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Un’era lunga 12 anni e ricca di 19 trofei, si chiude proprio nel momento in cui a Doha c’è in campo Cristiano Ronaldo, l’uomo su cui nell’estate 2018 Andrea Agnelli giocò l’all-in alla ricerca dell’unico trofeo che veramente voleva e che invece alla fine gli è costato tutto: bilancio in profondo rosso che di più non si può, indagini penali perché i magistrati pensano che quei conti siano stati in qualche modo truccati, equilibri societari consolidati e affermati mandati in fumo, leadership in Italia ceduta dopo 9 scudetti consecutivi. Fino a perdere la Juve stessa, con le dimissioni di massa dell’intero cda, a pochi mesi dai 100 anni della famiglia Agnelli proprietaria del club.

Le domande stringenti della Consob, l’organo di controllo della Borsa, che contesta anche il bilancio chiuso al 30 giugno scorso e non ancora aprrovato, le accuse della Procura di Torino, le difficoltà di spiegare agli azionisti come si sia potuto chiudere a -258 milioni il bilancio di un club che, unico in Italia, ha anche l’asset stadio, che nessun altro ha. Già prevista per il 28 ottobre, l’assemblea che avrebbe dovuto approvare il bilancio è stata rinviata una prima volta proprio al 28 novembre, salvo poi la scorsa settimana essere ancora una volta posposta al 27 dicembre. Era chiaro che stava per accadere qualcosa di speciale e ci permettiamo di ricordare come già lo scrivevamo il 26 ottobre: può pagare anche Andrea Agnelli: nell'anno del Centenario non è l'unico Agnelli possibile.
In primavera, la Juventus ha dribblato l’inchiesta sportiva sulle plusvalenze, perché l’accusa non ha potuto dimostrare che il valore dei calciatori sia stato alterato per ragioni di bilancio. La stessa tesi è stata ripresa rilanciata in sede penale, anche dalla Procura, che poi soprattutto contesta al cda bianconero (16 indagati, club compreso come persona giuridica) la cosiddetta “manovra stipendi”, quella attuata nella primavera del 2020, in piena pandemia e con i campionati sospesi. L’accusa, è noto, è quella di avere registrato in modo illecito i pagamenti posticipati dei salari. La Juventus si è sempre dichiarata estranea alle accuse, ma sarà poi eventualmente un tribunale a stabilire la verità.

Quel che oggi è certo è che si chiude una pagina nella storia dello sport italiano e si apre un periodo ponte che porterà a un’altra rifondazione. Andrea Agnelli, che pure ha commesso più di un errore in questi anni, dall’inseguire e sostenere il progetto SuperLega a legarsi mani e piedi a Max Allegri, non paga per colpe sportive, ma si fa da parte per ragioni certamente più gravi. Ora, John Elkann sarà costretto a occuparsi di Juventus un po’ più da vicino, il futuro non è conosciuto, ma certamente non è un’incognita, perché le dimissioni possono avere sorpreso l’opinione pubblica, non certo la proprietà, che magari le ha suggerite.
@GianniVisnadi



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