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Italia-Turchia, vernissage dell'Europeo itinerante in tempo di Covid, è l'occasione per rinfrescarci la memoria sui primi passi diplomatici turchi in Europa, su una battaglia epocale italo-turca e su un allenatore italiano che ha fatto fortuna sui Dardanelli, Sandro Puppo.

DALL'IMPERO OTTOMANO ALLA REPUBBLICA DI TURCHIA - La Turchia affonda le sue radici nella storia ben oltre l'Impero bizantino. Nato sul finire del XIII secolo in Anatolia, con il 1453 l'Impero ottomano conquista Costantinopoli e pone fine all'Impero bizantino e da lì procede in una progressiva espansione che lo porta ad essere uno degli imperi più vasti. La Repubblica di Turchia nasce a seguito del riconoscimento ufficiale dopo il Trattato di Losanna del 1923, una volta crollato l'Impero ottomano – alleato degli Imperi centrali - uscito sconfitto dalla Prima guerra mondiale. Primo Presidente della Repubblica di Turchia è Mustafa “Atatűrk” Kemal. Neutrale durante la Seconda guerra mondiale, nel febbraio del 1945 si schiera con gli Alleati e diventa membro delle Nazioni Unite.

Con il dopoguerra la Dottrina Truman attrae la Repubblica di Turchia a Occidente, tanto che nel 1952 la Turchia diventa membro della Nato. È con gli anni '60 del XX secolo, però, che la Turchia stringe sempre maggiori relazioni con l'Europa, tanto che il 12 settembre del 1963 la Repubblica di Turchia e la Comunità Economica Europea stringono l'Accordo di Ankara, un accordo di associazione che ha come scopo quello di promozione e rafforzamento degli scambi commerciali e delle relazioni economiche tra le parti. Insomma, è il primo concreto passo verso l'istituzione di un'unione doganale che verrà ratificata nel 1995, quando già la Turchia aveva iniziato il cammino di adesione all'Unione europea. Ad oggi la richiesta di adesione all'Unione Europea è ancora appesa a negoziati che procedono molto a rilento, tra questioni geopolitiche, economiche e umanitarie non certo banali. A seguito dell'incidente diplomatico che ha visto coinvolta la presidentessa Von der Leyen in visita ad Ankara nell'aprile scorso e dell'alto numero di femminicidi registrati in Turchia, la Fondazione Gariwo ha lanciato l'idea all'UEFA di far arbitrare la partita inaugurale Italia-Turchia ad una terna arbitrale tutta femminile. È di queste ore la notizia che l'UEFA ha designato in veste di “quarto uomo” la francese Stéphanie Frappart, già arbitro della finale di Supercoppa europea del 2019 e prima donna ad arbitrare una gara di Champions League.

La Federazione calcistica turca viene fondata nello stesso anno di nascita della Repubblica, il 1923, e si affilia da subito alla FIFA; del 1962 è l'ingresso nell'UEFA. La prima competizione per nazionali alla quale la Turchia partecipa da membro dell'UEFA sono le qualificazioni al campionato europeo del 1964, occasione nella quale incrocia per la prima volta l'Italia.

SANDRO PUPPO, UN ITALIANO IN TURCHIA -  Il primo momento importante nella storia della Nazionale turca vede sulla panchina un italiano. Nel 1952 la Federazione calcio turca chiama a guidare la Nazionale turca ai Giochi Olimpici Sandro Puppo, ex calciatore tra le altre del Venezia e giovane allenatore. Puppo guida la Turchia alla storica qualificazione ai mondiali svizzeri del 1954 riuscendo ad eliminare la Spagna, risultato di prestigio che forse è alla base del futuro ingaggio di Puppo da parte del Barcellona. Il risultato è più prestigioso che di sostanza. Perso a Madrid 4 a 1, la Turchia a Istanbul riesce con un risicato 1 a 0 a proprio favore a rimettere le cose in parità. Lo spareggio viene giocato a Roma 3 giorni dopo la gara di Istanbul, finisce 2 a 2 dopo i tempi supplementari. La Nazionale turca viene premiata dal lancio della monetina che vale la storica qualificazione. E partecipa così alla fase finale, al contrario di quanto fece 4 anni prima, quando dopo aver vinto la prima gara di qualificazione con la Siria non giocò contro l'Austria e quindi rinunciò alla qualificazione. In Svizzera nel 1954 la Nazionale di Puppo è testa di serie nel girone con Germania Ovest e Ungheria, le future finaliste. Perso il primo incontro con i tedeschi, la Turchia sommerge di reti la Corea del Sud, qualificandosi così per lo spareggio, ancora una volta contro la Germania Ovest. I tedeschi di Herberger non danno scampo ai turchi che vengono schiantati 7 a 2 e abbandonano Zurigo e la Svizzera. Puppo lascia dunque la Turchia, ma non sarà un addio.
Dopo un paio di stagioni in Spagna, Sandro Puppo diventa allenatore della Juventus. Saranno due stagioni avare di soddisfazioni quelle bianconere, la sua Juventus verrà ricordata come la “Juventus dei puppanti” perché innervata da una folta schiera di giovani speranze che proprio negli anni di Puppo avranno il loro trampolino nel calcio professionistico. Con gli inizi degli anni'60 Puppo torna in Turchia, ancora allenatore del  Beşiktaş e commissario della Nazionale, senza peraltro riuscire nella qualificazione ai mondiali cileni, fatale la doppia sconfitta contro l'URSS. È il momento del secondo “arrivederci” alla panchina della Nazionale turca. Puppo in Turchia ci tornerà altre due volte, intervallate, dal 1963 al 1966 per tentare la qualificazione ai mondiali inglesi, senza peraltro riuscirvi.

ITALIA-TURCHIA NEL CAMPO DI BATTAGLIA - Il Novecento è un secolo di incroci italo-turchi. A livello diplomatico la Sublime Porta già dal 1856 aveva inviato a Roma un proprio ambasciatore. Nell'estate del 1911 assistiamo ad un'aspra crisi tra Germania e Francia, il cd. “colpo di Agadir”, che si conclude quando il governo della Germania ottiene la metà del Congo francese e in compenso lascia alla Francia il Marocco. Viene così ad alterarsi lo status quo in Africa settentrionale, lasciapassare all'Italia verso la Tripolitania. Nel 1911 l'Italia di Giolitti dichiara quindi guerra all'Impero ottomano per lanciarsi alla conquista dei territori ottomani africani di Tripolitania e Cirenaica.
È la Guerra di Libia, il conflitto che tanto farà battere il cuore ai giovani italiani dell'epoca.
Dopo l'ultimatum italiano nella notte del 26 settembre 1911, il 29 il duca degli Abruzzi attacca due torpediniere turche, il 3 ottobre la piazza di Tripoli viene bombardata e a mezzogiorno del 5 ottobre la bandiera italiana sventola sul forte Sultania. Giolitti in tutta fretta dichiara unilateralmente l'annessione della Tripolitania, tra l'entusiasmo italiano e il risentimento turco e non solo. Molto interessante sarebbe analizzare le reazioni ben poco amichevoli dell'alleato austroungarico, che qui non faremo, basti peraltro ricordare un passaggio di un memoriale di Conrad riportato da Luigi Albertini: “(...) la questione di Tripoli esigeva l'esame di provvedimenti militari necessari alla Monarchia danubiana”. In realtà la Duplice monarchia non vedeva in modo negativo l'espansione italiana in Africa settentrionale perché ben presto – il Ministro degli Esteri Aehrenthal riteneva all'epoca – così facendo si sarebbe trovata in conflitto con le altre potenze mediterranee e quindi “costretta ad appoggiarsi alle alleate e a rinunciare ad altre aspirazioni”. Chiaro il riferimento al Trentino. Ben sappiamo, però, che così non sarà. Il conflitto con l'Impero ottomano continua per circa un anno, dopo l'annessione della Libia al Regno d'Italia anche tutto il Dodecaneso viene conquistato dall'esercito italiano prima che si arrivi alla cessazione delle ostilità il 15 ottobre 1912 e alla stipula del Trattato di Ouchy. Con il Trattato di Ouchy si conveniva – tra le altre – che passavano all'Italia l'amministrazione militare e civile di Tripolitania e Cirenaica, mentre l'Impero ottomano avrebbe mantenuto la sovranità giuridica e religiosa. Il pieno possesso di questi territori verrà riconosciuto all'Italia solo nel 1923 con il Trattato di Losanna del quale abbiamo parlato più sopra.

La Guerra di Libia, come accennato, in Italia ebbe grande eco anche nel giovane mondo del football. In molte città italiane tante società sportive e calcistiche in quei mesi sorgono e si danno nomi che evocano l'impresa libica. Il football italiano, per dirla con le parole del giornalista Franco Scarioni “è futurista per intima natura” e come sappiamo giocherà un ruolo non certo secondario nella spinta interventista italiana nella Prima guerra mondiale.

ITALIA-TURCHIA NEL CAMPO DA CALCIO - Mezzo secolo e due Guerre mondiali dopo il mondo è completamente diverso. Diverse sono anche Italia e Turchia che si ritrovano di fronte, questa volta su un campo da calcio.
Per le qualificazione alla seconda edizione della Coppa  Henry Delunay, i Campionati europei del 1964, l'Italia se la deve vedere anche con la Turchia. Il 2 dicembre del 1962 a Bologna Italia e Turchia si affrontano ufficialmente per la prima volta nella loro storia. Direttore tecnico dei turchi non è Sandro Puppo, tornerà ad esserlo qualche mese più tardi, quindi la formazione della Turchia viene composta dal Presidente della federazione calcistica, Orhan Seref Apak, a capo di una commissione formata da quattro membri. Allenatore “di facciata” è il trainer del Beşiktaş, lo jugoslavo Spaijc. Il presidente federale turco la vigilia dell'incontro con i giornalisti italiani se da un lato è molto abbottonato su formazione e tattica, non lo è altrettanto sulle speranze di avere al più presto Puppo di nuovo commissario della Nazionale, come si legge dalle colonne de La Stampa:
“(...) Sandro Puppo ci ha pienamente soddisfatti e dopo l'incontro internazionale di domenica, prenderemo contatti con lui per un suo eventuale ritorno. (…). il posto è attualmente vacante, in attesa che lo ricopra definitivamente un italiano, mi auguro Puppo.”
La partita non ha storia. L'Italia batte facilmente la Turchia 6 a 0, mattatore dell'incontro il romanista  di Tor Pignattara Alberto Orlando che bagna il suo esordio con la maglia azzurra segnando ben 4 reti. La gara di ritorno non sarà altrettanto agevole. Ad Ankara l'Italia di “mondino” Fabbri vincerà 1 a 0 solo grazie ad una rete sul finale di Sormani una gara che vedrà il debutto in azzurro di Vieri e Facchetti.
 
(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)