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Il calciomercato della Juve è finalmente finito. Per ora. Per fortuna. Una sessione estiva che effettivamente ha visto il tandem Marotta-Paratici rifondare una squadra giunta forse all'apice con la finale di Champions e il quarto Scudetto consecutivo. E se solo il campo potrà dire quanto frutteranno i quasi 140 milioni spesi, magari col tempo colmando quella lacuna in termini di leadership tecnica e di personalità che hanno lasciato tre elementi come Tevez, Pirlo e Vidal, va fatta un'ultima riflessione per quanto riguarda le uscite. Perché sono ben sei i calciatori ancora sotto contratto che la Juve si è ritrovata costretta a dover lasciar partire a costo zero, un'anomalia che in parte ha a sua volta condizionato un mercato che nei piani bianconeri avrebbe dovuto vedere una voce “entrata” ben più sostanziosa.

LA CONTA -  Circa 40 i milioni incassati per Vidal, una trattativa lampo e forse necessaria per gli equilibri interni: una cessione ben remunerata dal Bayern Monaco che ha portato anche ad una sensibile plusavalenza. Discorso diverso per Ogbonna, ormai fuori dal progetto che ha visto la Juve realizzare un'altra piccola plusvalenza grazie alla cessione al West Ham per 11 milioni più bonus dopo due anni di vita bianconera. E poi praticamente il nulla. La cessione della seconda metà di Berardi per 10 milioni al Sassuolo va con ogni probabilità considerata solo un passaggio intermedio prima dell'arrivo a Torino del talento calabrese, l'affare Coman per il momento garantisce 7 milioni in due anni prima che il Bayern decida se riscattare o meno il francesino per 21 milioni nel 2017. Tre affari più che positivi in termini economici per la Juve, ma che non sono bastati per foraggiare il colpo che tutti i tifosi sognavano.

IL CASO LLORENTE - Anche perché in questo mese d'agosto i progetti bianconeri hanno visto lentamente e inesorabilmente azzerare altre fonti d'entrata, al di là di tutti quei prestiti legati ai giovani di proprietà ancora nel giro bianconero. La decisione di lasciar andare Pirlo negli States, Tevez al Boca (nonostante lo scambio alla pari in cambio di opzioni future per giovani xeneizes per un totale di 6.5 milioni), Storari al Cagliari erano ormai messe in preventivo da tempo, concordate in ampio anticipo, per le quali la Juve ha saputo non farsi trovare impreparata. Ma fin da inizio mercato una delle missioni di Marotta e Paratici era quella di trovare la giusta sistemazione per Llorente e Isla, a lungo sondati da diverse società e per i quali la Juve ha sempre risposto di voler monetizzare complessivamente almeno 20 milioni di euro. Questo fino agli ultimi convulsi giorni di mercato, che hanno visto Isla andare in prestito gratuito al Marsiglia insieme a De Ceglie: il cileno tra la scorsa e la prossima stagione porterà nelle casse della Juve poco più di un milione, a fronte di un investimento che nel 2012 lo ha portato a Torino per circa 15 milioni. E poi c'è ovviamente il caso Llorente, che appena due giorni prima del passaggio al Siviglia sembrava addirittura destinato a restare in bianconero: poi la decisione di rescindere il contratto, per un risparmio di circa 18 milioni lordi di ingaggio per i prossimi due anni ma anche con la beffa per non aver monetizzato in alcun modo il cartellino di un giocatore richiesto a più riprese anche da Bundesliga e Premier, ma che alla fine ha visto prevalere la propria volontà di tornare in Spagna. Un'operazione che ha fatto storcere il naso a molti. E che di fatto completa una formula di difficile comprensione: Tevez+Pirlo+Storari+Isla+De Ceglie+Llorente = zero euro.