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110 e lode. L'amichevole col Wattens ha dato il via alla stagione 2017/2018, quella che porterà ai 110 anni di vita per l'Inter, fondata il 9 marzo 1908. Quando parte una nuova avventura, i protagonisti sono soliti manifestare tutti i propri buoni propositi. Dedichiamo l'appuntamento odierno di questa rubrica a sette promesse da mantenere. 

1 - La parte più numerosa di un club è la base, rappresentata dai tifosi. Auguriamo con tutto il cuore ai tifosi nerazzurri di tornare a gioire per le soddisfazioni date dalla propria squadra e non soltanto per qualche insuccesso dei rivali. Anche se gli sfottò genuini sono il sale che dà un sapore speciale al calcio. L'ultimo esempio è la maglia "Icardiff" con il numero 7, come le finali europee perse dalla Juventus. Ma è altrettanto vero che gli interisti sono molto autoironici. Vedere per credere gran parte dei quasi 30mila commenti alla diretta su Facebook con oltre 850mila visualizzazioni in tutto il mondo: Sala eletto migliore in campo dal popolo; Ranocchia, Kondogbia (critiche ingenerose) e Biabiany i più bersagliati dagli spietati fan. Che invitiamo a pensare più allo stemma davanti alla maglia, non ad amare o a odiare i nomi dei calciatori dietro. Restando sempre vicini alla squadra come finora, nel bene e nel male. Perché "più siamo e più vinciamo". 

2 - Al vertice della piramide c'è la componente più importante: la società. Suning ha promesso di riportare in vetta l'Inter, costruendo una squadra vincente e ricca di campioni. I soldi ci sono e la voglia di investire anche: dopo un primo anno di apprendistato con qualche errore che andava messo in preventivo, riorganizzata la dirigenza, adesso è il momento di raccogliere i frutti del lavoro. Sei anni senza Champions sono già troppi. Il calcio italiano ha bisogno della vera Inter. 

3 - L'allenatore, in quanto responsabile della prima squadra, quasi sempre paga per tutti. Anche per colpe non sue. Il valzer di tecnici sulla panchina nerazzurra dopo il Triplete dimostra che il problema non è sempre l'allenatore, anzi. Spalletti si è presentato paragonandosi a chi lo ha preceduto: "Non sono più bravo, sono diverso. Bisogna cambiare, altrimenti continueremo a non vincere. Ho lasciato la Champions per l'Inter e dobbiamo arrivare tre le prime quattro in classifica, voglio riportare questa squadra nella storia che le compete. Mi sono state fatte delle promesse sul mercato, gli acquisti non vanno sbagliati". 

4 - Anche per questo motivo i dirigenti si stanno prendendo tempo. A oggi, aspettando la firma di Borja Valero, l'unico nuovo arrivo potenzialmente titolare è Skriniar. Sabatini e Ausilio sono al lavoro per centare almeno altri tre colpi: un terzino, un altro centrocampista e un esterno offensivo. Frenesia e fretta sono cattive consigliere, basti pensare all'asta multimilionaria nel derby di mercato col Milan per Kondogbia. Un elemento da recuperare. 
5 - Il capitano. Icardi non è mai stato in discussione come bomber. Quest'anno è chiamato a compiere il salto di qualità come uomo squadra, in campo e nello spogliatoio. 

6 - La squadra. Basta promesse a parole, i giocatori devono rispondere con i fatti. Dimostrando sempre quel senso di appartenenza giustamente preteso dai tifosi. 

7 - Le giovani promesse. L'Inter investe per il presente, ma anche in prospettiva futura. In questo senso si spiegano le operazioni che hanno già portato a Milano i baby Zaniolo e Odgaard. Oltre a quelli prenotati per i prossimi anni come gli argentini Cecchini e Colidio e gli italiani Bastoni, Pellegri e Salcedo. Senza dimenticare Pinamonti, il ragazzo cresciuto in casa che ha segnato il primo gol della nuova stagione. La stagione del riscatto. 

@CriGiudici