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Ogni giorno qualcuno si alza e afferma: “Gli scudetti della Juventus sono 31“. Ultima uscita: il presidente del Coni. L'uomo che doveva (due anni fa) “costringere“ il presidente della Federazione (Abete, non Tavecchio) a fare le riforme. Immancabile replica: gli scudetti sono 33. Vinti sul campo. Parole di Beppe Marotta. Sullo sfondo la richiesta danni- post Calciopoli- della Juve alla Federazione.   

PARITA' DI TRATTAMENTO - La Juve chiede parità di trattamento. Riaprire il processo sportivo (sanando in primis l'anomalia  dello scudetto che in casa bianconera chiamano di “cartone“) potrebbe essere per il presidente della Federazione una mossa vincente. Il Tar per Tavecchio è - oggettivamente - un rischio. Ma non credo che Andrea Agnelli voglia far fallire la Federazione. Vuole gli scudetti revocati. Perché il processo penale ha sancito che nessuna partita fu alterata. Processo dove, alla fine, tra assoluzioni e prescrizioni, uno solo è rimasto col cerino in mano: un arbitro. E non per gare riguardanti la Juventus. 

Agnelli vuole la revisione del giudizio sportivo, espresso (come rivelò uno dei giudici) sull'onda  del “sentire popolare“. Mio - ovviamente soggettivo - parere: in un quadro dove tutti agivano impropriamente, la Juventus meritava una penalizzazione in classifica per la stagione successiva. Non la serie B. Non la revoca degli scudetti. Uno - lo rammento - neppure oggetto di indagine. 
  
LA CLASSIFICA DI “FORBES” - Con la presidenza di Andrea Agnelli la Juventus è tornata ad essere imprendibile in Italia e competitiva in Europa. Nessuna altra società al mondo sarebbe stata in grado di assorbire il furore mediatico del 2006. Rammento le previsioni delle “ sferruzzatrici“: la Juventus non vincerà mai più.

Oggi, opinionisti eccellenti invocano uno scatto negli investimenti da parte delle antagoniste. Per rendere il campionato competitivo. Per evitare che anche la prossima stagione, inseguendo un secondo Quinquennio, la Juventus vampirizzi il torneo. E per rendere “allenata“ Madama in chiave europea . 
Auspicio che ha una ratio: non semplice da realizzare. La Juventus è avanti col lavoro. Soprattutto è risorta da una stagione che, oggettivamente, non può essere liquidata con il mantra: “la giustizia sportiva va rispettata“. Il rispetto nasce dall'equità: che non c'è stata. Ci pensino quanti continuano a sostenere la contabilità della Federazione.  

La Juventus ha pesantemente pagato. Altri - benché l'esibita giacca bianca fosse visibilmente da mandare in lavanderia - l'hanno sfangata. Addirittura sono stati premiati.  Oggi la Juventus - secondo la rivista “Forbes“ è  al 14° posto nel ranking europeo. Al nono come valore commerciale in una cordata guidata dal Real Madrid. Il Milan è al decimo.  Un bel risultato per chi nel 2006 era stato “piallato“. 
  
GATTOPARDI E RIFORME - Tra l'altro la Juventus investirà e migliorerà. Il compito delle avversarie appare arduo. Ma una speranza la possono - a mio parere - coltivare. E cioè che la Juve vinca la Champions . E in conseguenza di questo eventuale exploit decida di lasciare liberi con un anno di anticipo (rispetto alla scadenza dei contratti) Pirlo e Tevez. E magari lusingata da una mega-offerta, ceda Pogba. Sostituire questi tre sarebbe verosimilmente arduo. Anzi: impossibile. 

In ogni caso, grazie a Juventus, Fiorentina e Napoli il derelitto calcio italiano è in ripresa. Italia (per ora) prima in Europa nel ranking 2015. Complessivamente ancora dietro a Spagna, Germania e Inghilterra. Ma l'inversione di tendenza c'è stata. Il futuro potrebbe essere migliore. A patto che i gattopardi presenti nelle istituzioni facciano una buona volta le riforme. Il calcio italiano non può più permettersi inevasi proclami.