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Le dichiarazioni attribuite a Silvio Berlusconi dall'agenzia Askanews e le novità annunciate per dopo Pasqua sul fronte Mr. Bee confermano: cinese o thailandese, il futuro del Milan sarà asiatico.
L'importante è che, chiunque siano i nuovi padroni, essi siano degni del Milan perché, se è vero che tre anni di mercati sbagliati e di errori madornali hanno portato al deprimente, piccolo cabotaggio attuale, è altrettanto vero che stiamo parlando di una delle tre società più titolate al mondo in campo internazionale, i cui milioni di tifosi non vedono l'ora di uscire dalla palude in cui sono stati confinati.
In questo senso, quando il polverone sul cambio della guardia si sarà diradato e si capirà a che prezzo Berlusconi avrà ceduto il club dopo 29 anni,  il ruolo di Barbara sarà destinato ad assumere una posizione nevralgica.
Il padre continuerà a ricoprire la carica di presidente onorario, ma, a 78 anni e con il chiodo fisso di occupare di nuovo la scena politica -  come dimostra l'alleanza stretta oggi con la Lega per le elezioni regionali in Veneto e in Liguria - è difficile pensare che l'ex premier abbia tempo e voglia di seguire il Milan come (non) l'ha seguito in questi ultimi anni, ad onta delle visite pastorali della stagione in corso, malauguratamente rivelatesi inconcludenti e capaci solo di rendere sempre più precaria la posizione di Inzaghi.
Barbara vicepresidente e amministratrice delegata del nuovo Milan non sarà soltanto il segno più evidente del legame con l'Era di Silvio né, tantomeno, un soprammobile berlusconiano doc nella nuova sede di Via Aldo Rossi.
Barbara ha già in testa il nuovo Milan (il primo nome sulla lista dell'organigramma è Paolo Maldini, con un ruolo operativo di primo piano) e sa già chi non ne farà più parte: Adriano Galliani. Il Diavolo a due teste, inventato da Silvio nel dicembre 2013 per evitare che l'altro vicepresidente se ne andasse, ha il tempo contato. Ne basta una. Purché comandi.

Xavier Jacobelli
Direttore Editoriale www.calciomercato.com