Hanno vinto tutti: Ronaldo, Bernardeschi, Emre Can, Matuidi, Spinazzola, tutto lo Stadium, Georgina che piangeva e CR7 junior che saltava. Ho perso io, ma sinceramente chissenefrega. Se l’epica trascende la cronaca, le emozioni esondano e un popolo estasiato fa festa c’è solo da battere le mani ed esultare. Ho perso io che avevo predetto come fosse impossibile segnare tre gol all’Atletico di Simeone. Io che avevo fatto il conto degli assenti deducendo che la Juve non avesse cambi all’altezza. Io che avevo visto una squadra spenta a Madrid, cadaverica a Bologna, uno zombie nel secondo tempo di Napoli. Felice, felicissimo di essermi sbagliato e anche di essere insultato dai gobbi ebbri di una gioia incontenibile. Perché Allegri e la sua banda questa volta non hanno solo vinto, ma hanno dominato in lungo e in largo, hanno acceso un’intensità straordinaria, tenuto ritmi altissimi per novanta minuti, sbagliato pochissimi passaggi, corso come matti e corso bene.

Se c’era una risposta che andava data a se stessi, prima che ai critici come me, era una partita come questa, in cui l’avversario passa tre volte la metacampo, nella quale c’è forza, potenza, agilità, continuità. Una Juve finalmente bella e piena che ha schiantato l’Atletico inventandosi una partita di attacco senza perdere mai l’equilibrio. Dopo la gara d’andata scrissi che quello di Simeone è l’anticalcio. Confermo e rafforzo il concetto. Pensare di difendersi per novanta o magari centoventi minuti è da pazzi. La Juve, pur messa male a livello psicologico, ha trovato coraggio e stravinto con merito anche per l’atteggiamento remissivo degli spagnoli. Hanno vinto tutti, ma tre più degli altri.

Ronaldo, naturalmente, perché realizzare tre reti nella notte in cui la tua sorte sembra segnata è da fuoriclasse. Lo ha fatto due volte di testa e l’ultima su calcio di rigore. Ma non è mai stato solo. L’assist del primo gol e il fallo da rigore subito da Correa vanno ascritti a Bernardeschi. Il cross del secondo gol a Cancelo. Tuttavia Ronaldo è stato superlativo perché ha segnato gol difficili e scomodi. Perché ha incoraggiato e trascinato compagni e pubblico. Perché non si è tirato indietro neanche quando c’era da metterci il piede (gol annullato per fallo sul portiere dopo tre minuti).

Dietro a Ronaldo, viene Allegri. Perché ha saputo alternare il 3-5-2 mettendo Emre Can a fare il terzo centrale assieme a Bonucci e Chiellini con il 4-4-2 (ed Emre Can è scalato a terzino di destra). Una mossa che non si aspettava nessuno. Poi perché con le volate di Spinazzola e di Cancelo da una parte ha allargato il dispositivo difensivo dell’Atletico e dall’altro ha sfondato le fragilissime paratie esterne. Arias e Juanfran sono stati tritati, ma non hanno ricevuto aiuto né da Koke, né da Lemar. Infine perché ha preparato la partita al meglio. Voleva una squadra che pensasse solo a giocare, non alle conseguenze, e l’ha avuta. Anzi, forse ha ottenuto più di quanto realmente si aspettasse.

A chiudere il pubblico che ha spinto i giocatori a crederci anche se, dopo lo 0-2 di Madrid, tutto sembrava finito. Mai - l’ho detto ieri - la Juve in Coppa Campioni o in Champions aveva ribaltato uno svantaggio simile. Mai Allegri aveva battuto Simeone. Mai Simeone si era fatto rimontare due gol. La gente juventina avrebbe vinto anche se fosse finita in un altro modo, ma chi era sul campo, anche solo per lavorare come cronisti, aveva percepito che questa sarebbe stata una sera straordinaria, da vera finale. A proposito di questo è opinione molto diffusa tra gli addetti ai lavori che la vincente di questa doppia sfida possa essere la favorita per la vittoria finale. Nell’ora gaudiosa bianconera non mi azzardo a seguire l’onda. Primo, perchè porta (porto) male. Secondo, perchè nonostante l’eliminazione del Real Madrid e del Psg restano in corsa il City (che ne ha rifilate sette (dicesi 7) allo Schalke 04, lo United di fortunello Solskjaer, una tra Bayern Monaco e Liverpool, probabilmente il Barcellona. Insomma è lunga ed è dura. Ma la Juve che ha stritolato l’Atletico non può avere paura di nessuno. Sia perchè la vittoria è stata finalmente figlia del gioco, sia perché ottenuta con gli uomini contati (Alex Sandro, Khedira e Douglas Costa non si possono sempre regalare agli avversari). Spinazzola, esordiente in Champions, è stato tra i più positivi prima di lasciare spazio a Dybala. Kean, subentrato all’infortunato Mandzukic a dieci dalla fine, ha avuto la palla del 3-0 appena due minuti prima del rigore procurato da Bernardeschi e trasformato da Ronaldo. 

La Juve non ha sbagliato niente. Non ha voluto tutto e subito, è andata a prendersi i gol nei momenti cruciali (27’ il primo, 48’ il secondo, 84 il terzo) secondo un crescendo che è sembrato previsto. L’azione più impressionante e progressiva è stato il recupero palla nel quale Matuidi è stato eccezionale. Ma ogni movimento in pressing ha soffocato le poche velleità offensive  dell’Atletico. L’unico mezzo pericolo, situato allo scadere del recupero del primo tempo, è venuto da Morata che si era sfilato dalla marcatura di Bonucci (colpo di testa alto). Dopo il 2-0 Simeone ha provato con tre punte (Morata, Griezmann e Correa) ma la contromossa di Allegri è stata vincente: difesa a quattro e nessun abbassamento del baricentro. Lo strepitoso successo e la qualificazione allontanano da squadra e società il rischio di processi sommari. Pur avendo diciotto punti di vantaggio sul Napoli e quindi avendo già conquistato l’ottavo scudetto consecutivo, una Juve fuori dalla Champions agli ottavi avrebbe spinto la maggioranza a parlare di fallimento. Invece l’obiettivo principale resiste. Anzi, dopo lo scacco all’Atletico, è più vivo che mai





IL TABELLINO

Juventus-Atletico Madrid 3-0 (and. 0-2)

Marcatori: p.t. 27' Ronaldo (J); s.t. 3' Ronaldo (J), 41' Ronaldo rig. (J).

Assist: p.t. 27' Bernardeschi (J); s.t. 3' Cancelo (J).

Juventus (3-5-2): Szczesny; Emre Can, Bonucci, Chiellini; Cancelo, Bernardeschi, Pjanic, Matuidi, Spinazzola (22' s.t. Dybala); Mandzukic (35' s.t. Kean), Ronaldo. A disp. Perin, Caceres, Rugani, Bentancur, Nicolussi Caviglia. All. Allegri.

Atletico Madrid (4-4-2): Oblak; Arias (32' s.t. Vitolo), Gimenez, Godin, Juanfran; Saul, Rodri, Koke, Lemar (11' s.t. Correa); Griezmann, Morata. A disp. Adan, Savic, Carro, Montero, Kalinic. All. Simeone.

Arbitro: Kuipers (Olanda)

Ammoniti: s.t. 19' Bernardeschi (J), 28' Juanfran (A), 41' Gimenez (A), 45' Vitolo (A).