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"Forza Inzaghi, spiaze pure a noi, ma ora sono cazzi tuoi!". Nel pre-campionato la Curva Nord dedicò questo coro al nuovo allenatore dell'Inter, arrivato al posto di Conte. Era l'8 agosto, i nerazzurri giocavano in amichevole a Parma e a tutti era già chiarissimo che, dopo la cessione di Hakimi al PSG, sarebbe andato via anche Lukaku. Infatti pochi giorni dopo il gigante belga tornò al Chelsea. 

A nove mesi di distanza Simone Inzaghi ha "perso" lo scudetto vinto dal suo illustre predecessore, ma il bilancio della sua prima stagione sulla panchina nerazzurra resta più che positivo. Il secondo posto in campionato due punti dietro al Milan brucia e fa male, ma in bacheca ci sono la Supercoppa italiana e la Coppa Italia vinte in finale contro la Juve sempre ai tempi supplementari. Senza dimenticare la qualificazione agli ottavi di finale in Champions League, vincendo il ritorno ad Anfield contro il Liverpool, poi arrivato in finale col Real Madrid, l'altra squadra in grado di battere l'Inter in Europa. 
Dove in tutti i principali tornei nazionali ha vinto la squadra con la migliore differenza reti. Il Milan rappresenta l'unica eccezione, visto che ha fatto peggio dei nerazzurri (+38 a +52). All'ultima giornata si sono decise la Premier League e la Serie A, con un'evidente differenza: prima di battere in rimonta l'Aston Villa, il Manchester City era sotto 2-0 fino al 75'; invece il Milan era già avanti 3-0 al 36' sul campo del Sassuolo. 

Peccato, così aumentano i rimpianti per le incredibili sconfitte nel derby di ritorno e nel recupero infrasettimanale a Bologna. Purtroppo il gioco più bello nella storia recente del calcio nostrano non è servito per confermarsi campioni d'Italia, ma è bastato a restare nel cuore del popolo nerazzurro. Che, anche dopo l'amaro verdetto finale, ieri a San Siro ha riempito di applausi e cori Lautaro (in lacrime) e compagni. Un'immagine bellissima, come la squadra di Inzaghi. Ha ragione capitan Handanovic: "I tifosi dell'Inter sono speciali".