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 Aldo Spinelli è raggiante. La sua creatura sta prendendo forma. I risultati arrivano e il presidente gongola. La linea verde paga e non solo nel rapporto qualità-prezzo. I ragazzini amaranto stanno scaldando il cuore della gente. E il primo obiettivo della stagione è già stato raggiunto. Con il patron, però, è impossibile non dare uno sguardo alla classifica.  Siamo appena all'inizio della maratona, ma essere tra le prime regala sensazioni piacevoli che erano quasi dimenticate.  Presidente, stiamo vivendo un momento scintillante, non trova?  «Andiamoci piano con gli aggettivi. Non diciamolo a voce troppo alta. Mettiamola così: il nostro è un momento discreto».  Senza dubbio, però dopo cinque giornate il Livorno dei giovani è davanti alla Sampdoria milionaria, tanto per citare un esempio.  «Sì. È vero. questo significa che noi dobbiamo avere fiducia nei nostri ragazzi. Fiducia, ma anche pazienza, perché hanno bisogno di tempo per crescere. Ed è meglio che questo processo sia fatto gradualmente. La società e la tifoseria devono aspettarli e pure perdonarli se commettono qualche errore dovuto all'inesperienza. Credo che la gente abbia condiviso la nostra filosofia e infatti segue con grande simpatia e partecipazione la squadra che lotta su ogni pallone».  Si, ma continua a dribblare la domanda sulla classifica.  «Siamo messi bene, ma se ripenso alla partita con 
la Nocerina mi viene il magone. E' un vero peccato aver perso quei tre punti. Con un successo con i rossoneri a quest'ora eravamo in testa. Purtroppo fu una domenica infausta pesantemente condizionata da una decisione arbitrale sbagliata. Sono felice che ci siamo ripresi».  I direttori Signorelli e Gardini quest'estate hanno lavorato con profitto nel contesto di un mercato bloccatissimo.  «Sono riusciti a sistemare alcuni giocatori in esubero e questo è un bel merito. Peccato che non tutti siano stati ceduti. Se ci fossimo tolti anche gli altri avremmo avuto una gestione con perdite irrisorie. Purtroppo, invece, la serie B è un bagno di sangue, un vero e proprio macello».  Come vede il futuro del Livorno a livello societario?  «Allora. Andiamo in ordine. Punto primo. La società ha deciso di puntare sui giovani proprio per assicurarsi un futuro sereno. Per il resto, non mi pare che alle viste ci sia qualcuno in grado di entrare in società. Io sono stanco. Il calcio mi piace da morire, ma sono sulla breccia da tanti, troppi anni. Probabilmente solo Ferguson, il manager del Manchester mi batte quanto a permanenza in una società. Con una battuta potrei dire che alla fine metterò un annuncio sul vostro giornale per vedere se trovo un partner disposto ad entrare nel Livorno».  Scusi, ma pensarla proprietario di una società in compartecipazione con un socio, ci suona strano. Non è da lei...  «Guardi, intanto per fortuna c'è mio figlio Roberto a cui, ovviamente, sarà passato il testimone. Poi si vedrà. E' chiaro che fare calcio è sempre più difficile. Un campionato come la serie B è una rimessa sicura. Ma per ora non voglio pensare a questo. Mi godo il bel momento che ci stanno facendo vivere i nostri ragazzi».