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Non è stato un predestinato catapultato nel mondo dei grandi. Neanche uno sprinter, che sul lungo perde fiato. E neanche uno di quelli di categoria, che fa bene solo in B. Vincenzo Italiano sta stupendo tutti in Serie A, sulla panchina dello Spezia, ma il suo è un percorso che parte da lontano, restando sempre vincente. Con un tecnico che ha fatto tutte le scelte giuste, in campo e fuori. 

STORIA - Inizi da vice di Dal Canto a Venezia, poi i giovani, poi la ​Vigontina San Paolo, prima esperienza coi grandi, in Serie D: sarà l'unica panchina travagliata della sua carriera, visto che prima si dimette a gennaio per poi tornare a marzo, non riuscendo a salvare il club padovano. Poco male, riparte dallo stesso campionato con l'Arzignano Valchiampo: terzo posto, playoff vinti, battendo Mantova e Campodarsego in semifinale e finale, vincendo in trasferta 4 a 3. E qui arriva la chiamata del Trapani, in C, prima esperienza tra i pro' (debuttando in coppa Italia proprio contro il Campodarsego), subito vincente: secondo posto, vittoria dei playoff contro il Piacenza in finale, valorizzazione di giocatori come Taugourdeau e Nzola. Col secondo che diventa il suo centravanti nella stagione successiva, la scorsa, culminata con la promozione storica dello Spezia in Serie A

IDEE - 4-3-3, squadra riconoscibilissima, identità ben precisa, con la forza delle idee là dove non può arrivare quella economica. Perché lo dice Italiano stesso: "​La qualità con cui si fanno le cose è importantissima, quando si ha il pallone tra i piedi, nello smarcamento e nella fase difensiva. Non è solo l’estetica della giocata o di una partita ma avere delle idee per essere sempre dentro la partita. Tutti registi? Per quanto riguarda ‘tutti registi’, posso dire che nel calcio moderno si cerca di avere calciatori che siano partecipi e che possano essere in grado di essere protagonisti in tutte le situazioni. Una volta per creare ci si affidava ai centrocampisti e ai giocatori più qualitativi, mentre adesso si lavora con tutti gli effettivi, dal difensore che imposta al portiere che è più responsabilizzato" il suo pensiero in un'intervista rilasciata a fanpage.it. Dove si sofferma anche sul concetto di adattabilità, termine che compare nella sua tesi di Coverciano: "Mi riferisco al fatto che in base alle caratteristiche che si hanno a disposizione nella rosa, bisogna mettere i giocatori nelle condizioni di rendere al meglio. Modificare qualcosa, ma sempre basandosi su determinati principi. Insomma, cucire il vestito sulla squadra con ciò che si ha ma senza tradire se stessi". Ed è così che, per fare un esempio, Simone Bastoni, che non trovava spazio a centrocampo, è stato reinventato terzino: ne aveva la qualità, le caratteristiche, le capacità. Tutti registi, senza tradire se stessi. 
HA STREGATO DELA - Idee chiare in campo, come abbiamo visto, ma anche fuori. In estate sembrava fatto per il suo passaggio al Genoa, in una delle società che più ha cambiato negli ultimi anni: poi il no, con Italiano che ha preferito affrontare il primo anno in A lì dove se l'è guadagnato. E la scelta lo sta ripagando. La vittoria sul Milan è la ciliegina sulla torta di una prima metà di stagione da urlo, a +9 sulla terzultima, ma di un lavoro che parte da lontano. Un lavoro che ha incantato Aurelio De Laurentiis, sceso negli spogliatoi, dopo la vittoria ligure a Napoli, per complimentarsi con l'ex centrocampista di Verona e Chievo. E chissà che in futuro, nel prossimo futuro, DeLa non possa provare a replicare quanto fatto con Sarri, dando panchina e fiducia a chi in una grande piazza non è mai stato. Come con quello diventato poi Comandante. Col quale ha in comune, oltre la forza delle idee, anche la comodità: si può allenare bene anche in tuta. Perché, alla fin dei conti, il principio è lo stesso: adattabilità. 

@AngeTaglieri88