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Cari tifosi della Juventus, allacciatevi le cinture perché a fine stagione, con o senza la coppa Italia, ma soprattutto, con o senza la certezza di tornare in Champions League, si profila la classica rivoluzione e stavolta non soltanto a livello tecnico. Le voci, che sono come il lampo che annuncia il temporale, circolano da giorni. Da quando cioè, in concomitanza con la retromarcia della squadra, è fallito nel modo peggiore il progetto della Superlega incoraggiato da Agnelli. Le critiche ricevute da tutto il mondo del calcio e in particolare gli attacchi a livello personale provenienti dal presidente dell’Uefa, Ceferin, non hanno certamente giovato all’immagine del presidente della Juventus, nella peggiore stagione della sua gestione. Premesso che la Juventus di Agnelli rimarrà nella storia del calcio italiano, perché nessuna squadra ha mai vinto nove scudetti consecutivi e chissà mai se ci riuscirà in futuro, bisogna prendere atto del fatto che tutti i cicli finiscono e anche quello bianconero sta finendo, a cominciare dal suo presidente che secondo lo stile Juve potrebbe essere promosso

Il tempo dirà se si occuperà della Ferrari, o di altre aziende legate alla Fiat magari negli Stati Uniti, ma in ogni caso la sua esperienza alla Juventus sembra davvero ai titoli di coda. Ecco perché è giusto guardare al futuro, nel ricordo di quanto è già accaduto in passato proprio in casa Juventus. Tra le tante svolte, quella più clamorosa è datata 1994, quando si chiuse la seconda gestione di Trapattoni, che sotto la lunga presidenza di Boniperti regalò alla Juventus la prima coppa europea nel 1977, la allora coppa Uefa, sollevando poi la prima coppa dei Campioni, quando ancora si chiamava ancora così, nel 1985. In quel lontano 1994 in cui il Milan dell’ex bianconero Capello vinse scudetto e Champions League, come non era riuscito a Sacchi con una squadra più forte, l’ultima Juventus di Trapattoni era arrivata seconda. Quel piazzamento, considerato l’ennesimo fallimento perché era l’ottavo campionato senza scudetti, convinse la famiglia Agnelli ad avviare la rivoluzione, appunto. 

Umberto Agnelli, padre di Andrea appena maggiorenne, tornò a occuparsi della Juve (di cui era stato presidente negli anni 50), lasciando però formalmente la presidenza a Vittorio Chiusano (1990-2003), Roberto Bettega divenne vicepresidente, Antonio Giraudo amministratore delegato, Luciano Moggi direttore generale e Marcello Lippi allenatore. Nemmeno quel triste finale nel 2006 può cancellare gli scudetti e le coppe, soprattutto la Champions del 1996 e l’Intercontinentale vinta grazie a una delle tante prodezze di Del Piero, salutato con una “standing ovation” dai tifosi spagnoli dopo la sua doppietta al Bernabeu contro il Real Madrid. Tra poche settimane proprio Del Piero, considerato ingombrante dall’attuale gestione, potrebbe diventare uno dei simboli della nuova Juventus, come uomo immagine o addirittura come vicepresidente al posto di Nedved, come lo fu Bettega. E soprattutto Lippi, allora allenatore, potrebbe diventare il nuovo presidente, seguendo la stessa strada di Boniperti, perché anche lui nella Juventus ha vinto tutto, anche se in panchina e non in campo. Con la sua grande esperienza di calcio, completata anche in Cina dove ha rivinto una Champions asiatica, Lippi sarebbe il miglior presidente con Allegri, con cui ha ottimi rapporti, in panchina. Al suo posto, però, potrebbe esserci Cannavaro, allievo prediletto di Lippi, ormai maturo per allenare una grande squadra dopo l’ottima esperienza cinese, con il vantaggio tra l’altro di avere già indossato la maglia della Juventus. 

Ovviamente, né Lippi, né Del Piero hanno le competenze economiche per parlare di bilanci. Ecco perché è già circolato il nome illustre di Alessandro Nasi, non a caso cugino di John Elkann, 47 anni come Del Piero, in grado di guidare la società anche senza avere il ruolo di presidente, con la carica non meno importante di amministratore delegato che fu di Antonio Giraudo. Riepilogando, la Juventus di Agnelli, Nedved, Paratici e Pirlo, potrebbe diventare la Juventus di Nasi, Lippi, Del Piero e Cannavaro. Manca soltanto la figura di un vero direttore sportivo. E soprattutto nessuno sa se Ronaldo rimarrà o andrà via. Ma questo, per adesso, è un altro discorso.