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“Lo dico oggi davanti alle telecamere: questo sarà un giocatore importante per l’Italia”. L’allenatore catalano Fernando José de Argila Irurita non si accontenta della profezia appena pronunciata negli studi di ‘C piace’. Va oltre, sembra ispirato: “Perché è un talento naturale. Questo è Iniesta. Io mi ricordo Iniesta a 16 anni, Xavi a 16 anni. Questo è più forte”. Il conduttore di ‘C piace’ gli concede una piccola pausa, poi tra l’incredulo e il divertito riattacca, vuole essere sicuro di aver sentito bene: “Addirittura? Sensi alla sua età è meglio di Xavi e Iniesta?”. “Bravo”. Ed è sulla risposta convinta di de Argila che si chiude la video-chicca che potete trovare tranquillamente su YouTube. La trasmissione andò in onda nel 2013, qualche mese prima dell’esonero del tecnico spagnolo. Non ridete, dai.
Sensi lo seguì a San Marino dalla Primavera del Cesena in quanto Bisoli, in prima squadra, non lo riteneva ancora pronto per la B. Il primo anno tra gli adulti lo trascorse perciò in Lega Pro, lanciato con la dieci (mezzala nel 4-3-3) dal suo grande estimatore. De Argila all’epoca era evidentemente un allenatore innamorato. Uno spagnolo in Italia che incontra il più spagnolo dei centrocampisti italiani. Gli diede persino la fascia.

Oggi che Inter e Sassuolo hanno raggiunto l’intesa sul giocatore, quei paragoni lontani - è chiaro - suonano ancora un tantino eccessivi. Ma la profezia no. Sensi sta diventando davvero “un giocatore importante per il calcio italiano”. Non ridete dunque di Fernando José de Argila Irurita, perché forse non era soltanto innamorato, forse era un visionario.   
 
DE ZERBI: L’ANNO DELLA SINTESI - Sensi ha vissuto con De Zerbi la sua stagione migliore in Serie A. È cresciuto tanto. Innanzitutto perché non si è infortunato come nei due anni precedenti. Con Di Francesco aveva saltato ben 10 giornate per problemi fisici, mentre con Bucchi e (poi) Iachini poco meno, 9 in tutto. Quest’anno invece ha perso solo le ultime due per una frattura alla mano. Un fatto da sottolineare. Minutaggio e presenze sono aumentati di conseguenza; Sensi ha concluso questa stagione con 28 gettoni (23 volte titolare) e un totale di 1978’ giocati, a differenza delle 16  presenze con Di Fra e delle 17 del secondo anno (rispettivamente 1172’ e 1037’). E se non ha segnato di più (2 gol, come nel campionato 17/18), è riuscito ad alzare a 4 il numero di assist (record personale raggiunto nell’anno di B, nel Cesena di Massimo Drago). Ma Antonio Conte non ha certo voluto Stefano Sensi per questi numerini. Nell’anno con De Zerbi una cosa abbiamo capito. Che a centrocampo Sensi può giocare ovunque. Perché ovunque è dominante nel palleggio. Persino sulla trequarti di un 3-4-1-2.



È come se De Zerbi ci avesse mostrato tutte le possibilità di espressione del ragazzo. Mezzala sinistra, regista basso, mezzala destra, trequartista: lo abbiamo visto da ogni lato, apprezzandone di volta in volta le sfumature diverse. Con Di Francesco faceva meglio la mezzala (gli interisti si  ricorderanno la doppietta di Iemmello a San Siro), con Iachini il mediano. Nell’anno appena trascorso invece non si può dire, perché ha raggiunto una comprensione del gioco tale da riuscire convincente in ogni posizione del centrocampo. Merito indubbiamente anche del contesto spagnoleggiante creato dal nuovo allenatore. Ora però sta a Conte scegliere in quale ruolo dovrà tornare a specializzarsi, se da mezzala tecnica o play basso nel 3-5-2.
 
DA CONTE - Un suo impiego “alla Pirlo” con conseguente avanzamento di Brozovic (mezzala) provocherebbe un cambiamento forse troppo brusco, in termini di equilibrio. Inoltre toglierebbe dalla cabina di regia dell’Inter quello che, numeri alla mano, risulta essere il miglior centrocampista centrale dell’ultimo campionato. Ma Conte potrebbe farci riscoprire il Brozovic incompiuto, portando a maturazione la mezzala di inserimento che avevamo intravisto nelle prime stagioni. Sensi allora tornerebbe utile da play basso per non perdere il dominio sull’avversario. Magari, anche per raffinare un pochino la regia, rendendola più verticale e meno prevedibile.  L’altra opzione è che Brozo rimanga lì dove Spalletti l’ha messo e Sensi vada a fare la mezzala tecnica (più di raccordo che di inserimento). Un aiuto di lusso in impostazione, un secondo cervello a centrocampo. Una specie di doppio regista mascherato. Non è da escludere.   
 
PIÙ XAVI CHE PIRLO – A questo punto però dobbiamo tornare a Xavi e Iniesta. Intendiamoci bene: Sensi attualmente non è forte come Xavi e Iniesta, e forse non arriverà mai ai loro livelli, con buona pace di Fernando de Argila. Tuttavia Sensi sembra uscito dalla Masia. Paradossalmente è più fuorviante l’accostamento a Pirlo. Del resto il modello del 23enne di Urbino è Xavi, non il fuoriclasse italiano. Tutto parte probabilmente dalle caratteristiche fisiche. Una sorta di rispecchiamento a distanza. Sensi (1,68 m) infatti condivide coi piccoletti spagnoli l’altezza (Xavi è 1,69, Iniesta 1,71 mentre Pirlo è 1,77). Può sembrare una sciocchezza, ma a volte il processo di identificazione parte proprio da un dato così banale. Da lì inizia lo stile, da un aspetto materiale. Ciò che tuttavia accomuna di più Sensi agli spagnoli è la velocità, l’agilità nello stretto, la reattività, l’aggressività. Tutto ciò che appariva chiaro non appena l’Italia di Pirlo incontrava la Spagna di Xavi. Il passo dei due centrocampisti era differente, le frequenze. Sensi insomma appartiene a quella tipologia là, è il più spagnolo degli italiani. Sa che per sopravvivere in un mondo di giganti la tecnica, anche se sopraffina, non basta più nel calcio moderno. “Sensi con la palla fa ciò che vuole”, ha detto De Zerbi (destro e sinistro, aggiungo io), ma il motivo per cui nel finale di stagione l’ha spostato sulla trequarti è stato un altro: “Volevamo migliorare la fase di non possesso. Avere un trequartista e due punte ci ha aiutato”. Ed ecco come è nato ad esempio il gol di Udine, con un pressing individuale al termine del quale Sensi ha intercettato palla e si è lanciato oltre la difesa avversaria. Chi bene imposta, se il fisico glielo permette, è anche in grado di decostruire bene.  
 


Anche il primo gol di Iemmello a San Siro nel 2017 venne da una pressione simile di Sensi sul difensore in uscita, se ricordate. 



Insomma, non è una rarità vedergli recuperare palloni del genere. Sensi quest’anno ha collezionato ben 32 intercetti, ha vinto il 56% dei contrasti. Prendete Pjanic a confronto: il bosniaco ha fatto 36 intercetti, ma ha il 48,8% di successo nei contrasti. 
 
LA MOSSA - Agli interisti dico di far caso inoltre alla seguente mossa, che è tipica di Sensi. Oltre all’arma dell’intercetto, che denota sempre intelligenza, Sensi ne usa un’altra più brutale per recuperare palla. 



Ti salta letteralmente addosso. Grazie alla rapidità e alla forza delle gambe è in grado di aggirare in un attimo l’avversario che sta tentando di proteggere palla. 



Tende in questi casi ad arpionare il pallone e il giocatore da dietro mettendo in atto quasi una tecnica di proiezione da judoka. Le gambe sono corte ma ci arriva sempre non si sa come. 



Altri dati a conferma di quanto vado dicendo? Al termine di Lazio-Sassuolo di quest’anno (2-2) è stato il migliore per palloni recuperati (8), per chilometri percorsi (11,631) e per percentuale di passaggi riusciti (89%).
 
LA FURBIZIA – Poi è furbo. Al di là della visione di gioco squisita, è furbo nella gestione e nella protezione della palla. Anche in situazioni pericolose come questa qui sotto. Milan-Sassuolo (altra miglior performance chilometrica, ancora il giocatore con più passaggi riusciti). 



Lirola lo serve al limite dell’area, Kessié e Bakayoko stringono la morsa del contropressing. Lui stranamente lascia scorrere il pallone verso il traffico. Se le cerca. Ha intenzione di associarsi a Locatelli forse, o per lo meno così fa credere a Bakayoko. Infatti lo semina con un tocco d’esterno. Il problema ora è Kessié che sopraggiunge da dietro.  
 


Niente panico anche se è grosso e cattivo. Basta mettere davanti al pallone il corpicino. Ecco a cosa gli serve la rapidità. A non perdere quei palloni sanguinosi che, seppur raramente, perdeva Pirlo. 



MAESTRO NEL GIOCO CORTO – Il resto più o meno lo conoscono tutti, basta averlo visto giocare una o due volte. In fase di palleggio è semplicemente uno dei migliori nel panorama italiano. Stando alle statistiche riportate sul sito del Sassuolo ha eseguito un totale di 1347 passaggi, di cui soltanto l’8% sono lunghi. Una media di 61,29 a partita col 90% di precisione. Pjanic per dire ha il 92,1% su un totale di 1938 (76,2 passaggi a partita). 



Velocità di pensiero, giocate di prima, occhi che vedono e sentono tutto: Sensi. E alla base del suo gioco, lo smarcamento perpetuo stile Barça. “Yo no credo nel modulo”, disse un’altra volta Fernando José de Argila Irurita.