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Contro la Grecia la Nazionale domenica sera giocherà con una inusuale – poi mica tanto, come vedremo – maglia verde. Una maglia di riserva che già sul finire del 1954 aveva vestito gli “azzurri” in un'amichevole: doveva anche in quel caso simboleggiare una “rinascita”, segnò l'inizio di un percorso quadriennale che portò la Nazionale ad un piccolo grande dramma. Calcistico, s'intende.

AZZURRO SAVOIA - La Nazionale di calcio italiana fa il suo esordio – come sappiamo – nel maggio del 1910 a Milano contro la Francia indossando un completo bianco. Con la terza gara della sua storia, l'Italia il giorno dell'Epifania del 1911 si presenta per la prima volta di azzurro vestita, in occasione della prestigiosa sfida di Milano contro l'Ungheria. Che quel colore volesse essere un omaggio alla Casa regnante o al terso e limpido cielo italiano come riporta Carlo Chiesa nella sua La Grande storia del calcio italiano non è dato sapere con certezza. Fatto è che proprio in occasione di quella partita l'Italia adotta il colore azzurro, come peraltro anticipato dal Corriere della Sera del 31 dicembre:
“(...) Siamo informati che la squadra nazionale avrà finalmente una sua propria divisa: una maglia di colore bleu marinaro, con sul petto uno scudo racchiudente i colori italiani”

Il debutto dell'azzurro avviene in una giornata fredda e nebbiosa, con cataste di neve spalate dal campo la mattina stessa. È un debutto infelice poiché l'Italia perde contro l'Ungheria ma è l'inizio di una lunga, lunghissima storia d'amore tra la Nazionale e il colore azzurro, declinato in varie sfumature.
 
DALLA RINASCITA ALLO SPROFONDO - Azzurro sì, ma non sono mancate le eccezioni, come la maglia nera sfoggiata in faccia ai francesi nei mondiali del 1938 o come la maglia verde indossata contro l'Argentina sul finire di quel 1954 che, se da un punto di vista politico ha significato la restituzione di Trieste all'Italia, da quello calcistico ha visto la Nazionale disputare un deludente mondiale svizzero certificando la fatica di tutto il movimento a risollevarsi e a riprendersi dalla tragedia di Superga. Dopo il fiasco dei mondiali del 1954 la Nazionale viene affidata ad una sorta di commissione formata da Schiavio, ex campione del Bologna, da Luciano Marmo, factotum del Novara, e da Luigi Tentorio, dirigente dell'Atalanta. Come allenatore viene scelto quello dell'Inter, quel Alfredo Foni che aveva vinto due scudetti. La prima partita del dopo mondiale è programmata per il 5 dicembre a Roma contro l'Argentina. L'Italia si presenta in campo con la maglia verde in segno di ospitalità  - come si faceva un tempo – per non creare confusione cromatica con la maglia albiceleste dei sudamericani. Il verde porta bene perché quell'Italia vince – convincendo – 2 a 0, purtroppo però quel verde che doveva in qualche modo portare entusiasmo per il nuovo corso si rivelerà essere l'inizio di un quadriennio molto complicato, tanto che la Nazionale nel 1958 mancherà la qualificazione ai mondiali in Svezia, toccando il punto più basso della sua ultra centenaria storia, poi miseramente ripetuto 60 anni dopo, come bene sappiamo.

TRA TRADIZIONE, STORIA E MARKETING - Da un punto di vista prettamente scaramantico, quindi, la maglia verde che domenica indosserà l'Italia non pare essere un buon viatico, soprattutto se consideriamo le similitudini di significato che la Federazione, come quella di allora, ha voluto dare all'iniziativa: il verde della maglia italiana per la Federazione vuole significare una “rinascita” che se oggi per il futuro si spera effettiva, negli anni'50 quella stessa speranza venne completamente disattesa. Credo però che più puntuale sia porre l'attenzione su altri aspetti, aspetti che portano a ritenere la scelta federale non certo da bocciare a priori, bensì da analizzare più profondamente. Un dato è certo: il colore verde non è certamente estraneo all'identità nazionale. Il verde è uno dei tre colori della bandiera italiana e richiamarlo in una delle maglie di riserva della Nazionale non può certo far gridare allo scandalo. Perché intendiamoci: la maglia verde è stata presentata come terza divisa, l'azzurro è e resterà sempre il colore della maglia ufficiale. Piuttosto credo vada apprezzato il lavoro di ricerca volto ad elaborare un aspetto storico che per diversi anni ha legato il colore verde alle rappresentative giovanili italiane con quel concetto di “nuovo rinascimento” che – è parere di chi scrive – non dovrebbe limitarsi al solo ambito sportivo ma dovrebbe invece permeare ogni aspetto della nostra vita.

Insomma, che il verde sia un tentativo di rivisitare la storia della Nazionale, o un simbolo per un “rinascimento” sportivo e culturale o anche solo una semplice operazione di marketing che accenda il dibattito e l'attenzione sulla Nazionale di Mancini, è comunque da apprezzare, nella speranza che il percorso che oggi si inizia in verde porti ad una meta ben diversa da quella (non) raggiunta oltre sessant'anni fa.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)