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A volte la linea che demarca ciò che è bene e ciò che è male è davvero sottile. E' questo il caso di Mauro Zarate, nuovo e ultimo colpo dell'Inter di Moratti versione 2011-12. Se facessimo un sondaggio su di lui, i risultati sarebbero davvero contrastanti: l'argentino è tipo che divide. Alcuni lo considerano un top player, altri un bidone. Chi ha ragione?

 
Forse gli uni, forse gli altri. Non c'è dubbio che Zarate abbia numeri, dribbling e rapidità da campione. Il tutto unito a buona tecnica e piede aggraziato. Il difetto di fabbrica sta però nell'attitudine. Il 24enne di Buenos Aires è un po' indolente, un po' troppo superstar. E soprattutto è letteralmente innamorato del pallone, più che del gioco del calcio.   
 
Facciamo un passo indietro. Maurito arrivò dal Qatar in Italia in prestito nel 2008 tra l'indifferenza di tifosi e addetti ai lavori. I più attenti lo avevano osservato in Premier League con la maglia del Birmingham. Un'esperienza breve, tra alti e bassi. Ci mise però poco a conquistarsi la Lazio. Subito una doppietta all'esordio a Cagliari nella prima di campionato. Poi un girone d'andata giocato ad altissimi livelli. Confermato da un buon ritorno, sebbene con qualche pausa fisiologica. Risultato finale: 36 partite, 13 gol. 
 
Lotito pensò di aver trovato il crac. E completò il trasferimento a suon di milioni di euro. Ma la stella di Zarate si spense all'improvviso. Il 2009-2010 è il suo anno nero. Solo tre reti e un finale di stagione fatto di molta panchina e poca fortuna.
 
Nel 2010-11 l'aria sembra cambiare. L'argentino iniziò bene, come tutta la Lazio. Poi i dissidi tattici con Edy Reja e gli screzi (pubblici e privati) rovinarono la sua stagione. Il bottino finale fu di 9 marcature. 
 
Il resto è storia recente. Un'estate vissuta in attesa di un'offerta e il sollievo finale a tinte nerazzurre. Cosa può dare Zarate all'Inter? Talento, imprevidibilità, cambi di passo. E cosa può togliere? Disciplina tattica, tranquillità nel gruppo, equilibri nello spogliatoio. Moratti e Branca lo sanno benissimo. Ma hanno voluto correre il rischio. In una squadra indebolita dalla partenza di Eto'o e resa più logora dallo scorrere del tempo, il gioco vale la candela. Perché Zarate in una big potrebbe anche mettere la testa a posto. In fondo, la linea tra campione e bidone non è mai stata così sottile come nel suo caso.