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Meritava la Spagna, ma ai rigori ha vinto l’Italia. Il calcio a volte è ingiusto e così in finale, domenica a Wembley, ci vanno gli azzurri che dagli undici metri hanno sbagliato meno (solo Locatelli contro gli errori di Dani Olmo e Morata) e parato meglio (decisivo Donnarumma su Morata). Bravissimi Belotti, Bonucci, Bernardeschi e Jorginho che ha battuto, l’ultimo scatenando la gioia dei compagni, dei tifosi presenti a Wembley e dei milioni davanti alla televisione. 

E’ la terza volta negli ultimi vent’anni che l’Italia va all’atto conclusivo in un Europeo: nel 2000 perdemmo al golden gol contro la Francia (anche quella fu ingiustizia, ma a nostro danno), dodici anni dopo fummo travolti proprio dalla Spagna (4-0 senza vederla mai), questa volta chissà, potrebbe essere quella buona per bissare l’unico successo, per di più casalingo, che si colloca nel passato remoto: Roma, 1968, c.t. Valcareggi, capitano Facchetti.

L’ondata emotiva che si è scatenata subito dopo il quinto rigore rischia di oscurare le difficoltà che abbiamo avuto, la fatica che abbiamo fatto e, in ultimi analisi, anche i meriti della Spagna che ci è stata superiore in lungo e in largo, tenendo quasi sempre il pallone e collezionando le occasioni migliori.

Non è stata brutta l’Italia, è stata grande la Spagna e il più grande di tutti Dani Olmo che, per ironia della sorte, è stato il primo dei suoi a battere il rigore e il primo a sbagliare. Nel computo finale la sua palla spedita alta pesa quanto la parata di Donnarumma a Morata.

Luis Enrique ha avuto un’intuizione geniale, quella di escludere il centravanti della Juve, l’unico in grado di dare profondità alla squadra, per schierare Dani Olmo finto nueve tra Ferran Torres e Oyarzabal, più aperti che mai. 

Il marchingegno è servito, oltre che per togliere d’impaccio Morata che soffre Chiellini e Bonucci, anche per azzerare i riferimenti ai due centrali della difesa azzurra. Dani Olmo non solo ha legato il gioco, come ha detto Beppe Bergomi su Sky, ma ha  costituito un pericolo costante perché arrivava da dietro. E quando le occasioni non sono capitate sui suoi piedi, toccava a Oyarzabal più che a Ferran Torres

E’ stato proprio il basco (Oyarzabal appunto) ad avere la prima possibilità di bucare la difesa italiana (12’) su assist di Pedri, il più qualitativo dell’intero centrocampo (compreso quello azzurro).

L’Italia ha tenuto la testa sott’acqua almeno per venti minuti, fino a quando Emerson Palmieri (buona la sua prestazione) ha fatto sessanta metri di campo fino all’area avversaria per poi appoggiare ad Immobile che, con la porta vuota (Unai Simon era uscito per contrastare il nostro terzino) non ha tirato in porta, ma allargato a Barella chiuso dal rientro dei difensori avversari. 

La Spagna è tornata a comandare fino alla fine del primo tempo (parata di Donnarumma su Dani Olmo al 25’), ma un attimo prima dell’intervallo, un’altra incursione di Emerson, in combinazione con Insigne, ha fornito all’esterno la possibilità di un sinistro che si è stampato sulla traversa.

Episodi, comunque. Perché l’Italia, quasi completamente assente in attacco, era nettamente inferiore a centrocampo (Jorginho e Verratti hanno avuto una votazione insufficiente) e perdeva palle facili in maniera quasi incomprensibile. Non si tratta di buttare la croce addosso a qualcuno, ma Immobile è stato, per ampi tratti, davvero imbarazzante. Un suo errore (52’) ha lanciato un contropiede spagnolo concluso da Busquets con un tiro alto di pochissimo. 

Mancini ha capito che la serata era meno generosa del solito e ha fatto di necessità virtù, compattando l’Italia con un 4-5-1 molto basso e una difesa di posizione che faceva presagire il peggio.

Invece, all’improvviso, su un pallone giocato sveltamente da Donnarumma e allungato ad Insigne, la palla corre verso Immobile che, lottando, riesce a sporcarla a beneficio di Chiesa in piena area. Lo juventino si fa largo alla sua maniera e inventa un tiro a giro in diagonale che buca Unai Simòn e manda in paradiso l’Italia. 

Mancini avvia i cambi: fuori Immobile e dentro Berardi, Insigne finto centravanti e Chiesa a sinistra. Ma la Spagna reagisce (Morata prende il posto di Ferran Torres) e sfiora due volte un pareggio che sarebbe meritatissimo, visto che ci schiaccia e cinge d’assedio la difesa azzurra. 

Allora fuori Verratti ed Emerson e dentro Pessina e Toloi con Di Lorenzo che trasloca a sinistra. Proviamo con il 4-4-1-1, ma la stanchezza sta diventando un macigno e il c.t. è costretto a fare altre due sostituzioni: Barella e Insigne lasciano il posto a Locatelli e Belotti.

L’Italia è passiva e in mezzo gli spagnoli fanno (quasi) quel che vogliono. Così, a dieci minuti dalla fine, quando i nostri pensano a mantenere l’1-0, Morata accelera centralmente, scambia con Dani Olmo e si presenta solo davanti a Donnarumma, battuto dal sinistro dello spagnolo.

Ai supplementari un’Italia a pezzi (via Chiesa, afflitto da crampi, avanti Bernardeschi) rischia due volte il tracollo. Ma due volte il portiere azzurro, con la complicità di Chiellini, ci mette una pezza.

Per fortuna finisce e si va ai rigori. Sbagliamo il primo, ma poi basta. E l’Italia pallonara si scatena

Tuttavia ci sono almeno due problemi: pochissimi giorni per recuperare da una fatica erculea e la mancanza di un centravanti vero. E in una sola partita, chiunque sia l’avversario, dovremo ritrovare il primato del gioco.



IL TABELLINO

Italia-Spagna 5-3 d.c.r (1-1 dopo i tempi regolamentari)

Marcatori: 60' Chiesa (I), 80' Morata (S).

Italia (4-3-3): Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Chiellini, Emerson (74' Toloi); Barella (85' Locatelli), Jorginho, Verratti (74' Pessina); Chiesa (107' Bernardeschi), Immobile (61' Berardi), Insigne (85' Belotti). Ct. Mancini.

Spagna (4-3-3): U. Simon; Azpilicueta (85' M. Llorente), E. Garcia, Laporte, J. Alba; Koke (70' Rodri), Busquets (106' Thiago), Pedri; F. Torres (62' Morata), Oyarzabal (70' Moreno), D. Olmo. Ct. Luis Enrique.

Arbitro: F. Brych (Germania).

Ammoniti: 51' Busquets (S), 98' Toloi (I), 118' Bonucci (I).