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Niente da fare. L'Inter perde contro il Barcellona ed esce dalla Champions League. Per vedere i nerazzurri tra le prime sedici squadre europee bisognerà aspettare almeno fino al 2021, nove anni dopo l'ultima volta: era il 13 marzo 2012 quando alla squadra di Ranieri non bastò battere 2-1 il Marsiglia per passare il turno. I nerazzurri a San Siro avevano sempre pareggiato col Barça, fatta eccezione per una sconfitta (2-4 il 30 settembre 1959) e una vittoria: il leggendario 3-1 del 20 aprile 2010. 

Negli ultimi 15 anni il Barcellona ha vinto 4 Champions e ha sempre superato la fase a gironi. Ma oggi i campioni di Spagna non possono essere un termine di paragone per l'Inter, ancora all'inizio del proprio percorso di crescita. Basti pensare a un dato: i tre calciatori subentrati ieri nella ripresa hanno delle clausole di rescissione da un miliardo di euro in totale (Suarez 200 milioni, De Jong e Ansu Fati 400). Cifra che sale sfiorando i 5 miliardi di euro considerando gli altri grandi assenti: Semedo (100 milioni), ter Stegen (180), Arthur e Dembelé (400), Jordi Alba, Busquets, Piqué e Sergi Roberto (500) oltre a Messi (700). 

L'Inter esce a testa alta dal girone più duro della Champions, come l'anno scorso con Spalletti. Stavolta tra gli applausi del propri tifosi, ma nel calcio non ci sono mezze misure: un obiettivo si centra o si fallisce. La mancata qualificazione agli ottavi di finale è il primo fallimento di Conte, con tutte le attenuanti del caso. Sarà interessante vedere come i nerazzurri affronteranno Coppa Italia ed Europa League.

Per onorarle senza avere ripercussioni negative in campionato (dove Conte è primo in classifica con 9 punti in più dell'anno scorso) serviranno rinforzi (un esterno sinistro, almeno un centrocampista e un vice Lukaku in attacco) sul mercato di gennaio. Quando il budget sarà un po' più basso del previsto, senza la trentina di milioni che avrebbe garantito la fase a eliminazione diretta in Champions. La stessa cifra che l'Inter conta di incassare dalla cessione di Gabigol.