“Quando ci sono le grandi partite sono sereno nel farlo giocare”. La massima è di Massimiliano Allegri, è riferita a Federico Bernardeschi e risale ai minuti immediatamente successivi al fischio finale di Valencia-Juventus. L’ex Fiorentina è uscito dal campo degli spagnoli come il vero trascinatore bianconero, protagonista di una vittoria ottenuta in inferiorità numerica e senza il miglior giocatore. Passano quattro giorni, e Bernardeschi decide di fatto anche una partita “meno grande” ma dall’importanza capitale: dalla Champions si passa alla Serie A, dal Mestalla allo Stirpe di Frosinone.

LA JUVE DI BERNA - Il momento di Bernardeschi sta tutto nell’accostamento con Cristiano Ronaldo. Dall’arrivo del portoghese il fantasista carrarino è cresciuto a dismisura, cominciando la sua seconda stagione in bianconero da “titolare a sorpresa”. Sì, perché nelle gerarchie di Allegri Federico appare ora un gradino sopra Dybala e Douglas Costa (e già prima della squalifica del brasiliano): più duttile, più decisivo, maggiormente inserito negli schemi della Juve di CR7. Lo stesso Cristiano a cui - dopo l’espulsione a Valencia - si riferiva con parole da compagno ideale: “Sei il numero uno”. Va a finire che invece il numero uno è "Berna", almeno in questo momento della stagione. Allo Stirpe ha rifiatato in panchina, ma già al 10’ della ripresa il suo ingresso è sembrato quasi inevitabile per sgretolare il muro eretto dal Frosinone. Il numero 33 bianconero entra da mezz’ala e la partita d’un tratto cambia, come se nel motore della Juve fosse scesa nuova e provvidenziale benzina: dribbla, si inserisce, crossa (6 volte, solo Alex Sandro ha fatto meglio). E alla fine segna, con un gol voluto e preso di forza. La prima Juventus di CR7 è sempre più la Juventus di Bernardeschi.
Mattia Carapelli
@mcarapex