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Il mercato non è stato finora scoppiettante, ma l’Inter di Luciano Spalletti ha senza dubbio ingranato una marcia diversa rispetto a quella della passata stagione. Una differenza subito evidente all’occhio quando la squadra si dispone con ordine e disciplina sul terreno di gioco: tutti corrono con un obiettivo comune. Il tecnico toscano è stato bravo a responsabilizzare e unire un gruppo frammentato e a far tornare voglia di Inter anche a chi sembrava ormai lontanissimo da Appiano Gentile. Ovviamente non manca l’eccezione alla regola, che in questo caso ha un nome e un cognome ben precisi: Jeoffrey Kondogbia. Tra note liete e qualche delusione, analizziamo la preseason dei principali protagonisti nerazzurri.

Skriniar 8: Erano molti quelli che nutrivano dubbi circa il suo arrivo all’Inter. Incertezze che il difensore slovacco ha spazzato via in queste prime apparizioni in maglia nerazzurra. L’ex blucerchiato si è imposto con la personalità del veterano: guida la difesa, si fa sentire con ognuno dei suoi compagni e gioca con quel furore agonistico che tanto piace a Luciano Spalletti. 

Borja Valero 8: L’Inter ha trovato il suo Archimede. Con l’ex viola in mezzo al campo, tornano finalmente tutti i conti. È probabilmente l’acquisto più sottovalutato della sessione estiva di mercato nerazzurra, ma è colui che alla fine potrebbe risultare più utile. A Spalletti il compito di scegliere con precisione il suo ruolo: mediano d’ordine davanti alla difesa o uomo da piazzare tra le linee? In questo precampionato lo spagnolo ha convinto soprattutto quando schierato nel cuore del centrocampo.

Jovetic 7,5: Il montenegrino non ha troppa voglia di lasciare Milano, ma per quanto tempo accetterebbe di rimanere all'ombra di Icardi? Intanto, come spesso gli capita, illumina il precampionato con perle di rara classe. Colpi di alta scuola che mettono in difficoltà Spalletti e che mostrano al mondo calcistico come questo attaccante abbia ancora molto da dare se messo al centro di un progetto.

Miranda 7: L’ultima nefasta stagione aveva travolto anche lui, nonostante esperienza e sangue freddo siano tra i suoi pregi. Errori non da lui e un pizzico di nervosismo di troppo avevano convinto qualcuno che forse anche lui, capitano del Brasile, fosse sulla via del tramonto. Il lavoro e la disciplina portati da Spalletti, invece, lo hanno nuovamente rilanciato e in questo avvio di stagione a mostrato a tutti di essere ancora quel soldato che con Simeone aveva saputo vincere  tante battaglie. 

Kondogbia 5: Tra i primi a carburare. All’avvio aveva fatto meglio di Gagliardini, poi l’autogol contro il Chelsea ha rovinato tutto, anche nella sua testa. Adesso il francese è deciso a lasciare Milano, spaventato dalla troppa concorrenza in mediana nell’anno dei Mondiali. Al di là delle evidenti lacune in fase di impostazione, l’ex Monaco ha dimostrato di essere tra i migliori nello sradicare la sfera dai piedi degli avversari. Né Vecino né Gagliardini riescono a recuperare il suo stesso numero di palloni. 

Candreva 5: Elemento di poco spicco. A differenza di Perisic, si limita all’ordinaria amministrazione. Dalla sua parte poche emozioni e cross quasi sempre privi di precisione. Sabatini e Ausilio farebbero bene a insistere nella ricerca di un esterno con maggiori capacità realizzative. 

Gabigol 5: Qualche buono spunto e niente altro. Il ragazzo brasiliano non è pronto per il calcio italiano. Gabigol vive di giocate fini a se stesse, abbandonando il concetto di squadra. Con Spalletti si è visto qualche passo avanti, ma le lacune (anche tecniche) sono evidenti. 

Perisic 7: Ha vissuto da separato in casa a  Riscone di Brunico, poi nella sua testa qualcosa è cambiato. Si è messo a totale disposizione di Spalletti e della squadra. Nonostante l’ipotesi United non sia ancora del tutto tramontata, corre a tutto campo senza risparmiarsi, e lo si vede coprire anche qualche buco lasciato dai compagni. 

Gagliardini 5,5: Vistosamente affaticato dall’Europeo, avrebbe avuto bisogno di maggior riposo. Parte con il freno a mano tirato e sbaglia anche le giocate più semplici. Errori che poi influiscono nella sua testa. Da recuperare. 

Eder 7: Quando schierato da punta al posto di Icardi, non ha mai tradito le aspettative. Vede la porta, gioca con la squadra e si sacrifica con la solita corsa a servizio dei compagni. A Spalletti piace molto. 

Joao Mario 7: Grazia e tecnica sono indiscutibili. È tra le sorprese più gradite di questo precampionato, ma non è ancora il prototipo del trequartista che vuole Spalletti. Il tempo dirà se il tecnico toscano riuscirà a renderlo più concreto anche sotto porta.

Ausilio-Sabatini 6: Il loro è stato un mercato mirato, privo di colpi ad effetto. Borja Valero e Skriniar si sono rivelati finora ottimi acquisti, mentre c’è stato poco tempo per valutare Vecino e Dalbert. Hanno puntato molto sulle doti di Spalletti, ma questo potrebbe non bastare. Gran parte dei tifosi, ad oggi, attende ancora quelle che erano state le promesse di qualche mese fa. Perché da corso Vittorio Emanuele filtravano voci che richiamavano all’ottimismo, mentre ad oggi l’Inter ha perso tutti i grandi obiettivi che ha rincorso per lunghi periodi di tempo. Sfumati Nainggolan e Vidal, gli uomini mercato nerazzurri non hanno ancora messo a disposizione di Spalletti quell’uomo in grado di realizzare almeno 12-15 gol a stagione. Risuonano ancora quelle parole pronunciate da Ausilio sul finire della scorsa stagione: «Il prossimo anno compreremo solo top player o giocatori di grande prospettiva». Così come risuonano quelle di Sabatini alla sua presentazione: «Dobbiamo sollevare Icardi dalla responsabilità di essere l'unico a segnare tutti questi gol in una stagione». Al momento le promesse sono state disattese, ma a disposizione di Ausilio e Sabatini c’è ancora qualche giorno per stupire con effetti speciali. Schick sarebbe un bel punto di partenza, mentre rimangono da sciogliere i nodi riguardanti Jovetic, Gabigol, Ranocchia, Brozovic e Santon, da piazzare assolutamente. E mancano almeno due centrali di difesa. Insomma, il lavoro è ancora lungo. 

Spalletti 8: L’unico top player finora portato in dote dal mercato. Sotto la sua guida attenta crescono singoli e gruppo. La sua mano è stata subito evidente, ma da solo non può fare miracoli  e adesso dovrà essere altrettanto bravo ad alzare la voce per farsi accontentare dalla società, che finora non ha mantenuto tutte le promesse fattegli in sede di trattativa.