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Conte flop, altro che Sarri
 
L’Inter di Conte getta via l’ennesima occasione stagionale per provare a rientrare nella lotta scudetto e contro un traballante Sassuolo non va oltre il risultato clamoroso di un 3 a 3 casalingo.
L’ex allenatore della Juventus si ritrova adesso ad 8 punti dalla Juventus capolista, eliminato in Semifinale di Coppa Italia dal Napoli e retrocesso nel girone di Champions League.
La domanda che viene da chiedersi quindi è:
ma se Sarri, nonostante il primo posto in campionato e gli ottavi di ritorno di Champions ancora da disputare, è fortemente criticato dai tifosi juventini (alcuni dei quali arrivati addirittura ad invocare il ritorno di Allegri) che trattamento in proporzione meriterebbe Antonio Conte dai tifosi neroazzurri?
C’è una grande differenza di fondo tra i rendimenti stagionali dei due allenatori.
In molti, puntano il dito sulla differenza delle rose, che se andiamo ad analizzare il singolo 11 titolare non è poi così schiacchiante come tanti vorrebbero far credere.
Pochi però fanno notare che Conte, a differenza di Sarri, ha ricevuto da Marotta un mercato selezionato in base alle sue richieste tecnico-tattiche mentre Sarri invece ha ereditato dalla coppia Paratici – Nedved una squadra forte ma vecchia e tanti movimenti di mercato obbligati più da esigenze di bilancio che da richieste specifiche dell’allenatore.
In pratica, i tantissimi soldi investiti dall’Inter sul cartellino dell’allenatore e nella scorsa campagna acquisti non hanno praticamente portato alcun miglioramento tecnico rispetto alla gestione Spalletti.
La gestione Sarri, se rapportata all’ultimo anno di Allegri sulla panchina della Juventus, è invece in linea nonostante in pratica l’ex allenatore di Napoli e Chelsea non abbia avuto alcuna voce in capitolo nel corso della passata campagna trasferimenti.
 
Inzaghi e Gasperini insegnano, per il bel gioco ci vogliono anni
 
Di sicuro non possiamo dire che la Juventus di Sarri gioca bene o che si vedono evidenti miglioramenti rispetto alla gestione Allegri, questo no. Assolutamente, è evidente.
Ma vedendo anche lo scoppiettante posticipo di ieri sera tra Atalanta e Lazio, dove si sono confrontate le squadre che in questo momento praticano il miglior calcio spettacolo in Italia, possiamo tranquillamente scrivere che questo risultato di gioco corale è figlio di un’evidente programmazione pluriennale.
Gasperini e Simone Inzaghi hanno dovuto lavorarci su per anni, ottenendo anche spesso grandi passaggi a vuoto, per arrivare a questa armonia di gioco. A Torino sarebbe stato concesso loro tutto questo tempo? Assolutamente no, ed il discorso ovviamente vale anche per Sarri.
La sconfitta della Lazio, toglie evidente pressione sulla Juventus, ma non bisogna assolutamente dare per scontato l’esito del campionato e allentare la presa perché con 11 giornate ancora da disputare, tra cui lo scontro diretto, è tutto ancora in gioco.
Il futuro della panchina della Juventus dipende quindi esclusivamente da colui che in questo momento la comanda.
Se Sarri vuole aprire un ciclo in bianconero deve assolutamente vincere lo scudetto, su questo proprio non c’è margine di discussione, e poi provare a vincere la Champions League evitando di avere il braccino corto da tennista costato carissimo ad Allegri negli anni passati.
Solo a quel punto si potrà far sentire anche in società, richiedendo un mercato nettamente migliore rispetto a quello incomprensibile della scorsa stagione, alzando la voce e imponendo le sue scelte tecnico/ tattiche per arrivare ai livelli di gioco mostrati a Napoli.