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La sosta calma le acque, ma fino a un certo punto. L’infortunio di Brozovic arriva nel momento peggiore della storia di Inzaghi all’Inter, basta una scelta azzardata per eccesso o per difetto, che tutto precipita e si riapre lo psicodramma. Anzi, peggio. Questo non va dimenticato alla vigilia di Inter-Roma, mentre i tifosi interisti invocano come sostituto ‘naturale’ un giocatore di 20 anni che il tecnico nerazzurro non sembra godere più di tanto: Asllani. È una funzione chiave, quella, una questione di tempi e di filtri più che di tecnica in sé. Penso che Inzaghi avrà dei dubbi fino all’ultimo minuto, non è così scontato l’impiego dell’albanese. E ci saranno bene dei motivi se ha giocato soltanto 30 minuti in sette giornate. Il punto infatti è proprio questo, da che parte interpretare il mistero del vice Brozovic accantonato. Ha ragione il partito degli scandalizzati impazienti o la lobby dei procrastinatori incalliti? E quali sarebbero poi le alternative concrete ad Asllani contro la Roma, visti i precedenti senza Brozovic e le condizioni attuali dei compagni di reparto? Solo forzature. Ne ho contate 4, le affronteremo una per una. Prima però riflettiamo sul mistero.  

MISTERO ASLLANI: PERCHÉ GIOCA COSÌ POCO? - La risposta lapalissiana è perché normalmente c’è Brozovic. E Brozo non è uno da turnover. Già questo fa capire la difficoltà, sul mercato, di trovare un vice di qualità. Chi va all’Inter per fare tutta quella panca? Ecco allora che devi fare la scommessa, puntare sulla giovane rivelazione e sperare che vada bene. Ci sta. Ma anche qui, Asllani evidentemente non è il nuovo Bennacer. Lontani chilometri. E poi c’è una questione che viene tanto trascurata. Quando si pone l’accento sui 30 minutini, si dimentica che Asllani è stato testato parecchio nel precampionato. Inzaghi, giustamente, non deve fare il titolone dopo il gol dell’albanese piuttosto fortuito contro il Monaco. A Inzaghi interessano altre cose. Che scelte fa il suo vertice basso, come fa girare la squadra, se aggiunge particolari rispetto al gioco di Brozovic che non rientrano nelle necessità del sistema. E quanto dei difetti legittimi che il giocatore inevitabilmente si porta dietro può essere assorbito dal gruppo senza generare danni eccessivi. Insomma, la regia di Asllani nel precampionato è stata così buona? Per Inzaghi evidentemente non abbastanza, altro che calcio d’agosto! Le valutazioni cominciano lì. Ad esempio nella stessa partita col Monaco (quella dei titoloni su Asllani), uno potrebbe sottolineare invece questa frenesia nella gestione della palla.



L’albanese la riceve da Gosens arrivando dal centro e prova subito a verticalizzare col mancino per l’incontro di Lautaro. Ricordo che Asllani viene dal 4-3-1-2 di Andreazzoli, quindi nell’Inter generalmente trova una linea di passaggio in meno per vie centrali. Comunque: sbaglia, intercetto, tenta di rimediare subito ma perde il contrasto, e così si apre una transizione super sanguinosa con le tipiche mezzali di Inzaghi altissime tagliate fuori. Nell’Inter non puoi sbagliare passaggio e riaggressione nello stesso frangente, se giochi in quel ruolo. 



Esempio contrario alla frenesia appena analizzata, il seguente indugio contro il Lens. Cos’è la visione di gioco? Non è solo il lancio di cinquanta metri, fondamentale tra l’altro di cui Asllani mi sembra abusare talvolta (e non sempre con efficacia). Dicevo, visione di gioco è consentire alla squadra di avanzare nel minor tempo possibile. Magari sfruttando le debolezze strutturali o provvisorie del sistema avversario. Qui c’è un giocatore del Lens a centrocampo che si sta allacciando una scarpa.



La mezzala Mkhitaryan ha spazio, perché non servirlo? Perché questa conduzione verso il centro che ignora la superiorità numerica dei nerazzurri sul lato sinistro?



C’è modo e modo di andare a spasso col pallone. Lo fa anche Brozovic, e più di altri registi per esempio, ma poi bisogna vedere di volta in volta a cosa serve, che effetti provoca. In questo caso particolare di Asllani contro il Lens, non c’è una palla persa, ma è comunque una conduzione vuota di contenuti che, terminando pure con uno scarico, rallenta oltremodo e annacqua la manovra.

Questo per bilanciare solo un pochettino gli entusiasmi iniziali sul giocatore e magari provare a capire la posizione impopolare di Inzaghi, non certo per concludere che il ragazzo è uno scarpone sulla base di due situazioncine analizzate. Figuriamoci. Asllani ha fatto vedere e farà vedere ancora tante cose buone, e probabilmente già da sabato. 

FORZATURA BARELLA - Veniamo tuttavia alle ‘4 forzature’ che inevitabilmente si prospettano come opzioni alternative, nel caso Inzaghi proprio non si fidi del nuovo acquisto albanese. Basta riprendere in mano i precedenti senza Brozo della scorsa stagione e provare a ripensarli. Furono tre le assenze del croato: Inter-Sassuolo, Torino-Inter e Inter-Fiorentina. Inzaghi fece tre scelte diverse, un po’ in base all’avversario, un po’ perché scontento delle prove dei singoli. Dapprima scelse Barella contro il Sassuolo. Nicolò lo aveva già fatto a Cagliari e con Conte. Non andò benissimo quel giorno, ma questo non significa che non possa interpretare quel ruolo ancora oggi a modo suo.



Chiaramente l’Inter è più quello che perde nel gioco offensivo, bloccando Barella, che quello che guadagna in costruzione o filtro. È il compromesso giusto per affrontare questa particolare emergenza?  


FORZATURA GAGLIA - Contro il Torino di Juric, squadra che richiede sempre una contrapposizione specifica, giocò Vecino al posto di Brozovic. Oggi che l’uruguaiano non c’è più, la forzatura più fisica e conservatrice, la carta più simile a Vecino sarebbe Gagliardini. Questo anche per tenere Barella nel suo habitat del centrodestra. 



Ma la Roma in ogni caso non è il Torino, e avere un non regista davanti alla difesa potrebbe rivelarsi un guaio nella prima costruzione. 

FORZATURA CALHA O MKHITARYAN - Un altro tipo di compromesso riguarda insieme la terza e la quarta forzatura, che concettualmente sono simili. Contro la Fiorentina alla fine giocò Calhanoglu vertice basso. Inzaghi contro i viola non voleva concedere il pallino agli avversari, quindi optò per un palleggiatore davanti alla difesa. Il che allora significava guadagnare geometrie in costruzione ma perdere fantasia sul centrosinistra. Oggi tra l’altro il turco rientra da un infortunio e non potrà certo essere al massimo contro la Roma. Anche questo va considerato.



Potrebbe farlo allora Mkhitaryan quel ruolo lì, più o meno con lo stesso approccio ‘tecnico’ del turco? Nella Roma di Mou l’armeno giocava in mezzo, è vero, ma quel sistema era un 3-4-2-1 dove lui faceva il centrocampista più libero e offensivo dei due. Scendere in campo come vice Brozovic nell’Inter è sempre un’altra cosa.