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Per Sacchi è come il Rosenborg, per Bergomi è come il Frosinone. A noi, per un’ora, è sembrato invece che la Juve giocasse contro il Rosenborg o il Frosinone, vista l’autorevolezza cui cui ha dominato il Bayern. Ha segnato due gol, un altro buono l’ha annullato un guardalinee che ha visto male, e come al solito ha danneggiato una squadra italiana. Potevano comunque andare sul 3-0, i bianconeri: hanno sfiorato la goleada. Poi sono venuti fuori loro, i tedeschi, i più forti del mondo assieme al Barcellona. Era naturale che in casa giocassero almeno un po’, non vi pare? L’hanno rimessa in piedi all’ultimo minuto, l’hanno vinta ai supplementari.
 
Per quanto abbiamo visto a Monaco, la Juve meritava di andare avanti. Se pensiamo ai tre gravi errori dell’arbitro all’andata - quando il Bayern aveva certamente giocato meglio - da aggiungere a quelli del ritorno (c’è anche un rosso negato a Kimmich), e se valutiamo che ai bianconeri mancava mezza squadra titolare (Marchisio, Dybala, Chiellini, Mandzukic a mezzo servizio), il rimpianto è enorme. Ma anche l’orgoglio, come ha giustamente sottolineato il solito lucido Buffon: questa Juve è stata grandissima.
 
Ora che la nostra avventura in Champions è finita, e quella in Europa League è nelle mani della Lazio, è giusto però dire con chiarezza che l’Italia non può andare avanti in questo modo. In Europa non contiamo nulla, questa Federazione non pesa e non incide, da due anni tutti gli arbitri che incrociamo ci prendono in giro. E’ il momento che Tavecchio si svegli, che dica qualcosa, che si faccia sentire, sempre ci sia qualcuno disposto ad ascoltarlo.
 
La lista dei torti che abbiamo subìto è troppo lunga per essere vera. L’anno passato ci hanno quasi tolto due coppe da sotto gli occhi, una al Napoli (derubato in semifinale con il Dnipro) e l’altra alla Juve (quel rigore negato a Pogba in finale…). E in questa stagione è successo perfino di peggio, da Roma-Real a Villarreal-Napoli, da Fiorentina-Tottenham a Galatasaray-Lazio fino allo scempio della doppia sfida tra Juve e Bayern. Facile per Guardiola dire: non si può protestare, quando io ho perso 4-0 con il Barcellona ho dato la mano e fatto i complimenti ai miei avversari. Lui mica era stato eliminato dall’arbitro.
 
E se è vero che la nostra Federazione non conta nulla, non dimentichiamo che il designatore degli arbitri europei è Collina. Al quale non chiediamo favori - ci mancherebbe - ma semplicemente di essere trattati come gli altri. Non accade, però lui va avanti per la sua strada, forte di una fama che, come dirigente, è completamente ingiustificata: già in Italia, da designatore, aveva combinato disastri.
 
Tavecchio e Collina, che coppia: il calcio italiano vi ringrazia.
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Stefano Agresti