L'estate mondiale del 1934 si tinge d'azzurro: l'Italia di Vittorio Pozzo vince la Coppa del Mondo e sale sul tetto del mondo. Certo, l'Italia ha vinto quel campionato ma i “maestri” inglesi non c'erano, troppo superiori per scendere al livello degli altri. Soltanto amichevoli di prestigio per gli inglesi, amichevoli che organizzano loro decidendo di volta in volta l'avversario. La propaganda fascista ingigantisce la vittoria italiana, quale occasione migliore per un confronto tra Inghilterra e Italia?

ITALIA CAMPIONE DEL MONDO - La seconda edizione della coppa del mondo viene organizzata dall'Italia e il regime fascista vuole che tutto sia perfetto. Sia a livello organizzativo, sia per quel che concerne il risultato sul campo. Organizzazione della Coppa del mondo fortemente voluta dal regime fascista allo scopo di rinforzare il prestigio internazionale suo e in special modo di Mussolini, da un punto di vista economico-organizzativo il torneo fu un successo innegabile; successo che arrivò anche sul campo per quel che riguarda l'aspetto più schiettamente sportivo. Certo se è vero che il cielo quell'estate si tinse d'azzurro è altrettanto vero che molte nubi lo affollano, nubi che riguardano i modi con i quali quel risultato sportivo venne raggiunto, nello specifico gli “agganci diplomatici” che permisero all'organizzazione italiana di contare su alcuni arbitri controllati durante il torneo.


I MAESTRI INGLESI - Comunque l'Italia era campione del mondo. E questo era un fatto. Registrato ed accettato da tutti, maestri inglesi in testa. Tanto che proprio loro invitano i ragazzi di Pozzo a giocare un'amichevole nel novembre dello stesso anno, a Londra. Le porte del mitico Wembley ancora per gli italiani restano chiuse, si giocherà a nord di Londra, nel comunque mitico impianto di Higbury, la casa dell'Arsenal. La casa dell'Arsenal di Chapman, quello che aveva cambiato il calcio. Con la seconda metà degli anni'20 Herbert Chapman aveva sfruttato la modifica alla norma del fuorigioco adottando il nuovo e rivoluzionario sistema di gioco denominato WM, con il quale aveva dominato il calcio inglese. L'incontro con l'Italia, si diceva. Gli inglesi lo programmano a metà novembre, alle condizioni climatiche a loro più congeniali: talmente evidente che lo stesso Pozzo non pare molto favorevole ma al contrario qualcuno di importante quella partita la vede come un'opportunità da cogliere e da sfruttare per accrescere il proprio prestigio: quella persona è Mussolini che non ci pensa minimamente a rifiutare anzi accoglie con favore l'invito. Se Mussolini dice di giocare, Pozzo si vede costretto ad obbedire.


I LEONI DI HIGBURY - Dunque si gioca. Alcuni giorni prima la comitiva azzurra parte da Milano in treno per Parigi e da lì il 9 novembre prosegue per Londra dopo una burrascosa traversata della Manica. A Londra piove da quasi una settimana, il giorno della gara il cielo è cupo, Higbury si mostra come una distesa di fango. La Gazzetta dello Sport il giorno della gara presenta il match come la sfida tra due scuole che ha calamitato l'attenzione di tutto il mondo. Fatta la tara alla retorica, in realtà davvero sono difronte le interpreti migliori delle due scuole. Da un lato l'Italia Campione del mondo, maestra del metodo sempre pronta alla battaglia; dall'altro l'Inghilterra dei maestri che da alcuni anni hanno inventato il sistema, un nuovo modo di intendere e giocare il football. Più di settantamila spettatori riempiono lo stadio e molti sono i personaggi di spicco, tra i quali Hugo Meisl, Renzo De Vecchi e Luis Van Hege. La nebbia avvolge lo stadio quando le due squadre entrano sul terreno di gioco e si schierano con queste formazioni:
ITALIA: Ceresoli; Monzeglio, Allemandi; Ferraris IV, Monti, Bertolini; Guaita, Scopelli, Meazza, Ferrari, Orsi.
INGHILTERRA: Moss; Male, Hapgood; Britton, Barker, Copping; Matthews, Bowden, Drake, Bastin, Brook.
Pronti, via e subito Allemandi atterra Bowden in area di rigore, fallo per il quale viene concesso un calcio di rigore agli inglesi. Tira Brook forte a mezza altezza ma Ceresoli riesce a parare. Scampato pericolo ma gli inglesi non demordono, tanto che dopo alcuni minuti ed altre pericolose azioni passano in vantaggio su colpo di testa di Brook. Monti deve lasciare il campo per la frattura di un mignolo, Pozzo ridisegna la squadra ma la furia degli inglesi è impressionante. Su calcio di punizione dal limite Brook segna il 2-0 e al quarto d'ora l'Inghilterra segna il terzo gol con Drake. Gli Azzurri sono in balia della furia degli avversari, gli inglesi dopo un quarto d'ora vincono già 3-0, il rischio di una sconfitta epocale è concreto. Pozzo sposta Ferraris al centro della mediana al posto dell'infortunato Monti, carica la squadra come solo lui sa fare e l'Italia del secondo tempo è tutta un'altra squadra. Più nessuno della truppa di Pozzo accetta di subire le intimidazioni degli avversari, i giocatori italiani a loro volta diventano più cattivi, più aggressivi, con interventi spesso al limite del regolamento. Adesso è davvero una battaglia. L'arbitro permette tutto, o quasi. Meazza dopo poco più di dieci minuti dall'inizio della ripresa segna al volo su passaggio di Guaita. Passa una manciata di minuti e su punizione calciata da Ferraris IV è sempre il Balilla che segna di testa il 2 a 3. La rimonta, l'incredibile rimonta pare ora possibile. Gli inglesi, che hanno spinto e corso per tutto il primo tempo, sono ora in difficoltà, si raccolgono sulla difensiva ed è l'Italia con Guaita e Ferrari a confezionare le due occasioni da rete più pericolose. La nebbia verso il finale di gare si fa più fitta, l'Italia tenta in tutti i modi di segnare il goal del pareggio ma gli inglesi fanno buona guardia della propria porta tanto da portare il vantaggio di 3-2 sino al triplice fischio finale.
Tutto Higbury si alza per applaudire le due squadre, l'Italia campione del mondo si è rivelata essere degno avversario dei maestri inglesi.
 
(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)