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L’Inter è una squadra, ha un allenatore e un gioco. Il fatto che sia prima in classifica - almeno fino a quando non scenderà in campo il Napoli - non deve sorprendere, ma confortare. Significa, infatti, che il lavoro paga e che ci sono allenatori più bravi di altri.

Nella formazione-base Spalletti dispone degli stessi giocatori che lo scorso anno furono allenati prima da Frank de Boer e poi da Stefano Pioli. Fanno eccezione Skriniar che viene dalla Sampdoria, Vecino e Borja Valero che arrivano dalla Fiorentina. Non esattamente tre top player, ma ottimi elementi che sanno lavorare di squadra e per la squadra. Con essa l’Inter prima ha imparato a vincere, adesso a giocare un calcio brillante e disinvolto.

Battere la Sampdoria (3-2) è sembrato più facile di quanto non dica il risultato finale. Infatti i nerazzurri non solo hanno realizzato tre gol (uno con l’ex Skriniar, due con l’altro ex Icardi), ma hanno colpito anche tre legni: due con Perisic e uno con Icardi.

Un dominio che fin quasi alla mezz’ora della ripresa sembrava assoluto o quasi. Invece, dopo il gol di Kownacki (19’  del secondo tempo), subentrato a Zapata, l’Inter ha cominciato a dubitare di se stessa e della propria forza Cosa è accaduto? Che la squadra si è scoperta stanca (Spalletti aveva giocato sabato con gli stessi undici a Napoli) e che la lucidità è venuta a mancare. E’ vero che Icardi ha vanificato due contropiede in parità numerica (uno respinto dal portiere Puggioni di piede), ma è altrettanto vero che Quagliarella, con un po’ di precisione in più, avrebbe potuto riaprire la partita prima del 39’, quando è svettato di testa su cross di Praet, trafiggendo Handanovic.

Mancavano sei minuti più il recupero (3) e più di qualcuno in casa interista ha temuto la beffa. Ma sarebbe stato troppo e non sarebbe stato giusto. La Sampdoria ha regalato il primo tempo e sul tema Marco Giampaolo ha qualche responsabilità. Giusto inserire Caprari per Ramirez, ma Barreto (al suo posto LInetty) andava cambiato prima del 20’ della ripresa. Opportuno e fruttuoso, invece, il cambio tra Zapata e Kownacki che non a caso è andato a segno sette minuti dopo il suo ingresso.

E’ stata una partita bella perché aperta. L’ha cominciata meglio la Sampdoria, palleggiando con disinvoltura nel primo quarto d’ora. Poi, su un calcio d’angolo propiziato e battuto da Candreva, è venuto il primo gol dell’Inter. Merito di Skriniar, responsabilità di Puggioni che, con le mani ormai sulla palla, non si è buttato a protezione della stessa.

Partita presto indirizzata. La Sampdoria, anziché reagire, si è smarrita, lasciando campo all’Inter. Ma le occasioni hanno continuato a discendere o dagli errori di Puggioni (rinvio corto catturato da Perisic che ha colpito il palo della porta sguarnita da 46 metri) o dai calci d’angolo (Icardi di testa con bella deviazione di Puggioni).

Il raddoppio è venuto al 31’ da un cross di Vecino, allontanato di testa da Silvestre, e girato al volo, di destro, da Icardi. Grande gol e partita virtualmente chiusa, tantopiù che  Icardi - ancora di testa e ancora da angolo - colpiva il palo alla sinistra di Puggioni.

Solo Inter per i primi diciotto minuti della ripresa. Non tanto perché Icardi ha segnato il terzo gol su assist di Perisic, al culmine di un’azione cominciata da Handanovic e rifinita da Candreva e Vecino. Quanto per l’assenza della Sampdoria che sarebbe potuta finire sotto per la quarta volta se Perisic, questa volta imbeccato da Icardi, non avesse colpito la traversa da posizione decentrata.

Il finale è stato emozionante e, per l’Inter, un po’ sofferto. Ma il merito si è schierato dalla parte giusta.