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Un'altra sconfitta per la Juve. La terza in campionato, tra l'altro terza nelle ultime cinque trasferte. E altri due gol subiti, che definire evitabili è perfin generoso. Sono 23 in campionato, un'enormità: negli ultimi anni la media juventina è di 24, tanto per capire la gravità della situazione. Così come sono troppe le partite chiuse subendo almeno una rete, ben 16. Un problema di attenzione, di meccanismi, di equilibri, di condizione. Un problema. Che a febbraio inoltrato Maurizio Sarri non è ancora riuscito a risolvere. Al di là di tridente o trequartista, è nella fase di non possesso che ha provato realmente a rivoluzionare la mentalità bianconera. Fin qui fallendo, lo dicono i numeri. Perché più si va avanti e più i gol subiti possono fare la differenza, specialmente in Champions League. Non è solo una questione di statistica se sono le migliori difese a vincere solitamente i campionati: Inter e Lazio incombono, hanno entrambe una porta meno battuta di quella della Juve.
SERVE CHIELLINI. Il centrocampo balla, anche sotto questo punto di vista non sembra adatto negli interpreti a ciò che richiede Sarri alla lunga distanza. E la difesa rimane troppo spesso abbandonata a se stessa. Così sotto pressione gli errori sono dietro l'angolo, puntualmente arrivano nonostante prestazioni individuali a lungo più che positive. L'ultima frittata, per esempio, è opera di Leonardo Bonucci: un fallo di mano evidente, senza il quale forse sarebbe comunque arrivato il gol di Kumbulla. Un errore grave in ogni caso, arrivato per mancanza di lucidità dopo una partita intera trascorsa a tamponare falle altrui. Questa volta è toccato a Bonucci sbagliare, l'elenco però è lungo. Ed evidenzia un problema, un altro, questa volta strutturale. In queste circostanze c'è bisogno di Giorgio Chiellini, di tutta la sua leadership, di tutta la sua cattiveria. Non basterà da solo il rientro del capitano. Potrebbe forse servire un passo indietro da parte dello stesso Sarri, se la Juve non è pronta a metà febbraio ad assimilare la rivoluzione vien da chiedersi se lo sarà mai.