L'Uefa ha dunque aperto un'inchiesta sul gesto di Cristiano Ronaldo dopo la straordinaria rimonta sull'Atletico Madrid: inevitabile. La Juve si dice tranquilla e in effetti anche noi pensiamo che, tra le due possibili condanne di cui si discute, multa o squalifica, alla fine si opterà per la pena pecuniaria. Il motivo principale non è ovviamente di principio, che conta poco o nulla a quei livelli, ma di opportunità: si può togliere a un quarto di finale di Champions il campione più atteso assieme a Messi, l'uomo che ha realizzato l'impresa di ribaltare con una fantasmagorica tripletta una sfida che pareva scontata? E' una questione di appeal. Pur di avere i campioni più celebrati nelle gare decisive di coppa, affinché non ricapiti quanto accaduto a Nedved nel 2003 (saltò la finale di Champions contro il Milan per un cartellino giallo), si è anche cambiato il conteggio delle ammonizioni. Ci sono eccezioni, ad esempio Sergio Ramos, punito con una squalifica doppia proprio alla vigilia della gara di ritorno con l'Ajax, ma molto rare. Saremmo sorpresi, insomma, se CR7 venisse squalificato.

Ciò premesso, è sbagliato sostenere che Ronaldo abbia compiuto lo stesso gesto di Simeone al termine della partita di andata a Madrid, perché non è così. Chiariamo. Il Cholo si era rivolto ai suoi tifosi e, in modo greve e maleducato, aveva voluto dire loro: abbiamo gli attributi. Un atto brutto, come detto, ma non una provocazione nei confronti degli avversari. Cristiano, invece, ha indirizzato quel gestaccio verso i tifosi dell'Atletico (ci sono immagini che lo testimoniano) e il significato è differente rispetto a quello di Simeone. Qual è questo significato? Immaginiamo lo abbiate compreso da soli, osservandolo.

Da una parte c'è una sgarbata manifestazione di orgoglio, dall'altra una provocazione maleducata. Non è la stessa cosa.

@steagresti