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In due o tre regioni la campagna promozionale è già cominciata. Sabato mattina nei negozi di tutta Italia si aprirà ufficialmente l’operazione “saldi” dell’estate che riguarderà ogni tipo di prodotto e in particolare quelli legati all’abbigliamento. Gli sconti previsti sul prezzo di listino vanno da un minimo del venti per cento a un massimo del settanta. Confcommercio prevede che ciascuna famiglia spenderà mediamente centoventi euro per togliersi lo sfizio di poter acquistare almeno un capo sottocosto. Una cifra di tutto rispetto per un Paese come il nostro che, a livello di economia domestica, tribola non poco per far quadrare i conti della spesa quotidiana. 

Eppure l’adesione ai “saldi” verosimilmente sarà massiccia e contagiosa perché il desiderio o anche soltanto l’illusione del “grande risparmio” è più forte talvolta della reale necessità. La cosa importante, se si decide di partecipare, è quella di stare molto attenti e vigili perché nessuno, di fatto, regala niente e la truffa è sempre in agguato. Nel migliore dei casi ci si può ritrovare ad aver comprato per eccesso di entusiasmo un qualcosa di inutile del quale non avevamo reale necessità.

Anche il mercato del calcio, talvolta, fa ricorso alla strategia del “venghino, venghino che oggi regaliamo”. Qualche presidente, presagendo l’affare ma più che altro per dispensare ottimismo al proprio popolo tifoso, cade in quella che a conti fatti può rivelarsi una trappola. I club più importanti, diretti da manager smagati e con il portafoglio consistente, solitamente evitano accuratamente la “fascinosa provocazione”. Anzi, spesso sono loro gli attori principali di questi suk un poco taroccato. Vecchi campioni, ormai frusti, e anche giovani promesse con problematiche assortite che vengono offerti e ceduti a prezzi stacciati rispetto al costo di listino sul mercato.

La Juventus, spesso protagonista, di questa filosofia volpina e astuta (da Anastasi a Bob Vieri, da Cuccureddu e Tardelli, da Paolo Rossi a Baggio per citare gli esempi più clamorosi gestiti anche dal presidente Boniperti che oggi compie novantuno anni e al quale facciamo auguri di cuore) questa volta rischia di diventare  la “vittima” della patacca. Il suo uomo mercato operativo, Paratici, sembra non aver abbandonato l’idea di portare l’argentino Icardi a Torino. Probabilmente per tenere fede alla parola spesa con la sua grande amica Wanda Nara la quale, in qualità di procuratrice del marito attaccante interista, è una ottima sirena venditrice. L’altro giorno i due si sarebbero incontrati a Ibiza.

La soluzione finale di un matrimonio tra la Juventus e Icardi, sia pur celebrato e sottoscritto tra le parti a “costo stracciato”, rappresenterebbe la realizzazione di un progetto scellerato che alla società bianconera e anche alla gestione della squadra di Maurizio Sarri creerebbe soltanto dei problemi. Sul valore tecnico del giocatore non vogliamo entrare nel merito. Ma se Antonio Conte, dunque non uno qualunque, manco vuole sentire il nome di Icardi, un motivo serio ci deve pure essere. 

La Juventus, dopo aver vitaminizzato il centrocampo con Rabiot e Ramsey, e soprattutto cementato la difesa con De Ligt, al massimo può ancora spendere soldi veri per un altro difensore di qualità e di razza. Per l’attacco soltanto Chiesa garantirebbe un altro salto di qualità. Se non può arrivarci lasci perdere e punti sul recupero pieno di Douglas Costa e Dybala. Soprattutto lasci Icardi dove si trova e dimentichi il fascino dei saldi.