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  • L'accusa regge, solo la politica può salvare la Juventus

    L'accusa regge, solo la politica può salvare la Juventus

    • Gianni Visnadi
      Gianni Visnadi
    Al netto degli occhiali da tifo e degl’interessi editoriali, era già tutto chiaro dopo la sentenza del Collegio di Garanzia del Coni, che confermando le squalifiche per Agnelli & C. confermava il giudizio della Corte federale, rigettando di fatto la tesi difensiva della Juventus. Smontata parola per parola nelle 75 pagine pubblicate ieri, tecnicismi che non hanno avuto fortuna e che sono serviti solo ad alimentare l’illusione. La famosa penalizzazione con l’elastico: i 15 punti prima tolti, poi restituiti ed entro il 25 maggio ritolti, forse non 15 ma ugualmente in numero sufficiente per tenere la Juventus fuori dalle Coppe del prossimo anno.

    I tifosi sono delusi e arrabbiati, molti con chi non ha mai nascosto verità e prospettive, ma tanti anche con la vecchia dirigenza, che ha portato il club sull’orlo del crack finanziario, infrangendo le regole. Non si dimentichi mai, e ultimamente lo si fa un po’ troppo spesso, che essendo quotata in Borsa, la Juventus è tenuta a comportamenti diversi dalle altre società ed è anche soggetta a differenti controlli. Da lì sono nate le inchieste che hanno portato il club in tribunale, alle porte di un processo penale che può avere conseguenze anche più devastanti di un paio di anni senza Coppe, un'ulteriore penalizzazione e persino la revoca di uno scudetto, perché questo è quello che rischia il club bianconero, senza l'intervento della politica, del calcio e magari non solo.

    Il Tribunale di Torino riapre giusto domani la questione Juventus, con la seconda udienza che deve decidere sulla competenza territoriale, visto che il club ha chiesto di spostare l’eventuale dibattimento a Milano o Roma. Probabile che la decisione venga affidata alla Cassazione, quindi passeranno altri 2 o 3 mesi. Senza che nulla sia ancora accaduto. Tempi lunghissimi che mal si sposano con le necessità e i calendari dello sport.

    La Juventus nelle prossime settimane avrà l’altra grossa grana delle manovre stipendi, su cui grava l’aria del patteggiamento, che gli avvocati del club potrebbero chiedere per evitare un’altra dura condanna. Sarebbe una mossa molto politica, ma non ci sarebbe poi da sorprendersi, se la Procura federale accettasse di chiuderla con una semplice multa, per quanto salata.

    Del resto, sul secondo filone d’inchiesta, la mano della politica sembra già essere passata, visto che sono rimasti esclusi i giocatori, ritenuti inconsapevoli, loro che avevano firmato gli accordi e discutevano in chat su cosa dire o non dire in pubblico a proposito dei comunicati della Juventus, emessi per la Borsa. L’eventuale punizione inflitta ai giocatori avrebbe colpito anche chi oggi non gioca più nella Juventus, come Dybala, finendo per gravare su società senza colpe, due volte vittime della “slealtà sportiva” bianconera.

    A chi ancora oggi chiede perché solo la Juventus, come se fosse un certificato di assoluzione, il così fan tutti che va tanto di moda in questi casi, bisogna ricordare che sono in corso altre indagini, in numerose Procure italiane. L’esito, se ci sarà un esito, confluirà a Roma, sul tavolo della Procura federale, ma attenzione non è detto che ovunque si siano “il libro nero di F.P.” o foglio A4 che fosse, o che vengano registrate conversazioni in cui dirigenti apicali dicono le stesse cose che sono alla base della prima sentenza, quella che – piaccia o non piaccia – parla di «preordinata sistematicità delle condotte» che hanno inciso sulla «leale partecipazioni alle competizioni sportive».
    @GianniVisnadi
     

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