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Paulo Sousa questi primi mesi a Firenze sono andati oltre le aspettative. Chiederle se se lo sarebbe aspettato è troppo semplice, allora le chiediamo cosa ancora non ha funzionato in questa Fiorentina. 

Non penso a quello che non ha funzionato. Semplicemente, vista la grande disponibilità dei ragazzi, mi sarebbe piaciuto avere ancora più tempo da dedicare agli allenamenti. Dopo Moena il calendario delle partite è stato incalzante e abbiamo dovuto dosare bene tempi di allenamento e di recupero.  

Durante i primi due mesi ha colpito la sua padronanza della situazione: intorno alei c’era scetticismo ma lei ha saputo gettare le basi per la stagione in mezzo a partenze eccellenti e acquisti con punto interrogativo. Cosa le dava tanta sicurezza in quei momenti?

Ho visto sin dal primo giorno la grande predisposizione dei miei giocatori al lavoro. Questa attitudine comune fa crescere il gruppo, si riflette poi in ogni cosa che facciamo e ti da non solo la sicurezza ma la voglia di affrontare tutti gli impegni. I risultati sono proprio il frutto del lavoro insieme con una logica di squadra e di gruppo che viene sempre prima di ogni individualità. Rappresenta le fondamenta su cui possiamo poi esprimerci tutti al nostro migliore livello.  

Come è andata esattamente la vicenda Kalinic. Come è possibile che sia stato ignorato dai grandi club? E Vecino? Come ha fatto a trattenerlo imponendo il sacrificio alla società?

Nikola è un ragazzo che avevo notato già ai tempi in cui allenavo in Inghilterra e le sue qualità, potenzialità e caratteristiche erano per me molto importanti. Poi il passaggio al Blackburn con aspettative immediate era arrivato forse troppo Presto. Accade poi che qualche volta in questo mondo si finisca altrettanto rapidamente ai margini dei campionati primari. Io ho continuato a seguirlo. Per Vecino come altri nostri giocatori non credo si sia trattato di un sacrificio, tutt’altro. Ha dimostrato sin dai primi giorni di possedere ampi margini di miglioramento e grandissime potenzialità ancora da esprimere. Credo sia fondamentale anche per la società, a lui come ad altri nostri giocatori, permettere di raggiungere il momento di maggior rendimento e valore.



Lei è l’unico allenatore che non si nasconde quando si parla di scudetto ma anzi autorizza e incoraggia giocatori e tifoseria a sognare in grande. Per una piazza che non vince lo scudetto da quasi 50 anni non è rischioso tutto ciò?  

Abbiamo la fortuna di vivere e lavorare completamenti immersi nella nostra passione che è il calcio. Lavoriamo per divertirci e fare divertire. I tifosi, soprattutto i nostri, ci mettono tutto il loro entusiasmo che davvero qui a Firenze è qualcosa di veramente speciale. Mi sembra il minimo che tutti questi sentimenti vengano indirizzati verso il piacere e la gioia di giocare bene. E possibilmente vincere avvicinandoci il più possibile a traguardi e soddisfazioni importanti cercando di superarci e dare il massimo senza limiti. Dopodiché ho sempre parlato di giusto realismo ma la passione deve essere una spinta importante per tutti noi.

Vedendo la Fiorentina giocare e correre (con molti giocatori –Alonso, Borja, Ilicic- letteralmente trasformati rispetto alla scorsa stagione) si ha l’impressione che lei abbia saputo lavorare oltre che sulla tattica, sulla consapevolezza e sulla determinazione di ognuno di essi. Come è avvenuta questa metamorfosi? 

Ripeto, sin dall’inizio i ragazzi hanno dimostrato tutta la disponibilità al lavoro e Il lavoro è fondamentale nel fare emergere le grandi qualità che ognuno di loro ha spingendoli ad un continuo miglioramento, giorno per giorno.

Lei entra ai Campini alle 7,30 del mattino e non ne esce prima delle 9 di sera. Come è strutturato il suo lavoro nelle ore in cui non ha l’allenamento? Il suo tempo libero?

Io ed il mio staff curiamo molti aspetti che inevitabilmente richiedono molte ore di lavoro e di preparazione che vanno ben oltre gli orari dell’allenamento vero e proprio. Come per i giocatori anche per me il recupero soprattutto mentale è fondamentale. In questa prima fase con tutte queste partite e viaggi lo è ancora di più. Per me è semplice: mi piace riposare in famiglia magari immerso nella natura, leggendo e passeggiando con i miei cani.



Malgrado gli orari di lavoro incessante, lei ha saputo trovare il tempo per visitare Palazzo Vecchio, il Corridoio Vasariano e due mostre. Cosa ha potuto capire di Firenze e dei fiorentini soprattutto in riferimento alle altre città e culture che ha visitato negli ultimi anni da allenatore?

Una delle grandi fortune che ho, facendo questo lavoro, è avere potuto conoscere nuovi paesi, culture e incontrando persone diverse. Firenze è una città ricchissima ed unica dal punto di vista artistico e culturale. Questo background così speciale traspare anche nelle persone che hanno una vivacità umana davvero sorprendente, ironica e coinvolgente. Un elemento che mi ha colpito sin dai primi giorni di ritiro è come la passione dei fiorentini per la squadra sia davvero profonda ed includa tutte le generazioni dai bambini sino ai nonni, donne incluse, insomma: famiglie al completo.. davvero una passione tangibile.

Renzo Ulivieri, un allenatore al quale lei si rivolse per chiedere consigli agli inizi della sua carriera, ha scritto su calciomercato.com: Quando cominciai io con l’1-3- 4-2-1 gli avversari dopo un po’ trovarono la soluzione mettendosi con la difesa a quattro e due centrocampisti centrali davanti alla difesa ad assorbire i tagli dentro delle mezzepunte. Chi gioca contro la Fiorentina lo sta cominciando a fare. I viola così, che adoperavano spesso il passaggio diretto difensore centrale-mezzapunta, hanno cominciato ad usare il cambio gioco difensore centrale-esterno di centrocampo, Astori per Bernardeschi. Tanta roba. Ma quando gli avversari, oltre a tenere i centrali di centrocampo più bassi, cominceranno a tenere i difensori laterali più aperti per assorbire il cambio gioco? Come si comporterà Paulo Sousa? Troverà la contromossa? 

Un motivo determinante per la mia scelta di allenare in Italia è dipeso proprio dal fatto che qui posso confrontarmi con allenatori preparatissimi che ti mettono sempre in grossa difficoltà. La dinamica dei processi tattici e strategici è in continua evoluzione e questo è uno stimolo fondamentale per la crescita mia e dei miei giocatori. Ci saranno sempre mosse e contromosse e qualora le trovassi non credo le racconterei a Voi… - e mentre lo dice gli scappa un sorriso -.

Il suo rapporto con la famiglia Della Valle? CI sono segnali che la proprietà, incluso Diego, sia ancora più vicina alla squadra per cui ci sono speranze che arrivino uno o più rinforzi agennaio per consolidare la crescita?

La Fiorentina ritengo abbia la grandissima fortuna di avere alle spalle una proprietà solida e seria, e questo insieme alla passione della città, è un elemento fondamentale per il futuro del club. Io cerco di mettere a disposizione della proprietà e della dirigenza, tutte le idee e il mio lavoro che possa aiutare a far crescere la cultura e la pianificazione sportiva del club. A Gennaio la società sa cosa deve fare per cercare di consolidare la squadra e darci la possibilità di continuare sulla nostra strada con la massima competitività possibile.

Si faccia una domanda che nessuno le ha ancora fatto?

Se davvero fosse una domanda che devo scegliere io, allora rientrerebbe in quelle per cui non ho ancora trovato una risposta…