione è che manchi fiducia nei propri mezzi, autostima in quello che si fa e non ci sia quell’affiatamento di squadra che serve nei momenti decisivi di una partita. Ormai la questione si pone da troppo tempo e non può più essere considerata un caso. Quando arriva il momento decisivo l’Inter si squaglia. 
Limitiamoci ad esaminare i casi più recenti senza tornare troppo indietro nel tempo. La finale di Europa League dopo l’1-0 di Lukaku è gestita male, troppo nervosismo e poca lucidità, a Bergamo si inizia bene poi si cala ci si fa raggiungere e quasi si perde, stesso discorso a Roma contro la Lazio, il derby (con mille attenuanti) lo si gioca male concedendo un rigore gratuito e un gol nei primi 20 minuti fino ad arrivare a ieri dove sul 2-1 per stessa ammissione di Conte si arriva ad avere il “braccino” del tennista. Questa cosa per me è ingiustificabile per una squadra che vuole vincere un campionato. Come si può avere il “braccino”, la paura di vincere a Roma alla 17^ di campionato? Non è possibile e non è giustificabile.

Una squadra che crede in se stessa e che ha fiducia nei propri mezzi deve avere la rabbia di chiudere la partita, deve avere voglia di mettere KO l’avversario non può avere PAURA di vincere. Ma scherziamo? Contro la Juve sarà l’ennesima possibilità che l’Inter avrà per cambiare rotta, per far vedere a tutti e soprattutto dimostrare a se stessa che il carattere contro le grandi c’è e che fino ad ora è stato solo nascosto. Sbagliare ancora potrebbe suonare per l’Inter come una sentenza negativa sulle ambizioni di vittoria finale.