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La Juventus è in pole position per riportare in Italia il Pocho Lavezzi (in scadenza di contratto a giugno col PSG), ma l'Inter può riprovarci. I bianconeri gli offrono un biennale fino al 2018 da 3 milioni di euro a stagione: i nerazzurri non vanno oltre i 2,8 milioni all'anno, mentre il Milan sinora ha solo fatto surplace e intanto Messi spinge per portarlo al Barcellona, che gli propone 2,5 milioni netti per due anni. Nelle prossime settimane il suo agente Mazzoni rivedrà gli esponenti dei club in corsa, convinto di portare a casa uno stipendio da 5 milioni, mezzo milione in più di quanto guadagna ora a Parigi. 

L'attaccante argentino del Paris Saint-Germain, Ezequiel Lavezzi ha dichiarato in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Italia, mi manchi. Senza i tuoi stimoli, non mi sento vivo. Preferirei arrivare e non trovare la sorveglianza davanti alla porta, ma va così e bisogna pazientare. Io sono un tipo tranquillo, sono abituato ad aspettare che le cose facciano il loro corso. D’altra parte a Napoli ero abituato ad avere trenta persone tutti i giorni intorno ai cancelli. A Parigi è infinitamente diverso". 

Lavezzi, le manca l’Italia? 
"Moltissimo. Mi manca il calcio in particolare: io sono argentino, sono abituato alle pressioni. Per noi argentini è meglio vivere il calcio in maniera intensa, anche quando c’è amore-odio. Napoli è una città particolare, in tutta Italia in generale il pallone è vissuto con una intensità incredibile e si trovano più stimoli. Qui si vive in un altro modo, né migliore né peggiore: ti godi il calcio e la vita, ma è diverso". 

Forse ora è più difficile godersi la vita anche a Parigi: qualche suo collega del Psg ha detto che potendo avrebbe preferito tornarsene al suo paese. 
"Io credo molto al destino, quindi vivo questa come una situazione passeggera e mi pare lo facciano tutti i parigini. Adesso la gente per strada ha paura, non si può dire che sia tutto come prima: quello che è successo il 13 novembre non è un fatto che accade tutti i giorni, non è bello che dei civili finiscano in mezzo a contese che magari neppure capiscono. Sappiamo pochissimo di quello che accade in certi paesi e non è facile farsi un’idea chiara delle radici di tutto questo caos, di questa guerra. Ma bisogna continuare a vivere. Magari se avessi la famiglia qui ragionerei in un modo diverso, però adesso a Parigi sono solo. Con dei figli e una moglie qui sarebbe più complicato". 

Quindi a differenza di alcuni colleghi non ha timori, nonostante gli stadi blindati e il resto. Certo che è strano che lei abbia nostalgia del calcio italiano che pare non piaccia a nessuno. 
"Forse il calcio italiano non è più quello di prima, ma è bello da vivere e da giocare. È avvincente, ti fa sentire un calciatore vivo, ti spinge al massimo. Io ho la tv italiana e mi guardo tutte le partite". 

Lunedì c’è Napoli-Inter. Tiferà per il Napoli? 
"Tifo per una bella partita e credo che lo sarà. Il Napoli gioca bene, questo è l’anno buono per vincere lo scudetto e i giocatori lo sanno. Ma anche l’Inter ha chance di scudetto". 

L’Inter è ancora una squadra argentina, portata alla lotta più che all’estetica? 
"Le squadre seguono i gusti di chi le crea. Magari a Moratti piacevano gli argentini e a Berlusconi e Galliani i brasiliani". 

Lei si ritiene un lottatore o un esteta? 
"Io sono un giocatore normale che gioca per la squadra. Altri giudizi può darli soltanto chi guarda". 

La Juve è partita male, il Milan è ancora in fase di ricostruzione: Napoli-Inter decide lo scudetto? 
"È presto per dirlo, mi pare un campionato molto combattuto. Il Napoli mi sta simpatico e se ha successo mi fa piacere, perché Napoli per me è una seconda casa. Io però sono tifoso del Rosario Central". 

Difficile però che si trasferisca in Argentina, più facile in Italia. 
"Ci sono tante possibilità, ho dei mesi per decidere e fare la scelta migliore per me. Questo è l’ultimo contratto che posso fare, mi interessa andare a giocare in una squadra che mi dia stimoli, ma penserò anche alla città e alla qualità della vita". 

Dall’Italia l’ha cercata qualcuno? 
"Soltanto gli amici. Quelli per fortuna mi chiamano sempre". 

Zanetti è suo amico? 
"Zanetti è un amico". 

Quindi le ha telefonato. 
"Certe cose non si possono raccontare. Scherzi a parte, credo di essere arrivato al punto giusto di maturazione per pensare alla soluzione migliore". 

Con il calcio francese ha chiuso? 
"Adesso ho i piedi più fuori che dentro, anche se nel mio lavoro non si può mai dire. Magari all’improvviso mollo tutto, smetto di giocare e me ne torno in Argentina". 

Certo non per stress, non pare un tipo stressato. È vero che fa yoga? 
Ride. "Chi glielo ha detto? Comunque è vero, ho cominciato da poco e mi piace: mi piacciono le tecniche della respirazione, l’idea di concentrarsi per entrare meglio in contatto con la propria mente e il proprio corpo". 

Lo yoga non è molto diffuso fra i calciatori. 
"Io sono fatto a modo mio e non ho mai voluto cambiare nulla del mio modo di essere". 

Arrivato ai trent’anni, pensa di avere raggiunto tutto quello che poteva raggiungere? 
"Non mi fermo mai a pensarci. Quello che ho avuto l’ho raggiunto rimanendo la persona che sono. C’è chi mi dice: se tu avessi fatto quello, se avessi evitato quest’altro...a me va bene essere restato me stesso". 

Se non fosse diventato calciatore che cosa avrebbe fatto? 
"E chi lo sa. Per fortuna sono diventato un calciatore". 

Si pensa sempre che gli argentini facciano i clan dentro le squadre di club. 
"Non si fanno clan, si fanno amicizie. Io nel calcio ho tanti amici. Verratti, per esempio, non è argentino ma lo considero un amico. Al Psg c’è un bel gruppo, vedremo se le amicizie rimarranno quando ci disperderemo in altri club o smetteremo di giocare". 

Verratti può diventare come Pirlo? 
"I paragoni nel calcio non hanno senso, Verratti è già fortissimo e potrà diventare uno dei migliori del mondo nel suo ruolo se avrà la possibilità in Nazionale di far vedere quello che sta facendo qui a Parigi". 

A proposito di paragoni, c’è chi paragona Dybala a Tevez. 
"Eh... per quello che ha fatto Tevez alla Juve il paragone è meglio non farlo. Dybala ha grandi potenzialità e può migliorare: ha le qualità per diventare un grande giocatore". 

Qualcuno ha azzardato un accostamento a Messi per il futuro. 
"Come Messi non c’è nessuno: Messi ha fantasia e semplicità, e soprattutto la semplicità delle cose che fa ti spiazza. È il più forte del mondo e essere accostato a lui anche in prospettiva non ha molto senso. Da una vita si fanno paragoni nel calcio, ma i giocatori bisogna goderseli in campo per quello che sanno fare, considerarli per quello che sono. Maradona, Pelè, ora Messi, Cristiano Ronaldo...Dybala non sarà mai Messi, però magari scriverà il suo pezzo di storia". 

Che cos’è per lei il calcio? 
"Un lavoro che mi piace molto. Negli anni la percezione delle cose cambia, ora vedo il calcio in una forma diversa. Ma ognuno fa il calciatore a modo suo. Prendiamo Mascherano, che è un mio grande amico: lui vive il calcio in modo totalizzante e io gli dico 'Se ti piace così fai bene'. Non siamo tutti uguali". 

Qual è il suo più grande interesse nella vita, fuori dal calcio? 
"Avere una famiglia, dare ai miei figli la possibilità di scegliere. Ora qui a Parigi sono solo, ma alla fine del calcio verrà un tempo diverso e avrò tutti i giorni che voglio per stare con loro". 

Le pesa stare da solo a Parigi? 
"No. A me piace la solitudine. Sto bene anche con me stesso". 

A carriera finita che cosa vorrebbe fare? 
"Qualcosa che mi eviti il senso di vuoto che magari ti prende quando il gioco finisce. Perché non hai problemi di soldi, puoi anche stare a casa a non far niente, ma dopo due o tre mesi sai che noia. Ed è il quel momento che secondo me capisci che ti manca qualcosa. Ecco, vorrei evitare queste sensazioni. La noia, il tempo buttato". 

Nel campionato francese si annoia? 
"No, ma è inutile nascondere che questo Psg è troppo forte per gli altri club. La nostra sfida è anzi trovare stimoli anche se non ci sono in Francia rivali che ci possano impegnare molto, e in questo senso penso che il gruppo stia facendo un ottimo lavoro, impegnandosi sempre". 

Magari potete trovare le motivazioni in Champions League. 
"È vero, la Champions dà motivazioni differenti e dagli ottavi sarà ancora meglio. Dagli ottavi comincia la vera Champions, non si può più sbagliare niente e la pressione sale". 

Se ne va da Parigi perché vuole giocare di più? 
"Quando me ne andrò sarà perché un capitolo si è chiuso. La città è bellissima e lasciarla dopo un po’ di anni non sarà facile, nel club mi trovo bene con tutti, non soltanto con i compagni. Per me è molto importante avere rapporti belli con tutte le persone che lavorano intorno a me". 

Ha rapporti buoni anche con Blanc? 
"Lui è l’allenatore, lui decide, non c’è nessun problema". 

Si trovava meglio con Ancelotti? 
"Ancelotti crea rapporti fantastici con lo spogliatoio, Leonardo è l’uomo che mi ha portato qui. Gran parte dei motivi per i quali ho scelto Parigi è legato a Leo e alle sue ambizioni. Ma ogni allenatore lavora a modo suo e io mi adeguo". 

Dunque non andrà via soltanto per giocare di più... 
"Sceglierò il posto che mi stimola di più. Gli argentini hanno bisogno di sentire una passione forte".