Il 20 novembre del 1902 a Torino nasceva Giampiero Combi, uno dei più forti portieri italiani di sempre. Una vita nella Juventus – con cinque scudetti in bacheca – è stato il portiere della Nazionale italiana campione del mondo nel 1934.


UNA VITA IN BIANCONERO - Come detto Combi nasce a Torino agli albori del XX secolo da una famiglia proprietaria di una distilleria di liquori. Sin da bambino Giampiero si appassiona al gioco del calcio, gioca sia portiere che ala sinistra nella società del Savoia, fondata da lui, dal fratello Maurizio e da altri compagni di giochi in Piazza d'Armi. Ancora studente si propone al Torino, ma il provino non va bene e viene scartato, Combi non demorde e quindi si propone alla Juventus dove diventa portiere della terza squadra nel 1918, a sedici anni. È talmente tanta la voglia di arrivare che si allena ogni giorno anche a casa, arriva ad inventare un suo personalissimo “esercizio”: calcia forte un pallone contro un muro e lo blocca quindi di rimbalzo con le mani. Da lui Agnelli parte per costruire una Juventus fortissima, imbattibile, capace di vincere scudetti in serie. Combi con la Juventus vince 5 scudetti, il primo nel 1926, l'ultimo nel 1934. E dire che nel 1926 aveva pure pensato di smettere. È il fratello che lo racconta a Caminiti in un'intervista alcuni anni dopo. Combi agli inizi degli anni'20 gioca sì nella Juventus ma è anche impiegato nella distilleria di famiglia per la quale dovrebbe imbarcarsi in un viaggio di lavoro in America. Ne parla con la dirigenza juventina che lo convince a restare facendolo diventare a tutti gli effetti un calciatore, rimborsato per poter giocare. Da quel momento Combi sarà solo e soltanto un calciatore.


DEBUTTI DA BRIVIDI - Il debutto in prima squadra è traumatico. Il 5 maggio del 1922 piove a dirotto, il campo è una distesa di acqua e fango, il pallone schizza da una parte e dall'altra. Quel 5 maggio la furia della “bianche casacche” su quel terreno ci va a nozze, già al termine del primo tempo Combi si è chinato a raccogliere il pallone in fondo al sacco quattro volte, diventeranno sette alla fine della partita. Quel numero, sette, ritorna nella carriera di Combi in un'altra sua “prima volta”. Trascorrono poco meno di due anni, aprile 1924, lo stadio è quello del M.T.K., a Budapest, l'avversaria la nazionale ungherese. Chiamato all'ultimo da Pozzo a sostituire l'infortunato De Prà, a Budapest Combi e tutti gli Azzurri vanno incontro ad una sconfitta epocale, e ancora una volta deve piegarsi sette volte agli attacchi ungheresi. Insomma, due esordi da brividi, due esordi che avrebbero potuto stroncare la carriera a chiunque, non a Combi. Da quelle esperienze terribili Combi riparte più forte e determinato verso straordinari successi.


MODA, FOOTBALL E AUTOMOBILI - Come bene ricorda Mario Parodi nell'antologica storia della Juventus in piemontese A-i é gnun ëd pì che noi!, scritta da importanti firme e appena pubblicata da Bradipolibri Editore, Giampiero Combi ha una statura non proprio da portiere, ma  “vi sopperisce con incredibili doti di scatto e agilità tanto da meritare il soprannome di “fusetta”(razzo in dialetto piemontese). Sicura la sua presa, perfetto nelle uscite, maniacale nella cura della divisa: un maglione bianco sostituito durante l’intervallo per essere sempre elegante, splendido nella visibilità”. Non solo. Combi si faceva confezionare i pantaloncini in fustagno appositamente da un sarto – del quale mai rivelò l'identità – imbottiti con due capaci tasche dove infilare le mani, quando la palla era lontana, tanto era freddoloso! Dalle pagine di un vecchio articolo di Alberto Fasano scritto nel 1975 per Hurrà Juventus e ripreso nel libro Di punta e di tacco. Volume 1 di Stefano Bedeschi leggiamo che Combi aveva anche la passione per le automobili, tanto che con lo stipendio percepito dalla Juventus si era comprato una fiammante Lancia carrozzata Pininfarina rossa dacapottabile con la quale voleva partecipare alla Mille Miglia, ma la Juventus pose un netto rifiuto.

L'ULTIMA PARATA IN CIMA AL MONDO - Tante le passioni extra calcistiche di Combi, dai vestiti alle automobili, ma anche una serietà professionale esemplare. Quindici anni nella Juventus e cinque scudetti vinti da assoluto protagonista, primo elemento di quella litania “Combi, Rosetta, Caligaris...” che avrebbe accompagnato generazioni intere di tifosi e appassionati. Dieci anni di Nazionale Azzurra culminati con la vittoria della Coppa del Mondo nel 1934, alzata da capitano dell'Italia. Eppure quel Mondiale Combi non lo avrebbe neppure dovuto giocare. Aveva già deciso di lasciare il calcio, l'indomani del quarto scudetto consecutivo vinto dalla Juventus di Carcano, suo quinto personale. A poco più di un mese dall'inizio della Coppa del Mondo Ceresoli, il portiere scelto da Pozzo per essere il titolare della Nazionale si rompe un braccio. Pozzo ci mette poco a decidere di affidare quella maglia a Combi. È sempre Fasano che racconta di quando tutta la squadra Azzurra si ritrova attorno a Ceresoli:
“Ci fu un attimo di sgomento generale. Pozzo si guardò attorno smarrito. Poi girò gli occhi verso Combi e lo fissò intensamente. A Combi tremavano le gambe dalla paura e dall'emozione: aveva già capito tutto. (…) Fece un cenno d'assenso con il capo e uscì fuori dalla stanza. Corse fuori, si appartò in un angolo e cominciò a singhiozzare come un bambino.”
Combi aveva già deciso di ritirarsi, ma l'infortunio del suo collega gli apriva le porte del palcoscenico mondiale per un'ultima esaltante esibizione. Si allenò duramente per farsi trovare ancora una volta pronto e fu un mese entusiasmante: a 31 anni Combi diventava campione del mondo e si ritirava per sempre dal calcio giocato. Nessun ripensamento, nessuna titubanza.
Era tempo di andarsene da vincente, con il ricordo migliore del suo essere stato grandissimo portiere.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)