158
Tre squadre, candidate a primeggiare nella prossima stagione, tre aggettivi per esprimerle, a meno di sue settimane dall’inizio del campionato.


Inter: rinnovata. A Conte è bastato poco per dare una fisionomia assai più convincente alla squadra. Gli innesti del centrocampo funzionano: Sensi, tecnico, Barella cursore, assicurano un equilibrio e verticalizzazioni che l’anno scorso mancavano. Lukaku, ben servito a pochi metri dall’area di rigore avversaria, potrebbe fare la differenza, grazie al suo scatto bruciante e a un rapporto, peso-velocità, difficilmente eguagliabile. 

Problemi: la difesa appare attaccabile sui lanci lunghi e le ripartenze. Skriniar ha bisogno di tempo per entrare in forma. Permane il “lodo Icardi”.


Napoli: rodata. L’aggettivo non è bello, ma quello che indica sì. Un anno in più con Ancelotti vuol dire tanto. La squadra si è rafforzata e le cessioni non sono state significative. L’innesto di Manolas, blinda e rende ancora più sicura una difesa (con Koulibaly) di livello europeo. Dovesse arrivare Icardi, al grande equilibrio dinamico si aggiungerebbe il finalizzatore ideale.

Problemi: una panchina ancora corta, che potrebbe presentare le endemiche difficoltà del girone di ritorno e creare disagi sui due fronti: Campionato e  Champions.

Juventus: incartata. Un mercato a due velocità (rapido negli acquisti, lentissimo nelle cessioni) ha creato il nodo, ormai ben noto, degli esuberi, definito “imbarazzante” da Sarri. I tempi, ormai stretti, per Campionato e Champions, sommati alla rivoluzione del nuovo allenatore, creano un ingorgo a cui si aggiunge un problema difensivo patente. Su De Ligt le aspettative sono state troppo alte: avrà bisogno di tempo per ambientarsi e De Sciglio titolare non lo aiuta. Discutibile la scelta di puntare ancora su Pjanic come perno strategico. Le partite, fin qui disputate, parlano di una Juve che tira molto, comanda a lungo il gioco, ma è facilmente perforabile. Bella e battibile, l’opposto di quella di Allegri.

Problemi: confusione societaria per troppi calciatori che non intendono essere ceduti, tempo scarso per assimilare al meglio i dettami d’una rivoluzione tattica come quella di Sarri, imprudenze sul riassetto delle fasce difensive.