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Cosa cambia in due anni? Tutto, o forse niente. Nel calcio, per la maggior parte dei casi, si propende per la prima opzione. Un'eternità. Eppure non era facile, nè tantomeno scontato, rivoluzionare quest'Italia. O meglio, quell'Italia. L'Italia del 13 novembre 2017, quella che fece piangere un'intera nazione e che è già tristemente nei libri di storia come quella capace - o forse sarebbe più corretto dire incapace - di fallire l'obiettivo Mondiale. Dalle ceneri del lavoro di Ventura è nata una squadra nuova, fresca e bella. Vincente? Al momento sì, ma gli esami veri arriveranno proprio in periodo di maturità. 

MANCIO STORICO - Giugno è più vicino di quanto sembri. Intanto, però, occorre tracciare una linea e riavvolgere i due anni di gestione Mancini. Anche lui passato alla storia, ma nei capitoli luminosi del libro su cui è sciaguratamente finito anche Ventura. Con il 3-0 in Bosnia, il Mancio ha conquistato la decima vittoria consecutiva: un dato mai registrato in 110 anni di storia. Ciò che più convince, però, è il modo in cui quest'Italia vince: lo fa divertendosi e divertendo, pressando alto e provando a dominare il gioco

TUTTI I NUMERI - E i numeri non fanno altro che rispecchiare questa ventata di aria fresca che soffia sul Belpaese: dei 64 giocatori convocati in questi ventiquattro mesi, Mancini ne ha schierati ben 52. Ventidue di questi sono debuttanti: Jovanotti la definirebbe l'inizio di una Nuova Era. Se la squadra che non andò oltre lo 0-0 con la Svezia aveva un'età media di 30 anni, 8 mesi e 15 giorni, questa all'anagrafe recita 26 anni, 3 mesi e 18 giorni. E' il nuovo che avanza, in attesa delle notti di giugno. Che, ci auguriamo, possano essere (di nuovo) magiche.