Considerato tra i più forti giocatori italiani e tra le mezzali più complete Giovanni Ferrari per decenni è stato il primatista assoluto in fatto di scudetti vinti: ben otto negli anni'30, di cui cinque con la Juventus e due con l'Ambrosiana-Inter. La vigilia del “derby d'Italia, dunque, la dedichiamo proprio a lui nell'anniversario della sua nascita.

CARLO CARCANO, IL MENTORE - Nato da famiglia non certo abbiente ad Alessandria, Ferrari  sin da giovanissimo si innamora del football, gioco che riempie le suo giornate trascorse con gli amici. È proprio Giorgio Rapetti, uno di questi suoi amici che lo porta ad un allenamento dei “Grigi” non ancora quattordicenne, qua si mettono a palleggiare in attesa dell'arrivo dei calciatori, Ferrari non sa di essere attentamente osservato nientemeno che da Carlo Carcano che all'epoca è al termine della sua carriera da calciatore proprio all'Alessandria ma che la sera stessa lo convince ad entrare nella famiglia dei Grigi. La figura di Carlo Carcano per Giovanni Ferrari è decisiva e segnerà larga parte della sua carriera. Come detto è Carcano che lo convince ad intraprendere la carriera da calciatore, ed è sempre Carcano che lo chiama a giocare a Napoli quando va ad allenare l'Internaples, dove Ferrari segna con ritmo impressionante, tanto che l'Alessandria dopo un solo anno se lo riporta a casa (pagandolo quasi il doppia di quanto aveva incassato soltanto 12 mesi prima) e affida la guida della prima squadra proprio a Carcano. Nella provincia piemontese Ferrari resta altre cinque stagioni sino a quando, all'alba degli anni'30, Carcano neo allenatore della Juventus lo chiama in bianconero.

TRICOLORE BIANCONERO - Il salto dalla calma provincia alla grandiosità della società juventina non viene vissuta con difficoltà da Giuanin che anzi si integra benissimo in un contesto di squadra che annoverava campioni assoluti quali Combi, Rosetta, Orsi, Cesarini, Vecchina e altri. Con la Juventus Ferrari gioca cinque campionati, tutti conclusi con lo scudetto! Nella Juventus Ferrari va a irrobustire un centrocampo già fortissimo e pur arretrando il suo baricentro non disdegna certo il gol, tanto da segnare in cinque anni quasi 70 reti. Con la Juventus Ferrari esalta le sue qualità in mezzo al campo, metronomo perfetto del “metodo”, capace di dettare i ritmi di gioco e far funzionare l'intera squadra alla perfezione. Magari poco appariscente, Giovanni Ferrari si mette a disposizione della squadra, mettendo in ritmo i suoi compagni. Nel 1930 Ferrari fa il suo esordio con la maglia della Nazionale, iniziando un “viaggio” che lo porterà a vincere ben due Coppe del mondo e una Coppa Internazionale. Non solo. Ferrari è anche il primo italiano a segnare una rete ai “maestri” inglesi, durante l'incontro di Roma del 1933.

Dopo cinque anni di vittorie e con Carcano, forse per la sua presunta omosessualità, allontanato prima che potesse fregiarsi del quinto titolo consecutivo, Giovanni Ferrari viene messo sul mercato. L'improvvisa morte di Agnelli apre un periodo non facile in seno alla Juventus e anche Ferrari viene sacrificato.
DALL'AMBROSIANA AL BOLOGNA. ANCORA SCUDETTI - La seconda metà degli anni'30 Giovanni Ferrari li gioca con la maglia nerazzurra dell'Ambrosiana, ancora una volta va ad impreziosire un gruppo di calciatori di primissimo livello. Ferrari nell'Ambrosiana si trova a giocare al fianco di Meazza, con il quale ricostituisce il duo di mezzali della Nazionale, Frossi, Demaria, Ferraris. A Milano ci rimane cinque anni, vince da assoluto protagonista lo scudetto del 1937-38, preludio alla conquista con la maglia dell'Italia della Coppa del mondo quando in Francia risulta essere l'uomo decisivo al quale Pozzo affida la guida della squadra. Dopo l'addio alla Nazionale, Ferrari inizia un lento declino, tuttavia riesce a vincere un altro scudetto con i nerazzurri, il suo settimo scudetto personale, pur giocando poche partite, quindi viene ceduto al Bologna. Nel capoluogo emiliano Ferrari arriva su intuizione di Felsner. È il Bologna “che tremare il mondo fa”, quello degli scudetti e delle coppe internazionali. A Bologna Ferrari gioca ruotando con Sansone e Andreolo e riesce a conquistare il suo ottavo scudetto, un record che ha resistito per decenni.

SACRIFICIO E UMILTÀ - Le due maggiori doti di Giuanin Ferrari che è stato compagno di reparto di altri fuoriclasse della sua epoca, Cesarini nella Juventus e Meazza in Azzurro e nell'Ambrosiana. Fine ragionatore, sempre calmo e lucido, non lasciava nulla allo spettacolo, andava dritto alla sostanza del gioco facendo muovere come un direttore d'orchestra tutta la squadra. Non a caso, peraltro, si vincono otto scudetti e due coppe del mondo. Non ha mai disdegnato la conclusione a rete ed è stato anche notevole fromboliere mettendo a segno oltre 200 reti in più di 480 partite.
Appese le scarpette al chiodo Ferrari ha iniziato la carriera da allenatore, con un'esperienza anche in Svizzera al Neuchâtel e fatto parte della spedizione Azzurra ai mondiali in Cile del 1962.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)