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C'è chi crede nel turnover esasperato, come se un calciatore professionista non potesse reggere la fatica di due partite in quattro giorni, di tre in sette o di cinque in due settimane. Tra questi, sicuramente, non c'è Massimiliano Allegri. Le fortune della sua prima Juve, infatti, sono state costruite su un'ossatura di giocatori che praticamente sono sempre scesi in campo, squalifiche o acciacchi permettendo. La Juve di Allegri è una squadra che ha conquistato il quarto Scudetto consecutivo, sogna la finale di Champions e punta alla decima Coppa Italia, grazie ad un blocco di giocatori in campo sempre e comunque, più titolarissimi che semplici titolari.

 

LA SPINA DORSALEGigi Buffon, Leonardo Bonucci, Claudio Marchisio e Carlos Tevez: loro più di tutti hanno rappresentato la spina dorsale a cui il tecnico non ha voluto mai rinunciare. Fedelissimi tra i fedelissimi, non solo in termini di minutaggio e di impiego in campo, sono sicuramente loro quattro i punti fermi reparto per reparto di una squadra che ha avuto bisogno di certezze cui aggrapparsi nel delicato passaggio dall'era Conte a quella Allegri. E loro più di tutti hanno giovato del cambio di mentalità della Juve, in campo e fuori, risultando a conti fatti il miglior interprete nel proprio ruolo dell'intero campionato. Se Buffon può solo stupire in termini di longevità e di forza mentale, sia Bonucci che Marchisio e Tevez hanno trovato proprio in uno status di insostituibile il punto di partenza per la miglior stagione in assoluto della propria carriera.

 

I TITOLARISSIMI – Loro quattro, ma non solo loro. Allegri ha infatti portato a Vinovo una mentalità pratica e vincente, che non necessita del turnover per gestire senza usurare i propri giocatori di riferimento. Anzi, “più giocano meglio si gestiscono” sembra essere stato uno dei dogmi dell'Allegri pensiero. Così, in una stagione lunga e dispendiosa come nessun'altra ecco che in un modo o nell'altro la formazione della Juve è sempre stata la stessa, con ben nove giocatori in grado di superare la soglia delle 40 presenze e più in generale formata da elementi che ogni volta che sono stati convocati hanno anche visto il campo: in particolare sono Marchisio e Vidal a non aver mai vissuto una partita intera da spettatori. Quando possibile, il tecnico ha sempre puntato su Buffon (42 presenze, 3810 minuti), Lichtsteiner (44, 3600'), Bonucci (45, 4080'), Chiellini (42, 3699'), Evra (29, 2573'), Marchisio (45, 3802'), Pirlo (27, 2175'), Pogba (34, 2825'), Vidal (41, 3235'), Tevez (43, 3483'), con Llorente (39, 2476') e Morata (40, 1891') che si sono equamente spartiti la stagione. Anche tra le alternative, Allegri non ha mai avuto troppi dubbi: in termini di presenze è Pereyra il terzo giocatore più utilizzato della stagione (44, 2586'), Padoin il jolly buono per tutte le stagioni (28, 1395'). Particolare il discorso legato ad Ogbonna, sempre in campo in campionato nella prima parte di stagione salvo poi uscire dai radar (26, 1754') col graduale reinserimento di Barzagli (10, 716') o il recupero a intermittenza di Caceres (14, 1045').

Nicola Balice