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Juve eliminata, ma battuta sul campo e non dall'Uefa

Juve eliminata, ma battuta sul campo e non dall'Uefa

  • Gianni Visnadi
    Gianni Visnadi
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Una beffa, qualcuno dirà anche un’ingiustizia, perché la Juventus forse più bella dell’anno esce dall’Europa League nel modo peggiore, battuta ai supplementari dal Siviglia, dopo essere andata persino in vantaggio. Per 6 minuti in finale: dal gol di Vlahovic all’errore di Chiesa, che genera il pareggio dell’ex milanista Suso. Prima e dopo sempre a difendersi e a giocare alla pari, ciascuno a modo suo, la partita che Allegri voleva e aveva preparato nei dettagli: difesa bassa, a 5, con ordine e senza vergogna, e poi contropiede, contro un avversario sempre a testa bassa, sempre all’assalto. Fino al timbro di un altro ex, il romanista Lamela, che in apertura di supplementari chiude di fatto una partita quanto mai carica di emozioni, perché il calcio sa essere bello anche se non giocano i marziani del Manchester City.

Imperdonabile l’errore di Di Maria a metà primo tempo, così come la sua intera partita, la fotografia di un’esperienza che non avrà seguito, e sarà la Juventus a scegliere, non il Fideo. E poi il palo di Kean, il gol annullato a Rabiot per fuorigioco di un nulla di Locatelli, almeno due grandi parate di Bono e altrettanti tiri fuori di un alito. Male, anzi malissimo anche Cuadrado, che a fine pt commette probabilmente anche un fallo da rigore su Torres: l’arbitro non fischia, il Var controlla ma non interviene e in quattro e quattr’otto si sgonfia il presunto complotto anti-Juve di Ceferin.

La partita è tutta uguale, ma il primo tempo pare una sfida a cazzotti: loro attaccano, la Juve li infila, loro ribattono. Tre palle gol per Allegri, l’azione, altrettante e immediate per Mendilibar, la reazione. Una sfida bellissima. E così anche nella ripresa, finché Allegri cala i primi due assi che aveva tenuto in panchina, fuori Kean e Di Maria (furibondo) dentro Vlahovic e Chiesa. Il serbo al primo pallone schioda lo 0-0 di partenza, comincia qui la grande illusione, che svanisce dopo appunto 6 minuti (il sinistro di Suso è pazzesco, rari colpi che aveva già in Italia) e diventa beffa in avvio dei supplementari, conquistati con le parate di Szczesny quando l’assalto andaluso è senza quartiere, ogni zolla è campo di battaglia. Lamela firma il 2-1 che porta il Siviglia in finale e manda la Juventus all’inferno.

Quel che resta da giocare, ed è una buona mezzora recuperi compresi, basterebbe per cambiare il corso della storia, ma la generosità dell’attacco non si coniuga con la lucidità degli attaccanti. Il Siviglia ci rimette l’ottimo Acuna, espulso e quindi assente contro la Roma, ma riesce a contenere la Juventus, con un po’ d’ansia ma mai vera paura. Bono il meglio ha certamente dovuto farlo prima, non nel finale.

A casa, delusa e battuta, beffata. Fuori anche dall’ultimo traguardo di stagione, importante perché valeva un posto in Europa a prescindere da quello che decideranno i tribunali sportivi italiani. Fuori dalla Coppa in cui era retrocessa perdendo in Champions League 5 partite su 6. Mai stata in corsa per lo scudetto, anche se poi la zoppia altrui l’ha riportata sul podio. Eliminata in Coppa Italia dall’Inter. Senza titoli anche quest’anno: quando vincere è l’unica cosa che conta, se non lo fai hai fallito. Ma ne parliamo un’altra volta.
@GianniVisnadi

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